Giustizia, a Vibo il confronto sulla riforma. Iannello: «Giudice davvero terzo». Viscomi: «Diventerebbe un burocrate» – VIDEO
All’incontro, organizzato dall’Ande, hanno dialogato il magistrato di Catanzaro Graziella Viscomi a sostegno del No e l’avvocato Danilo Iannello per il Sì

VIBO VALENTIA Un confronto costruttivo e dai toni più “pacati” rispetto a quelli dell’ultimo periodo. Con questa premessa si è svolto presso la sede dell’Archivio di Stato di Vibo Valentia un incontro organizzato dall’Ande, l’Associazione nazionale donne elettrici, in vista del prossimo referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo. A dialogare il sostituto procuratore di Catanzaro Graziella Viscomi, che ha esposto le ragioni del No, e l’avvocato penalista Danilo Iannello, favorevole alla riforma. L’iniziativa è stata moderata dall’avvocata e socia Ande Stefania Figliuzzi.


L’impatto della riforma sulla Costituzione
Ad aprire il dibattito è la stata la presidente dell’Ande vibonese Maria Pia Masè, che ha posto l’attenzione sul possibile impatto della riforma sulla Costituzione: se da una parte la modifica dei 7 articoli potrebbe risultare «coerente con i principi costituzionali», dall’altra il rischio paventato è quello di «sovvertire gli equilibri» esistenti. «La nostra è una Costituzione estremamente moderna e lungimirante» ha risposto Viscomi. «Io sono d’accordo con chi dice che andrebbe attuata prima che modificata. I rischi ci sono, la riforma Nordio è una sorta di cambiale in bianco e parliamo di modificare 7 articoli in blocco senza possibilità di differenziare le scelte. Quando la Costituzione viene cambiata gli effetti si misurano nel lungo periodo, non l’indomani». Parere opposto quello di Iannello: «L’errore è che questa riforma viene in parte vissuta come un attacco, uno sfregio alla Costituzione. Ma non è così, basti pensare che in 75 anni sono stati modificati 47 articoli. La Costituzione, proprio perché lungimirante prevede essa stessa la sua modificabilità».
Viscomi: «Indebolisce la figura del giudice»
Secondo il magistrato Viscomi anche la scelta di affidare una decisione così importante e tecnica ad un referendum suscita perplessità: «è uno strumento bellissimo della nostra democrazia, ma in questo caso non credo sia quello giusto. Parliamo di modifiche difficili da comprendere per il cittadino e difficili da spiegare anche per un operatore giuridico. Questa delega al cittadino per me è una mancanza di rispetto, la trovo una deresponsabilizzazione della politica». Entrando nel merito della riforma, per Viscomi «non risolve i problemi della giustizia: non interviene sulla lentezza del processo, non lo rende più efficiente e non risolve i problemi di organico. Anzi, indebolisce la figura del giudice». «Un giudice autonomo e indipendente – ha continuato – è una garanzia per il cittadino e lo è in particolare per le fasce più marginalizzate, per i più deboli». L’indebolimento del Csm non influirebbe sulla terzietà del giudice, ma lo trasformerebbe in «giudice burocrate». Viscomi boccia anche l’Alta Corte Disciplinare e il sorteggio nel Csm: «Parliamo di un organo autonomo e indipendente, con la riforma le garanzie per la magistratura si assottigliano e questo è un rischio diretto per i cittadini». Il magistrato cita la “teoria delle minoranze organizzate”: i consiglieri sorteggiati avrebbero meno peso di quelli designati dalla politica, con una conseguente «incidenza» della politica sulla magistratura.



Iannello: «Giudice più libero e realmente terzo»
Di tutt’altro pensiero l’avvocato Danilo Iannello, favorevole alla riforma che «completerebbe un percorso che dura ormai da oltre 30 anni, favorendo il passaggio del processo dall’inquisitorio all’accusatorio e la valorizzazione della figura del giudice, più libero e realmente terzo». Quest’ultimo è l’obiettivo principale della separazione delle carriere: «La terzietà, a nostro avviso, è fondamentale, perché il giudice non solo deve essere terzo, ma deve apparire terzo nei confronti dei cittadini. Questo non solo rafforzerebbe la figura del giudice, ma restituirebbe ancora di più la credibilità e la fiducia nei confronti della magistratura, che è essenziale e fondamentale in ogni Stato di diritto, ma che dai sondaggi appare un po’ compromessa». Nessun indebolimento, dunque, secondo Iannello, ma un giudice che diventa «arbitro e assolutamente equidistante dalle parti», rompendo quel rapporto di «parentela carrieristica» con il magistrato. Iannello ribadisce che «non è una riforma contro nessuno, tantomeno una riforma contro la magistratura, ma è a sostegno della piena giustizia». A chi contesta un’eventuale perdita di indipendenza della magistratura, Iannello risponde: «Non riesco a capire come dovrebbe avvenire. Anche il fatto che vi saranno due consigli superiori della magistratura, che rimarranno comunque organi costituzionali assolutamente indipendenti dalla politica, non andrà ad inficiare in alcun modo. Si è palesata l’assoggettamento della magistratura al potere esecutivo, ma tutto questo è fantascienza. Non è previsto assolutamente dalla riforma e, se ciò avvenisse, saremmo per primi noi avvocati a ribellarci». (ma.ru.)
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