Risiko contro i Commisso, il colosso della ‘ndrangheta tra Calabria e Nord America
Duro colpo alla cosca di Siderno, che dall’Italia controllava affari e latitanti negli Stati Uniti e in Canada, dimostrando la sua capacità di operare come organizzazione globale

REGGIO CALABRIA Una ‘ndrangheta unita, transazionale che evolve, muta, ma resta sempre radicata al territorio e soprattutto nella sua dimensione internazionale è capace di operare all’interno di sistemi criminali integrati, superando i confini tradizionali dei singoli gruppi. Un modello che consente interazioni e operatività congiunte anche con altre organizzazioni mafiose, in una logica di sistema.
È questo il quadro che emerge dall’operazione Risiko, in cui sette persone sono accusate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, danneggiamento ed estorsione, aggravati dal metodo mafioso e ritenute affiliate alla cosca Commisso di Siderno, sviluppata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e dal ROS dei Carabinieri, con il supporto dell’FBI. Contestualmente, le autorità hanno disposto il sequestro delle quote sociali di un’impresa edile, di proprietà di uno degli indagati. Il provvedimento di fermo del PM non è stato convalidato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Locri. Tuttavia, il giudice ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tutti gli indagati.
Lo dicono chiaramente in conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria il procuratore Capo della Dda di Reggio, Giuseppe Borrelli e il coordinatore della Distrettuale nella zona jonica Giuseppe Lombardo che hanno stroncato una delle più potenti famiglie della ‘ndrangheta, i Commisso, insieme al comandante dei Ros Vincenzo Molinese. Alla conferenza stampa presenti anche il tenente colonnello Diego Berlingieri, comandante del reparto anticrimine dei carabinieri di Reggio Calabria, il colonnello Antonio Merola, comandante del reparto operativo dei carabinieri di Reggio Calabria.
Non esistono cellule scollegate, ma una rete coesa che disciplina territori su più continenti
Il locale di Siderno e la cosca Commisso emergono come uno dei pilastri di questa architettura criminale, è un locale che ha il riconoscimento del Crimine internazionale. Una potenza che non solo attraversa i confini, ma li supera, imponendo un modello organizzativo che dalla Calabria arriva fino al cuore economico del Nord America e in Canada. Ma non è una somma di clan sparsi tra Calabria e Nord America, è un sistema unitario capace di proiettarsi stabilmente oltre oceano mantenendo intatta la propria catena di comando. Non cellule indipendenti, dunque, ma proiezioni della stessa organizzazione, che mutuano schemi, gerarchie e regole dalla casa madre. Ma al di là del dato giudiziario immediato, ciò che emerge con forza è il quadro strategico tracciato dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, che ha ricondotto l’indagine dentro un percorso investigativo lungo quasi vent’anni.
«Questa attività – ha spiegato Lombardo – non è circoscritta. È il risultato di una progettualità che nasce per ricostruire la complessiva struttura della ’ndrangheta, tanto nelle sue proiezioni interne quanto in quelle internazionali. Una dimensione che era già evidente nel 1975, all’epoca dell’omicidio di Antonio Macrì, quando l’operatività del locale di Siderno era già più ampia del solo territorio di origine».
Il cuore dell’indagine riguarda il cosiddetto “Siderno Group of Organized Crime”, definito dalla magistratura canadese sin dagli anni ’70 come una organizzazione criminale su base mafiosa con ramificazioni in Canada, negli Stati Uniti e in Australia. Un sistema nato dall’emigrazione calabrese proveniente da Siderno e dai centri limitrofi, ma progressivamente consolidatosi nei territori di insediamento. «Abbiamo ricostruito – ha sottolineato Lombardo – l’operatività della ’ndrangheta nello Stato di New York e la presenza costante delle rappresentanze dei Commisso nell’area dell’Ontario, in un quadro territoriale che collega stabilmente nord degli Stati Uniti e sud del Canada».
Le indagini si sono sviluppate tra il 2019 e il 2025 nell’ambito di una cooperazione internazionale definita dagli inquirenti «prolungata, ininterrotta e proficua» con l’FBI, che ha consentito di comprendere nel dettaglio le relazioni criminali tra Siderno, Stati Uniti e il Canada.
