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venti di guerra

«Gioia Tauro deve essere il porto dello sviluppo della Calabria e non un porto di traffici di materiale bellico»

Il vicepresidente del Consiglio regionale, Ranuccio, interviene su alcune segnalazioni che stanno circolando in queste ore

Pubblicato il: 14/03/2026 – 17:28
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«Gioia Tauro deve essere il porto dello sviluppo della Calabria e non un porto di traffici di materiale bellico»

LAMEZIA TERME “In queste ore circolano notizie e segnalazioni su possibili carichi di materiale bellico che starebbero attraversando le rotte del Mediterraneo. In particolare si parla di 23 container partiti dall’India tra dicembre e gennaio e diretti verso il porto di Haifa, in Israele, cinque dei quali, secondo alcune ricostruzioni, potrebbero transitare attraverso hub di transhipment del Mediterraneo come Gioia Tauro. Ad oggi non risultano conferme ufficiali sul coinvolgimento del nostro porto. Ed è giusto dirlo con chiarezza, evitando allarmismi o conclusioni affrettate”. Lo afferma in una nota il vice presidente del Consiglio regionale Giuseppe Ranuccio. “Ma una cosa – prosegue – voglio dirla con altrettanta chiarezza. Il porto di Gioia Tauro deve essere una risorsa per la Calabria: sviluppo, lavoro, occupazione, indotto economico, crescita del territorio. Deve avere una funzione economica e sociale per le nostre comunità. Non può e non deve diventare, neppure indirettamente, uno strumento delle logiche della guerra. Dietro ogni guerra, in qualunque Paese e da chiunque sia voluta o alimentata, ci sono sempre persone: uomini, donne, anziani e bambini che pagano il prezzo più alto dei conflitti. La Calabria è terra di lavoro, di commercio e di scambi nel Mediterraneo”. “Per questo – conclude Ranuccio – è giusto mantenere alta l’attenzione e chiedere sempre trasparenza sulle rotte commerciali che attraversano il nostro mare, nel pieno rispetto delle istituzioni e degli operatori che ogni giorno lavorano nello scalo. Gioia Tauro deve essere il porto dello sviluppo della Calabria: un porto di pace, di scambio tra i popoli. Mai il nodo di traffici che alimentano i conflitti”.

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