Rapimento Sofia Cavoto, ascoltati in aula i periti. Il processo si avvia a conclusione
Secondo l’accusa, Rosa Vespa avrebbe finto per nove mesi di essere incinta e di aver “partorito”, quando la piccola è stata sottratta ai genitori

COSENZA Sono stati ascoltati i tre periti nominati dal gup del tribunale di Cosenza e chiamati ad effettuare una perizia psichiatrica per valutare se al momento della commissione del reato, Rosa Vespa fosse in grado di intendere e volere. A distanza di oltre un anno dal rapimento della neonata Sofia Cavoto dalla clinica “Sacro Cuore” di Cosenza, la donna (difesa dall’avvocato Gianluca Garritano e Teresa Gallucci) è accusata di aver portato via la piccola dalla struttura. Vespa si è sottoposta – tra ottobre e novembre 2025 – a perizia psichiatrica come disposto dal giudice per le indagini preliminari di Cosenza Letizia Benigno. Che ha nominato tre periti: Michele Di Nunzio (psichiatra, psicoterapeuta, specialista in Criminologia Clinica e Psichiatria Forense, docente alla “LUMSA” di Roma), Gabriella Bolzoni (psicologa e criminologa) e Roberta Costantini (psicoterapeuta e psicologa giuridica). La famiglia della madre della piccola si è costituita parte civile tramite gli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani, affiancati da due consulenti Simonetta Costanzo e Flaminia Bolzan.
Secondo l’accusa, Vespa avrebbe finto per nove mesi di essere incinta e di aver “partorito”, l’8 gennaio 2025, quando la piccola Sofia è stata sottratta ai genitori. Nel corso dell’udienza i periti hanno ripercorso quanto messo nero su bianco. Nella prossima udienza, prevista il 25 marzo 2026, il processo potrebbe concludersi al termine delle discussioni.
L’esito della perizia
Come emerso dalla perizia (ne abbiamo parlato qui) l’esame si è concentrato sullo “stato di gravidanza” simulato dalla donna, ritenuta «consapevole dell’agito, mentre non si può escludere che durante la gravidanza immaginaria sia stata sostenuta da periodi di protratta sospensione della aderenza al reale preferendo viversi in una realtà autoreferenziale». Rosa Vespa avrebbe assunto una serie di “cautele” come, ad esempio, «l’aver regolarmente evitato i normali accertamenti ginecologici che alla sua età sarebbero stati indispensabili e non solo “obbligatori”».
Il rapimento della piccola Sofia, dunque, sarebbe stato compiuto – da quanto emerge dalla relazione – in maniera «consapevole» e non segnato da un’azione psicotica. Ed ancora, la gravidanza, sebbene immaginaria, ha avuto un epilogo. Rosa Vespa si è resa protagonista di una narrazione che l’ha portata a dichiarare un parto che evidentemente non c’è stato. Una scelta, scrivono i professionisti, non «riconducibile a un raptus né a uno stato di scompenso psicotico acuto (…) si ritiene fosse capace di comprendere il significato e le conseguenze delle proprie azioni». (f.b.)
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