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Le spedizioni “sospette”

Rifiuti dalla Calabria alla Grecia, inchiesta sulle autorizzazioni: indagati anche dirigenti regionali – NOMI

Settemila tonnellate di rifiuti classificati come “speciali” e spediti tra il 2021 e il 2023. Interdittiva per un imprenditore e sequestro dell’azienda. Competenza al gip di Catanzaro

Pubblicato il: 03/03/2026 – 18:31
di Giorgio Curcio
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Rifiuti dalla Calabria alla Grecia, inchiesta sulle autorizzazioni: indagati anche dirigenti regionali – NOMI

BARI Un presunto traffico organizzato di rifiuti urbani esportati in Grecia come “rifiuti speciali” attraverso la modifica della classificazione, con il coinvolgimento di imprenditori e dirigenti della Regione Calabria. È quanto sarebbe emerso da un’inchiesta condotta dalla Procura di Bari. Gli indagati sono sei: il titolare della ditta “Servizi Ecologici” di Tarsia, il responsabile tecnico dell’azienda e quattro funzionari e dirigenti del Dipartimento Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria. Si tratta di:

  • Giosè Marchese (cl. ’58) di Cosenza, titolare della “Servizi Ecologici” di Tarsia;
  • Pasqualino Caparrotta (cl. ’84) di Lamezia Terme, responsabile tecnico;
  • Gianfranco Comito (cl. ’58) di Vibo Valentia, dirigente del Dipartimento Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria;
  • Gabriele Alitto (cl. ’78) di Cosenza, dirigente UOA Regione Calabria;
  • Clementina Torchia (cl. ’80) di Lamezia Terme, Rup;
  • Claudia Russo (cl. ’76) di Catanzaro, Rup

La misura

Il giudice ha applicato nei confronti di Giosè Marchese, in relazione ai reati contestati, la misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale alla quale è preposta la ditta “Servizi Ecologici di Marchese Giosè” per la durata di dodici mesi. Inoltre è stato disposto il sequestro preventivo dell’azienda “Servizi Ecologici di Marchese Giosè”, con sede operativa a Tarsia (Cosenza), in contrada Canicella, e sede amministrativa a Santa Sofia d’Epiro, in contrada Mandrie – zona Pip, nonché dei beni aziendali organizzati per l’esercizio dell’impresa e dei beni strumentali presenti all’interno degli insediamenti produttivi e amministrativi.

L’inchiesta

Secondo l’ordinanza, alcuni dirigenti e responsabili del procedimento della Regione Calabria avrebbero rilasciato le autorizzazioni alle notifiche e allo svincolo delle polizze in violazione dei propri obblighi di controllo, consentendo l’esportazione dei rifiuti. L’attività investigativa, condotta dal C.C.A.M. (Centro Coordinamento Ambientale Marino), ha preso avvio nel novembre 2021, quando durante i controlli quotidiani nel porto di Bari è stata individuata una nuova tipologia di “merce” in transito verso la Grecia tramite trailer: rifiuti classificati con codice CER 191212, ossia “altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti”. La comparsa di queste spedizioni coincideva con una pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, proprio in quei giorni, aveva stabilito che i rifiuti urbani non differenziati, classificati come 191212 dopo un trattamento meccanico per recupero energetico che non ne abbia alterato le proprietà originarie, devono essere considerati rifiuti urbani indifferenziati provenienti dalla raccolta domestica. In tali casi, l’autorità competente può opporsi alla spedizione sulla base dei principi di autosufficienza e prossimità previsti dalla normativa comunitaria.

Le quattro notifiche e le spedizioni verso la Grecia

L’ordinanza ricostruisce quattro procedure di notifica generale (IT020207, IT027920, IT000891, IT002112), attraverso le quali sarebbero state esportate complessivamente circa 7.000 tonnellate di scarti di selezione CER 191212. Le spedizioni partivano dai porti di Bari e Brindisi e avevano come destinazione l’impianto greco ECORESET SA. Secondo l’accusa, tuttavia, l’impianto estero era autorizzato esclusivamente a operazioni di recupero intermedio (R12) e non a operazioni di recupero finale (R1). Nei documenti di notifica e nei modelli di movimento sarebbero state invece attestate operazioni di recupero finale che, in base alla ricostruzione del GIP, non sarebbero state effettivamente eseguite.

Il nodo delle polizze fideiussorie

Uno dei passaggi più delicati riguarda lo svincolo delle polizze fideiussorie presentate a garanzia delle spedizioni. Secondo la contestazione, dopo aver trasmesso documentazione attestante l’avvenuto recupero finale (R1), sarebbero state richieste e ottenute le autorizzazioni regionali allo svincolo delle garanzie, per un meccanismo che avrebbe simulato il corretto adempimento degli obblighi previsti dal Regolamento CE 1013/2006. Il Tribunale contesta, tra gli altri reati, l’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e ipotesi di falso ideologico in atto pubblico in relazione alle attestazioni sulle operazioni di recupero .Il profitto del reato viene quantificato in 1.676.999,80 euro, somma per la quale è stato richiesto il sequestro per equivalente.

La parola a Catanzaro

Richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione sul reato abituale di traffico organizzato di rifiuti, il giudice ha individuato il centro organizzativo dell’attività illecita nell’impianto di Tarsia (Cosenza), sede della ditta, ritenendo irrilevante il fatto che le spedizioni transitassero dal porto di Bari. Per questo motivo, la competenza viene indicata nel gip distrettuale del Tribunale di Catanzaro. (g.curcio@corrierecal.it)

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