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Il Crotonese fortino del narcotraffico: a Cirò e Isola tra “bacinelle comuni”, armi e fiumi di droga gestiti dai clan

Le inchieste “Desert Storm” e “Last Minute” squarciano il velo su un impero criminale da migliaia di euro al giorno

Pubblicato il: 08/03/2026 – 17:31
di Mariateresa Ripolo
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Il Crotonese fortino del narcotraffico: a Cirò e Isola tra “bacinelle comuni”, armi e fiumi di droga gestiti dai clan

CROTONE Gruppi strutturati secondo logiche criminali ben stabilite e studiate, capaci di agire e rigenerarsi per fatturare cifre da capogiro. Nel giro di pochi giorni, il territorio crotonese è stato travolto da due blitz, sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro, che hanno messo in luce la struttura militare ed economica con cui le cosche locali gestiscono il mercato degli stupefacenti.

Fiumi di droga e profitti incalcolabili a Cirò Marina

L’inchiesta “Desert Storm”, attraverso le rivelazioni di Gaetano Aloe, figlio dello storico boss “Nick” Aloe, ha squarciato il velo su un business gestito – stato alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia – nelle mani di Cataldo Cozza, il quale agiva sotto il controllo ferreo di Basilio Paletta, indicato come «nuova figura di vertice della cosca cirotana». I profitti descritti da Aloe sono impressionanti: durante l’inverno gli incassi si attestano «intorno ai duemila, duemilacinquecento euro al giorno», ma è con l’arrivo della stagione turistica che il volume d’affari diventa incalcolabile, poiché «l’estate non ci sono numeri». Il sistema era regolato ben precise attraverso le quali il gruppo organizzava «chi deve acquistarla, chi deve venderla e chi deve tenere la contabilità». Al centro di tutto vi era la “bacinella comune”, dove un contabile annotava minuziosamente ogni movimento. Aloe ha spiegato che «le annotazioni servono affinché il contabile possa poi spiegare ai capi della locale come ha amministrato i beni», includendo persino le spese per i legali e i crediti dei pusher. In questo scacchiere, mentre Cozza gestiva la droga, altri sodali avrebbero dovuto occuparsi di «commettere estorsioni per conto della cosca» per rimpolpare le casse dopo i precedenti arresti.

LEGGI ANCHE: “Pane grande”, “cioccolata” e “storie”: il codice dello spaccio a Cirò sotto l’egida dei Farao-Marincola

Il sistema Gualtieri a Isola Capo Rizzuto

Parallelamente, l‘operazione “Last Minute” ha acceso i riflettori su Isola Capo Rizzuto, svelando una «struttura organizzativa solida» guidata dai fratelli Raffaele e Paolo Gualtieri. Il nome dell’operazione deriva dal linguaggio in codice usato per eludere i controlli: i sodali usavano il termine “minuti” per indicare le somme di denaro da corrispondere per la droga.
Gli inquirenti hanno delineato una consorteria dal «carattere armato» che si finanziava anche attraverso la «cessione di armi». Nonostante i colpi sferrati dalle forze dell’ordine, come l’arresto in flagranza dei vertici nel marzo 2024 con una pistola calibro 45 carica e ingenti quantitativi di droga, il business «continuava in modo fiorente». Anche sotto il regime dei domiciliari, l’abitazione dei Gualtieri rimaneva il fulcro dello spaccio, dove si registrava quotidianamente «l’arrivo di decine di clienti» per l’acquisto di dosi.
La gerarchia interna era impeccabile: Raffaele Gualtieri gestiva i rapporti con i fornitori calabresi e reggini, mentre figure come Francesco Bruno, soprannominato “Pocket Coffee”, si occupavano della consegna materiale dello stupefacente sul territorio. Un’organizzazione capillare che, secondo l’ordinanza, vantava una «clientela fissa» e canali di rifornimento costanti, dimostrando una capacità di resistenza e una capillarità sul territorio. Ma non solo. Per la cocaina, il gruppo di Isola attingeva da fornitori del Reggino, come Massimo Mazzaferro, e da contatti locali come Francesco Laratta. L’hashish, invece, viaggiava lungo l’asse con il rione “Zingari” di Crotone, garantito da Armando Bevilacqua, alias “Bacco”.
Imperi criminali capaci di generare migliaia di euro al giorno. Da un lato la storica egemonia dei Farao-Marincola a Cirò Marina, dall’altro il dinamismo armato dei clan di Isola Capo Rizzuto, per un unico filo rosso fatto di fiumi di cocaina, marjinana e hashish.

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