Il vertice della cosca
Al vertice della cosca locale, secondo gli inquirenti, si trova Antonio Commisso, classe 1980, che ha assunto la leadership a seguito della latitanza del padre Francesco in Canada e della detenzione dello zio Giuseppe. Spiega Lombardo che ci sono due dimensioni: una più alta, che opera appunto a livello internazionale e una sottoarticolazione che opera a livello locale: c’è infatti “la ndrina di contrada Mirto” articolazione del Locale di Ndrangheta di Siderno. «Non esistono cellule scollegate – ha ribadito Lombardo – ma un modello criminale unitario che integra più articolazioni in contesti diversi, mantenendo coesione strategica e organizzativa».
Il ruolo di Frank Albanese
Al centro dell’inchiesta c’è Frank Albanese, residente ad Albany, ritenuto membro della struttura organizzativa della cosca e dirigente della proiezione americana. Secondo l’ipotesi accusatoria, Albanese avrebbe svolto un ruolo di stabile raccordo tra il Locale di Siderno e le articolazioni estere, garantendo lo scambio informativo tra vertici e associati, offrendo sostegno a latitanti in Canada e curando relazioni con altre organizzazioni criminali tra Italia e Stati Uniti. «Non parliamo di presenze episodiche – ha evidenziato il procuratore – ma di una struttura stabilmente insediata, che mantiene un collegamento costante con la Calabria». Tra il 2019 e il 2025, Frank Albanese, residente ad Albany (New York), ha svolto un ruolo chiave di raccordo tra Siderno e le articolazioni estere, assicurando lo scambio informativo tra vertici e associati, offrendo supporto ai latitanti in Canada e supervisionando le attività della cosca negli Stati Uniti.
Lombardo: «un’organizzazione dinamica, che non lascia nulla al caso»
«Ha il corpo all’estero, ma la mente a Siderno – ha sottolineato Lombardo – e comprende che il suo peso all’estero mantiene valore solo se la casa madre ha una filiera di comando stabile in Calabria».
Albanese, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si è recato più volte in Italia per lunghi periodi, non per ragioni personali ma per coordinare le attività della cosca e garantire la continuità operativa del gruppo. Il suo ruolo è fondamentale anche nei rapporti con gli omologhi apicali in Canada, consentendo alla ’ndrangheta di mantenere unitarietà e coesione strategica tra le diverse articolazioni.
«Abbiamo ricostruito comportamenti quotidiani che ci danno la misura di un’organizzazione dinamica, che non lascia nulla al caso – ha spiegato Lombardo – dall’assunzione di affiliati al controllo del territorio, dalla raccolta di denaro alla regolamentazione delle estorsioni. Antonio Commisso sa che il territorio va governato, ma anche rispettato, perché la ’ndrangheta non distrugge, reinveste e crea ricchezza criminale e dialoga con i vertici dei locali di Platì e Africo per dirimere controversie». «Il risultato raggiunto – ha concluso Lombardo – dimostra la capacità investigativa del ROS e la necessità di una collaborazione internazionale, che ha permesso di seguire la cosca anche durante le difficoltà legate alla pandemia e ai cambiamenti nei canali di comunicazione».
Le dimissioni dell’assessore
E nelle carte dell’inchiesta Risiko è finito anche l’assessore comunale di Siderno, Carlo Fuda, che non è indagato, ma che ha scelto subito di rassegnare le dimessioni. Con una lettera alla sindaca Mariateresa Fragomeni, ha restituito le deleghe a Politiche della Casa, Manutenzione, Decoro Urbano, Verde Pubblico, Cimiteri e Impianti Sportivi per “responsabilità istituzionale” e per garantire trasparenza e serenità all’amministrazione. Secondo le intercettazioni, Fuda si sarebbe rivolto a Commisso per far pressioni su un creditore legato a debiti di gioco del figlio di quest’ultimo, e in cambio avrebbe fatto pulire strade private di Antonio Commisso con mezzi comunali. (redazione@corrierecal.it)
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