Dissesti e procedure di riequilibrio. In Calabria il crack finanziario dei Comuni è un fenomeno patologico
I dati della Corte dei Conti: la regione ha il record negativo di crisi finanziarie degli enti territoriali. Il “caso” Vibo

CATANZARO La crisi finanziaria dei Comuni ha raggiunto i livelli di una vera e propria emergenza in Calabria. A certificarlo è la Corte dei Conti regionale in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario: oltre 300 procedure attive – tra dichiarazioni di dissesto e richieste di riequilibrio nel 2024, a queste nel 2025 se ne sono aggiunte altre 15. I numeri di un fenomeno ormai patologico sono contenuti nella relazione della sezione di controllo della Corte dei Conti della Calabria, a firma del presidente facente funzione Fabrizio Carrarini. «Secondo un’indagine della “Sezione delle Autonomie” della Corte dei conti – si legge – la Calabria è la regione con il maggior numero di crisi finanziarie nei Comuni. Un numero persino superiore alla Sicilia e alla Campania. Per rendere l’idea, al 31 dicembre 2024 le procedure attivate erano 335: 217 dichiarazioni di dissesto e 118 richieste di riequilibrio; i Comuni interessati erano 217 (53,7% del totale), con 1,2 milioni di abitanti pari al 66.9% della popolazione regionale. Non solo. In 85 Comuni è stata attivata più di una procedura; in tre casi la sequenza è arrivata addirittura a 4 (Vibo, Rocca di Neto e Crosia)».
Il caso Vibo
«A fattor comune – spiega la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti – gli 85 Comuni che hanno attivato più di una procedura di crisi mostrano una catena di disfunzioni che non si riesce ad arrestare e che, in molti casi, ha un’origine risalente nel tempo. Prendiamo, a titolo di esempio, il caso di Vibo Valentia: un piano di riequilibrio nel 2013, una dichiarazione di dissesto nel 2013, un nuovo piano di riequilibrio nel 2019 e un nuovo ulteriore piano di riequilibrio nel 2023. Va da sé che la criticità finanziaria protratta nel tempo e soprattutto, in un grande centro urbano tende a creare situazioni molto complesse da decifrare e risolvere, per la complessità delle funzioni svolte e il riflesso sociale delle inefficienze prodotte a danno della comunità amministrata. Si pensi a questo proposito al capoluogo della città metropolitana di Reggio Calabria, ai capoluoghi della provincia di Cosenza e della stessa Vibo Valentia e alle città di Lamezia Terme e Rende. Da questo punto di vista – osserva la magistratura contabile calabrese – un elemento di discontinuità è rappresentato dai “Patti con il Governo” per Vibo Valentia e per Reggio Calabria, che stanno indicando un percorso alternativo e mirano a valorizzare il nuovo strumento come chiave per il risanamento finanziario dei Comuni. E proprio il Comune di Vibo – che per primo ha approfittato dell’estensione della normativa originariamente prevista per i capoluoghi delle Città metropolitane – può da questo punto di vista essere considerato un propulsore».
I dati del 2025
Per la Corte dei Conti «la dinamica delle crisi finanziarie dei Comuni calabresi ha continuato ad essere sostenuta anche nel 2025: alla data del 31 dicembre 2025 si sono registrati 15 nuovi casi (9 dichiarazioni di dissesto e 6 richieste di riequilibrio) che, in linea con l’anno precedente, alimentano lo stock delle procedure attive. Sulla base di questi dati al 31 dicembre 2025 la Calabria registra 350 procedure attivate, con un incremento di 15 unità rispetto all’anno precedente: 226 dichiarazioni di dissesto e 124 richieste di riequilibrio. Più in particolare, le procedure attive al 31 dicembre 2025 nella regione sono 102, corrispondenti ad altrettanti Comuni (61 dissesti e 41 riequilibri), oltre ai patti di Reggio Calabria e Vibo Valentia. La costante continua predominanza dei dissesti evidenzia il fallimento della procedura di riequilibrio che, nella regione, si è mostrata assolutamente incapace di realizzare il risanamento finanziario». (a. c.)
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