Armi vendute per finanziare il narcotraffico: un arsenale a sostegno del business dei Gualtieri nel Crotonese
La consorteria si sarebbe finanziata anche attraverso la cessione di armi a terzi. «Ho venduto un automatico, una 357, una 9 corta, me li volevo togliere tutte queste»

CROTONE Una struttura solida, capace di rigenerarsi e, soprattutto, armata. L’inchiesta “Last Minute”, coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dalla Squadra Mobile di Crotone, ha squarciato il velo su un gruppo criminale che non si limitava a gestire le piazze di spaccio di cocaina, marijuana e hashish, a Isola Capo Rizzuto e zone limitrofe, ma vantava una disponibilità di armi, come emerge nell’ordinanza che ha portato all’arresto di 10 persone, con 22 indagati in totale.
L’indagine, partita all’inizio del 2024, descrive un’organizzazione con «attribuzione di compiti e strutture materiali destinate allo smercio», che utilizzava abitazioni sicure per lo stoccaggio e auto dedicate al trasporto. Una rete che, come sottolineato dagli inquirenti, riusciva a sopravvivere «a prescindere dalle vicende giudiziarie».
Il “mercato” dei Gualtieri: un arsenale a sostegno del business
Secondo gli inquirenti, il sodalizio guidato dai fratelli Raffaele e Paolo Gualtieri andava oltre il narcotraffico: utilizzava le armi come una vera e propria risorsa finanziaria. La consorteria, infatti, si sarebbe finanziata anche attraverso la cessione di armi a terzi.
Le armi erano infatti «destinate ad essere utilizzate per sorreggere la condotta criminale propria dell’associazione». Un deposito diffuso, spesso occultato in luoghi imprecisati, pronto a essere attivato per proteggere i carichi di droga o per essere monetizzato in caso di necessità.
Dalle intercettazioni emerge un quadro chiaro sulla naturalezza con cui gli indagati gestivano pistole e denaro. In un dialogo captato dagli inquirenti, Raffaele Gualtieri rassicura Francesco Laratta, alias Checco, sulla gestione dei proventi illeciti, proponendo addirittura di confezionare le banconote per proteggerle: «La prossima volta te li metto sotto vuoto… 2 o 3.000 euro per volta». Una proposta a cui Laratta risponde: «È meglio… bravo così io li infilo tutti».
Ma è sul fronte delle armi che nelle intercettazioni i dialoghi si fa ancora più espliciti. Gualtieri vanta un vero e proprio “listino prezzi” e una cronologia di vendite già effettuate, proponendo a Laratta una 7.65 Parabellum completa di munizioni: «Vedi che ho una 7.65 parabellum… ci sono anche un centinaio di caps, 1700 euro».
Il monitoraggio tecnico ha permesso di ricostruire la movimentazione di un arsenale variegato. Raffaele Gualtieri, riferendosi a precedenti cessioni, ammette di aver già “piazzato” diversi pezzi per ripulire i depositi del gruppo: «Ho venduto un automatico, una 357, una 9 corta, me li volevo togliere tutte queste». Dall’altra parte, Laratta conferma di essere già armato, dichiarando: «Ho anche io una 357».
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato