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La riforma contestata

Lo Moro: «Senza consenso è stupro, norma pericolosa»

L’ex parlamentare: «Ok alla mobilitazione di Roma». E attacca Bongiorno

Pubblicato il: 27/02/2026 – 20:27
di Danilo Monteleone
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Lo Moro: «Senza consenso è stupro, norma pericolosa»

«Senza consenso è stupro». E’ questo lo slogan, efficace ma anche carico di grande preoccupazione, scelto per la mobilitazione nazionale prevista domani a Roma su iniziativa di 500 centri antiviolenza. Al centro della protesta il discusso ddl che andrebbe a modificare l’articolo 609-bis del Codice Penale sulla violenza sessuale.
Novità normativa arrivata a valle di un accordo bypartisan tra Giogia Meloni ed Elly Schlein andato, tuttavia, a farsi benedire dopo le proteste dei senatori della Lega. Proteste che hanno indotto la   presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno,  ha rimodificare il testo, nella nuova formulazione è sparita la parola «consenso» (presente invece nella versione originaria approvata alla camera) con un impianto che oggi si fonda sul concetto di «volontà contraria» della vittima.
A Lamezia Terme è l’associazione «Una città dove vivere bene», presieduta dall’ex parlamentare Doris Lo Moro,  ad issare il vessillo della resistenza (e della contrarietà al testo) annunciando l’adesione e la partecipazione alla manifestazione nazionale «nei miei anni da parlamentare – ho sottolineato Lo Moro a margine della conferenza stampa indetta dall’associazione – ho potuto vivere una fase diversa, c’era una certa intesa, soprattutto a livello femminile, tra destra e sinistra.
Non dimentico ad esempio la legge sullo stalking, o la commissione sul femminicidio di cui ero relatrice mentre era al Governo la destra ed è stata votata da tutti. Voglio dire – precisa Lo Moro – che ci sono stati molti momenti in cui le donne hanno continuato il percorso avviato nel 1996 (il riferimento è all’approvazione delle norme contro la violenza sessuale, ndr), quello di oggi invece è un passo indietro. Si tratta di un attacco contro i diritti delle donne ed è anche preordinato per impedire alla magistratura l’interpretazione che stava dando, non dimentichiamo infatti che la Cassazione è stata chiarissima sulla necessità del consenso. D’altro canto l’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul che prevede proprio il consenso come elemento centrale. Cambiando la normativa è evidente che si fa un passo indietro e si impedisce alla giustizia di averse il suo corso, torneremo agli anni bui nei quali l’onere della prova pesava sulla donna»
Per l’ex parlamentare il ruolo dell’associazione lametina che oggi preside è chiaro «non siamo un’associazione femminile, questo è un sodalizio plurale che si schiera su battaglie di civiltà. Oggi ci schieriamo a tutela delle donne e delle persone che subiscono prevaricazioni, la violenza può avere vittime che non sono donne, quella che conduciamo è una battaglia che riguarda tutti»
C’è una sottolineatura che Lo Moro tiene a fare e riguarda il senso ed il significato dell’impegno sociale, civico e politico «a prescindere dall’associazione che presiedo ho cercato di portare queste discussioni anche nel consiglio comunale di Lamezia Terme. Ho presentato una mozione, circolata in tutta Italia, in cui si sottolineava l’importanza dell’educazione sesso-affettiva. Ci si ribellava al disegno di legge Valditare che va purtroppo in tutt’altra direzione.
La mozione è stata bocciata, io penso che non si debbano fare solo le cose per le quali si riesce a spostare l’asse del potere o si ottiene consenso. Dobbiamo fare le battagli di civiltà»
Doris Lo Moro, forte della sua esperienza politica ed evidentemente donna di sinistra, non si nasconde rispetto ad un giudizio politico più articolato e diretto «qualcuno in conferenza stampa a sottolineato che il “padrone” della Bongiorno è Salvini. Io penso che il padrone della Bongiorno sia anche lei stessa, la mentalità patriarcale è molto diffusa, soprattutto tra le donne di potere. Essere donna non significa che si sia contro il patriarcato ed il potere spesso sciupa anche i percorsi. Giulia Bongiorno è stata protagonista di molte cose che facevano pensare ad una donna di tutt’altro genere, e ci sono state molte donne con queste positive caratteristiche nella destra italiana, penso alla Mussolini o a Mara Carfagna. Oggi, invece, la Bongiorno ha scelto di obbedire al richiamo del potere maschile».
Alla conferenza stampa ha partecipato anche Tonia Stumpo, consigliera di parità della Regione Calabria e componente del coordinamento nazionale delle democratiche «la Calabria – ha sottolineato Stupo – parteciperà alla manifestazione di domani e lo farà con un nutrito gruppo di donne. Ci ritroveremo a Cosenza per poi raggiungere Roma.  Sono passati 30 anni da una legge che all’epoca fu una delle più significative conquiste civili del nostro Paese e cioè la riforma che nel 1996 riconobbe la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale pubblica. Pensavamo ormai che molti diritti delle donne fossero acquisiti ed invece, come purtroppo dimostra questo provvedimento, non è così». (redazione@corrierecal.it)

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