Referendum giustizia, le ragioni del Sì: «Non è uno scontro tra avvocati e magistrati»
«No alla politicizzazione di un tema puramente tecnico». Anche il procuratore Capomolla all’incontro di Nazione Futura

COSENZA Un Sì convinto ma non granitico per una riforma della giustizia che – è stata la linea del convegno organizzato da Nazione Futura – non va assolutamente politicizzata. Nella Sala Nova della Provincia alcuni avvocati cosentini si sono confrontati con il procuratore capo Vincenzo Capomolla.
Ad aprire il dibattito Pierluca Bonofiglio vicepresidente dell’ordine degli avvocati: «No alla politicizzazione di un tema puramente tecnico – attacca -, stiamo assistendo a sondaggi e alla veemenza del fronte del No che parla di rischi costituzionali come se già non esistesse l’articolo 104 a rappresentare un argine ad eventuali minacce della terzietà, indipendenza ed autonomia della magistratura».
Erica Pranno, avvocato, si augura che il referendum «non sia una lotta tra magistrati e avvocati, il confronto – aggiunge – si basi su dati concreti e non ipotesi, congetture o illazioni. Le carriere oggi non sono separate, a differenza delle funzioni. Questa riforma non indebolisce la magistratura ma equilibra i poteri e difende i diritti dei cittadini».
Il presidente della camera penale Roberto Le Pera non ha dubbi: «Il pm non chiami collega il giudice, il quale a sua volta non dovrà più informarsi di quale corrente fa parte il pubblico ministero. Le correnti interne della magistratura non avranno più ingerenze né nei due Csm né nell’Alta corte di giustizia».
Fabrizio Falvo, penalista e civilista oltre che membro del circolo cosentino di Nazione Futura che organizza il convegno, individua tra i rischi non la separazione delle carriere e lo sdoppiamento del Csm ma proprio l’Alta Corte disciplinare, “un punto debole della riforma: mi guarderei bene dal prendere spunto dagli Stati Uniti. Senza questa ipotesi – aggiunge – il Sì vincerebbe con l’80% e oltre».
L’avvocato Vittorio Lombardi, docente universitario, ricorda che la separazione delle carriere risale al 1989 e porta la firma di Giuliano Vassalli: «Il giudice, oltre che dalla politica, deve essere indipendente dall’Anm, che non è una istituzione ma un sindacato» riflette.
Per il procuratore capo Vincenzo Capomolla ci sono «aspettative e timori ingiustificati” dietro la riforma costituzionale, che “è lo strumento più appropriato, più della legge ordinaria, perché attraverso il referendum viene sottoposta alla valutazione del popolo che altrimenti non sarebbe interpellato».
«Oggi c’è una esigenza – condivisa da tutti, fautori del Sì e del No – di rafforzare a livello legislativo il giudice e la sua terzietà, un dibattito rimasto inespresso ai tempi della Costituente: il pm è stato una sorta di compromesso. Questa riforma ribadisce che il pubblico ministero sta insieme al giudice dentro la giurisdizione e ne è un organo; ne esce rafforzato anche lui» conclude. (euf)
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