La Caravella Portoghese arriva anche sul litorale lametino
I suoi tentacoli, che possono estendersi per molti metri, contengono cellule urticanti capaci di provocare dolore intenso e reazioni anche gravi

LAMEZIA TERME Dopo le recenti segnalazioni nello Stretto di Messina e lungo le coste siciliane, la Caravella Portoghese è comparsa anche sul litorale di Lamezia Terme.
Il 20 febbraio 2026, in località Cafarone, sulla spiaggia adiacente al lungomare Falcone-Borsellino, Francesca Maria Famularo, studentessa del quinto anno del Polo Liceale “Campanella-Fiorentino”, durante una passeggiata successiva alle intense mareggiate che hanno interessato il Centro-Sud, ha individuato un esemplare spiaggiato insieme a numerose Velella velella, conosciute come “Barchette di San Pietro”.
Le immagini scattate dalla studentessa documentano la presenza della Physalia physalis, organismo spesso confuso con una medusa ma appartenente alla categoria dei sifonofori. La segnalazione è stata inoltrata nella stessa giornata alla Guardia Costiera di Vibo Valentia, all’ASP di Catanzaro – Servizio Veterinario (Distretto di Lamezia Terme) e all’ISPRA, che hanno risposto ringraziando per l’attenzione e il senso civico dimostrato.
Originaria degli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico, la Caravella Portoghese raggiunge il Mediterraneo in modo episodico, sospinta da correnti e venti favorevoli. I suoi tentacoli, che possono estendersi per molti metri, contengono cellule urticanti capaci di provocare dolore intenso e reazioni anche gravi. È importante ricordare che tali cellule restano attive anche quando l’organismo è spiaggiato e apparentemente privo di vita. Negli ultimi anni sono stati registrati avvistamenti lungo le coste occidentali della Sicilia, nel sud della Francia e nei Paesi Baschi, con episodi di punture che hanno richiesto interventi sanitari. L’episodio lametino si inserisce quindi in un quadro più ampio di segnalazioni mediterranee, confermando come fenomeni legati alle correnti e alle condizioni meteo-marine possano portare sulle nostre spiagge specie non abituali.
La vicenda di Cafarone non rappresenta soltanto un dato naturalistico, ma anche un esempio concreto di collaborazione tra cittadini e istituzioni. La tempestiva segnalazione ha consentito di attivare le verifiche del caso e di informare la comunità, contribuendo alla prevenzione di possibili rischi. In un tempo in cui il mare cambia e ci restituisce segnali sempre nuovi, la consapevolezza e l’attenzione di ciascuno diventano strumenti fondamentali di tutela e responsabilità collettiva.
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