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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

Purtroppo avevamo capito bene, l’uragano Harry ha annegato molti migranti

La cronaca assente, quella social e i leoni da tastiera

Pubblicato il: 21/02/2026 – 6:55
di Paride Leporace
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Purtroppo avevamo capito bene, l’uragano Harry ha annegato molti migranti

LAMEZIA TERME Lo scorso 7 febbraio in questa rubrica scrivevo “Non è vero che il ciclone Harry non ha provocato vittime. Forse sulla terraferma. Abbiamo il legittimo sospetto che la gran parte dei migranti imbarcati su carrette del mare salpate dalla Tunisia in quelle drammatiche ora siano finiti in fondo al Mediterraneo”. Purtroppo avevamo visto giusto nel disinteresse generale dei media, della politica, delle istituzioni.
Migranti buoni da esporre come scalpo della presunta magistratura politicizzata e da occultare quando crepano in fondo al Mediterraneo.
Non ho sfere di cristallo o almanacchi, ho fatto soltanto il mio mestiere, quello del giornalista. All’imperversare del ciclone ho messi insieme i pezzi del mosaico mortuario. Il mare in quei drammatici giorni era a forza 7 con venti a 54 nodi. Le Ong avevano segnalato che gli scafisti avevano preso il largo con il loro carico di famiglie nomadi in cerca di un altrove.
Nessun blocco navale a fermarli, nessun contatto a impedire le partenze questa volta.
Le conferme le abbiamo avute in questi giorni con il mare che restituiva cadaveri consunti in panni poveri lungo le coste della Sicilia e della nostra Calabria.
Prove provate di 14 morti avvistati da studenti e cittadini. Sono stati i social a certificare la nuova tragedia. Possibile che non si riusciva a capire, nella pigrizia di molti media, che se affiorano cadaveri da Paola a Mazara sei in presenza di diversi naufragi? Non c’erano comunicati stampa certificati. E poi di migranti annegati nel Mediterraneo a chi può importare?
Tre inchieste giudiziarie tra Paola, Vibo Valentia e Trapani dovrebbero far capire quello che è accaduto. Sarà difficile venirne a capo con indagini costose e complesse e meno male che l’azione penale viene ancora esercitata senza condizionamento politico.
Ritorna in mente la strage di Natale a Portopalo nel 1996. Sono passati 30 anni da quando un vecchio peschereccio di legno affondò con 283 migranti asiatici. I pescatori locali quando affioravano i cadaveri nelle loro reti ributtavano a mare per non incappare nel fermo dei natanti. Un bravo giornalista, Giovanni Maria Bellu, con un’inchiesta indipendente e con la forza di Repubblica e Espresso nel 2001, ricostruì la vicenda andando in fondo al mare a ripescare relitto e prove del disastro. Lo abbiamo dimenticato quel naufragio ma almeno Beppe Fiorello riuscì a farne la fiction Rai “I fantasmi di Portopalo”. A quel tempo si poteva.
E a coloro che verranno ricordo che in quei giorni di uragano da Sfax in Tunisia tra il 14 e il 21 gennaio sono partite almeno 8 barche. Sono scafi affollati. Il rapporto ufficiale della Guardia Costiera italiani scrive di 380 dispersi. In pratica morti. Che fai conti i morti? Sì conto i morti e metto assieme pezzi. C’è una barca che era riuscita ad arrivare a Lampedusa. Una sola che è tornata indietro. Invece, Ramadan Konte africano soccorso a Malta è testimone della morte di fratello, cognato, nipote e altri 57 cristiani partiti da Sfax. Nessuno gli ha chiesto conto. Sui social se definisci “cristiano” un migrante annegato ti sale una marea di odio razziale nausebondo.
La segretaria nazionale del Pd Elly Schlein venendo in Calabria a radiografare i danni dell’uragano ha detto: «Tra i danni di questo ciclone ci sono un migliaio di dispersi in mare. È una tragedia che non può passare sotto silenzio, sono esseri umani degni di essere ricordati». Ma l’iniziativa politica non l’abbiamo vista arrivare da parte di nessuno. I migranti sono carne da macello da adoperare come ideologia securitaria. In questi giorni un rapporto Onu ha segnalato ancora una volta che i migranti africani in Libia vengono torturati, violentati, rapiti. Nessun talk show ha invitato Marco Minniti per un commento. Per fortuna c’è la Chiesa. Il vescovo di Trapani Pietro Fragnelli ha denunciato: «Siamo assediati dai cadaveri ma nessuno fa nulla e nessuno dice nulla». Papa Leone a luglio andrà a Lampedusa come Papa Francesco.
Siamo a 3 giorni dal disastro di Cutro. E’ in corso il processo a Crotone. Se ne sa poco o nulla. A causa delle richieste di accredito di un centinaio di giornalisti (per fortuna c’è anche la categoria buona) il Tribunale ha decretato il divieto di riprese. Non c’è spazio per tutti. Quindi nessuna ripresa. Radio Radicale che svolge servizio pubblico con finanziamento statale non può registrare e trasmettere il processo come fa per decine di dibattimenti. Sembra il titolo di un antico sceneggiato Rai sulla vecchia ‘ndrangheta di quelle parti: “Nessuno lo deve sapere”.
Si farà invece il dibattito nella scuola di Cutro che si voleva tacitare con la circolare ministeriale che esige il contradditorio. Non vanno bene solo relatori della Cgil. Si potevano invitare degli scafisti o i leoni da tastiera che insultano i cadaveri mangiati dai pesci nel naufragio. Una gogna che sconcerta.
Aveva ragione Primo Levi quando scrisse: “Ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.

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Nella vicenda di Siderno, che ha visto l’assessore del Pd Carlo Fuda, figlio di Pietro, restare incastrato da intercettazioni con il boss locale Antonio Commisso (in cui chiede interventi per dilazionare debiti di gioco del figlio in cambio di pulizie straordinarie di una strada a spese del Comune) dobbiamo registrare che il politico sidernese nell’Italia in cui nessuno mai dice di aver sbagliato (vedi ministro Santanchè che gravata da processi imbarazzanti resta in sella al turismo nazionale) ha presentato lettera di dimissioni dal suo incarico. Nella logica del bicchiere mezzo pieno anche questa è una buona notizia. In quella del mezzo vuoto, invece, senza prosopopea bisogna ricordare che chi amministra con i boss non dovrebbe chiedere aiuti da dover ricambiare. (redazione@corrierecal.it)

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