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Le strategie criminali

Gli affari in Europa con la ‘ndrangheta, la guerra in Messico: la caduta di El Mencho e i nuovi scenari nel narcotraffico globale

Il modello militare del CJNG in patria, le partnership logistiche nei porti europei: il confronto tra il sistema verticale del cartello di Jalisco e l’invisibilità dei clan. Cosa potrebbe cambiare ora

Pubblicato il: 23/02/2026 – 17:39
di Giorgio Curcio
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Gli affari in Europa con la ‘ndrangheta, la guerra in Messico: la caduta di El Mencho e i nuovi scenari nel narcotraffico globale

LAMEZIA TERME Una reazione violenta e coordinata: 250 blocchi stradali in 20 stati, aeroporti paralizzati, scuole chiuse, veicoli incendiati lungo le arterie principali del Paese. Il Cartel Jalisco Nueva Generación ha reagito così alla morte di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes – alias “El Mencho” – leader del CJNG ucciso durante un’operazione militare nel suo stato natale, Jalisco, con il supporto dell’intelligence statunitense. Quella messa in atto dal potentissimo cartello del narcotraffico messicano, dunque, non è da considerarsi solo una “reazione emotiva” ma una dimostrazione (grande) di capacità operativa diffusa. È un messaggio di guerra.

La storia

Il cartello, designato nel 2025 dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica straniera, è da anni considerato uno dei più potenti e aggressivi del Paese, protagonista del traffico di fentanyl, metanfetamina e cocaina verso il mercato nordamericano. E l’uccisione del leader è un fatto estremamente grave che, come già accaduto in passato, rappresenta un limite invalicabile per i cartelli che reagiscono, come in questo caso, in modo estremamente violento. E la figura di Nemesio Oseguera Cervantes, alias “El Mencho”, ne era l’incarnazione di un “sistema”. “El Mencho” iniziò la sua carriera criminale dopo essere emigrato illegalmente negli Stati Uniti, dove nel 1994 fu condannato per traffico di eroina. Deportato nel 1997, la sua traiettoria prese una svolta paradossale: riuscì a infiltrarsi nell’apparato statale diventando agente della polizia statale in Jalisco. «Poco dopo entrò nel Milenio Cartel come uomo d’azione, consolidando alleanze, in particolare attraverso il matrimonio con il potente clan finanziario dei “Los Cuinis”. La svolta decisiva arrivò nel 2010. Dopo la morte di Ignacio “Nacho” Coronel, El Mencho ruppe gli equilibri preesistenti, prevalse in un sanguinoso conflitto interno e fondò il Jalisco New Generation Cartel (CJNG)», si legge su “Comunicacaoeseguranca.com” in un lungo articolo di analisi.

Le possibili ripercussioni

Il confronto diretto con lo Stato divenne il suo tratto distintivo, dall’abbattimento di un elicottero militare messicano nel 2015 fino all’attentato del 2020 contro il capo della sicurezza di Città del Messico, Omar García Harfuch. Paradossalmente, le progressive perdite all’interno della sua cerchia più ristretta –compresa la condanna all’ergastolo inflitta al figlio negli Stati Uniti nel 2025 – contribuirono a isolarlo sempre di più, fino alla sua individuazione e alla morte. E, come scrive Cleiber Levy, «per comprendere la portata di questo evento, occorre guardare oltre i confini del Messico. La caduta di El Mencho produce effetti diretti nei porti europei e nelle carceri di massima sicurezza del Brasile, ridisegnando un ecosistema criminale in cui il CJNG operava con ricavi annui stimati tra gli 8 e i 12 miliardi di dollari. Ciò che emerge ora non è la fine del traffico, ma una pericolosa riconfigurazione geopolitica».

