Maestrale, le ingerenze della ‘ndrina di Briatico nelle escursioni turistiche e nella politica comunale
Continua la requisitoria davanti al Tribunale di Vibo Valentia contro le cosche vibonesi. In aula il pm Irene Crea ripercorre le accuse alla ‘ndrangheta briaticese

VIBO VALENTIA Prosegue la requisitoria di Maestrale, il maxiprocesso contro le cosche vibonesi che si sta svolgendo nell’aula bunker del nuovo Palazzo di Giustizia a Vibo Valentia. Dopo aver trattato le cosche di Mileto e Cessaniti, è toccato al pubblico ministero Irene Crea, di fronte al collegio presieduto da Rossella Maiorana, esporre la parte inerente alla ‘ndrina di Briatico, che vede alcuni esponenti imputati con l’accusa principale di associazione mafiosa, oltre a diversi episodi di estorsione e tentata estorsione contestati dalla Dda di Catanzaro. Nell’udienza di sabato scorso la pm ha ricostruito i tentativi di infiltrazione della ‘ndrangheta briaticese nel settore degli NCC, nelle escursioni lungo la Costa degli Dei e, soprattutto, nella politica locale.
Gli interessi nella navigazione costiera
Ad operare sul territorio di Briatico ci sarebbe stata la famiglia dei Bonavita, legata ai Barbieri, il cui presunto reggente viene individuato dalla Dda in Giuseppe Armando Bonavita, e il gruppo degli Accorinti, a cui faceva riferimento il collaboratore di giustizia Antonio Accorinti. Il pubblico ministero ha ricostruito dinamiche e gerarchie della ‘ndrina dei Bonavita e, in particolare, gli interessi nel settore del noleggio con conducente e delle escursioni estive. Il clan avrebbe, infatti, ritenuto particolarmente fruttuoso il business dei tour lungo la Costa degli Dei, con le partenze delle navi dal vicino Porto di Tropea. La navigazione turistica – spiega la pm – «è stata appannaggio della cosca per diverso tempo», come dimostrerebbe il ruolo di Giuseppe Armando Bonavita dietro una società operante nel settore delle escursioni lungo la costa. Oltre alle conversazioni captate dagli investigatori, per il pubblico ministero sono rilevanti anche gli episodi in cui Bonavita si sarebbe interessato a questioni relative ai dipendenti della società.
L’interesse nella politica locale
La cosca di Briatico avrebbe poi avuto interesse nella politica comunale. La pm cita alcune conversazioni captate in cui dalle parole di Vincenzo Francesco Accorinti, fratello di Nino Accorinti, emergerebbe «l’interesse per le elezioni», non un «interesse privato» da semplice cittadino ma come «affare della cosca». A questo – ricorda l’accusa – si aggiungono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Accorinti, «che racconta come il suo gruppo si è sempre interessato alla politica comunale di Briatico». Un episodio raccontato dal collaboratore e citato nella requisitoria è quello delle elezioni del 2010, quando ad appoggiare un sindaco ci sarebbe stata la fazione di Giuseppe Antonio Accorinti, ritenuto al vertice del clan di Zungri e, di conseguenza, loro avrebbero appoggiato l’altro candidato solo «per affermare la loro predominanza sul territorio». Sulle modalità d’influenza sulle elezioni, Crea riporta nuovamente le parole di Accorinti: «Chiedendo le fotografie del voto o, in maniera più grottesca, dare dei nomi di fantasia da scrivere». (ma.ru.)
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