Il sistema “chiuso” di “El Mencho”

Quello creato da “El Mencho” è un’organizzazione tutt’altro che frammentata. Il cartello di Jalisco presidia corridoi strategici, controlla porti, gestisce relazioni con produttori sudamericani e mantiene una struttura militare in grado di difendere il territorio. Non si tratta soltanto di traffico di droga, ma di una forma di sovranità criminale esercitata con modalità verticali. In un simile assetto, lo spazio per intermediazioni esterne si riduce drasticamente. Non emergono evidenze pubbliche di presenze strutturate della ’ndrangheta in territorio messicano, e il motivo potrebbe risiedere proprio nella natura verticale del sistema CJNG, al contrario di quanto accade nel resto del Sudamerica. In Colombia e in Brasile, ad esempio, i broker delegati dalle cosche calabresi trattano direttamente coi produttori di cocaina, senza intermediari.  

Il sistema verticale del CJNG

In Messico la musica è diversa. Qui produzione, protezione armata e gestione delle rotte convivono sotto un’unica regia, quella del CJNG che è un ecosistema autosufficiente: controlla territori, corridoi e relazioni internazionali senza necessità di mediazioni esterne perché il potere criminale è integrato e militarizzato, a maggior ragione per il cartello di “El Mencho”, un ecosistema autosufficiente che controlla tutto, dalla produzione alla destinazione. A differenza degli Paese sudamericani dove il narcotraffico funziona per compartimenti e dove i broker svolgono un ruolo decisivo nel collegare produttori e distributori, in Messico il ciclo appare concentrato e, soprattutto, chiuso. Non c’è spazio per intermediazioni con altri gruppi, né tantomeno con le cosche della ‘ndrangheta calabrese nonostante il peso ormai riconosciuto a livello internazionale.

Mercati diversi, prodotti differenti

Altro aspetto cruciale che finora ha tenuto lontane le due organizzazioni, ed è la differenza di “specializzazione” nel mercato del narcotraffico internazionale. I messicani del CJNG sono i protagonisti del traffico di fentanyl e metanfetamina verso gli Stati Uniti, oltre che della cocaina. E, soprattutto, ha a disposizione laboratori chimici, filiere di precursori e distribuzione di sintetici ad alta redditività. La ‘ndrangheta in Sudamerica, invece, si muove quasi esclusivamente lungo l’asse della cocaina. Insomma, due filiere che corrono e smerciano lungo assi paralleli.

La frontiera belga della 'ndrangheta. Porto di Anversa

Le partnership logistiche in Europa

Il quadro cambia radicalmente quando si guarda all’Europa. Qui il CJNG non esercita controllo territoriale diretto, ma ha operato secondo un modello differente, più flessibile. Europol ha documentato, dal 2019, l’arresto di chimici messicani impegnati in laboratori industriali di metanfetamina nei Paesi Bassi e in Belgio. Attraverso porti strategici come Anversa, Rotterdam e Algeciras, il cartello ha introdotto cocaina ed esportato sintetici, costruendo partnership logistiche con organizzazioni criminali locali, tra cui la ’ndrangheta e la Mocro Maffia in Olanda. Una strategia diversa da quella adottata in Messico attraverso il trasferimento di know-how e l’integrazione nelle reti già esistenti. Una sorta di modello “corporate”, che consente di operare senza esercitare sovranità territoriale diretta.  

L’invisibilità chiesta dalla ‘ndrangheta

Ma c’è anche un’altra lettura. Perché al di là della “chiusura” del sistema messicano e in questo del CJNG, i clan di ‘ndrangheta – in Europa e in Sudamerica – preferiscono rimanere nell’ombra, affidarsi a soggetti “insospettabili” oltre oceano, individuare filiere ben nascoste e in grado di trafficare, nell’ombra, comunque ingenti quantitativi di cocaina da spedire in Europa nei porti controllati dai clan. Una guerra aperta contro lo Stato, al contrario, è per le cosche calabresi controproducente e inciderebbe troppo sul proprio business miliardario. Il modello calabrese si fonda sull’invisibilità, sull’infiltrazione economica e sulla mediazione silenziosa. Quello messicano è dichiaratamente militare, incompatibile con la strategia di mimetizzazione che ha reso la ’ndrangheta uno degli attori più stabili del narcotraffico europeo.

Foto cover: AXIOS

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