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Cosenza, caccia alla cocaina. Le piazze sono vuote, ma «non ti faccio rimanere senza»

I racconti di un testimone nel corso del processo scaturito dall’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Recovery”

Pubblicato il: 15/03/2026 – 14:33
di Fabio Benincasa
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Cosenza, caccia alla cocaina. Le piazze sono vuote, ma «non ti faccio rimanere senza»

COSENZA Ricostruire la struttura, il modus operandi dell’organizzazione che per mezzo di un sistema molto efficace si è mostrata dedita al traffico e lo spaccio diffuso di sostanze stupefacenti, cocaina, hashish e marijuana, e ha permesso di sostenere i rapporti fra i vari gruppi e sottogruppi criminali all’interno della città di Cosenza. Questa l’obiettivo del Nucleo Investigativo di Cosenza, come raccontato in aula dal Luogotenente Massimo Spinelli. Il processo ordinario scaturito dall’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Recovery” prosegue in Corte d’Assise a Cosenza.

Si parte dal “Sistema”

Diversi collaboratori di giustizia hanno avuto modo di riferire dettagli sull’esistenza del “Sistema” insistente a Cosenza e nell’hinterland bruzio. Il riferimento è ad una vasta associazione a delinquere finalizzata al traffico e soprattutto allo spaccio, subordinata alla Confederazione ‘ndranghetistico articolata in vari gruppi autonomi come cristallizzato nelle motivazioni della sentenza di primo grado nel rito abbreviato dell’indagine “Reset“. Secondo quanto emerso nell’attività di indagine, dal mese di luglio 2016 fino alla data di esecuzione del provvedimento Recovery, il 14 maggio 2024, il presunto sodalizio avrebbe esercitato la propria egemonia sul territorio. Il “Sistema” «si fondava su due principi sostanziali, l’esistenza di una bacinella comune dove convogliare il denaro e la necessaria autorizzazione che in via preliminare chiunque avrebbe dovuto chiedere e ottenere ai vertici dell’associazione al fine di intraprendere l’attività di spaccio». Secondo il luogotenente, l’organizzazione cosentina è caratterizzata da una «rigida suddivisione di ruoli e funzioni per la struttura fortemente gerarchizzata». Le molteplici attività investigative avviate a contrasto del narcotraffico hanno dimostrato come i vari gruppi avessero avuto delle difficoltà a governare il settore per via di crisi o rotture di alleanze, questo anche a seguito di arresti di capi, gregari e pusher, dei singoli gruppi che hanno determinato, di volta in volta, la scomposizione del “Sistema” e dunque la ricerca di un nuovo ordine.

Gli arresti e i nuovi innesti

Se Francesco Patitucci è considerato al vertice della Confederazione, Roberto Porcaro, Mario Renato, Michele Di Puppo, Salvatore Ariello e Antonio Illuminato «hanno avuto a disposizione una rete di pusher di cui si sono serviti nei rispettivi gruppi e sottogruppi al fine di spacciare in particolare cocaina, hashish e marijuana». Con il capo messo fuori gioco da un blitz, sarebbero stati loro ad assumere tutte le decisioni di maggior rilievo per tenere in vita la struttura associativa «in funzione di un’ampia organizzazione generale dell’attività criminale». L’attenzione del testimone si focalizza sul gruppo Porcaro, capace di reagire all’arresto dei sodali «reperendo nuovi innesti da utilizzare nell’attività illecita così da garantire, senza soluzione di continuità, il perseguimento del programma criminoso». Come racconta, in aula, il luogotenente Spinelli: «l’esistenza di piccoli sottogruppi di pusher all’interno della medesima compagine criminale è stata una delle caratteristiche del gruppo Porcaro che consta di numerosi sodali».

Una piazza senza coca

Nonostante la rete capillare di venditori di droga, i canali di rifornimento si inceppano e l’arrivo di fornitura di polvere bianca nella città dei bruzi si interrompe. Tre soggetti vengono intercettati mentre discutono sul prezzo migliore di acquisito definito poi al grammo. «55 a credito però compà 1.000, 1.500 li ho dati e la vuole pagata a 55 a credito». Questo passaggio per chi indaga è sintomatico della indisponibilità in quel momento storico di sostanza stupefacente. I sodali di Porcaro non si arrendono e si rivolgono ad appartenenti di un altro gruppo. «C’era questo Michele (non è stato identificato, ndr) che aveva proposto un prezzo più alto rispetto a quello praticato per l’acquisto (…) in città vi era penuria di cocaina di buona qualità», ricorda ancora il teste che cita una intercettazione di uno dei soggetti coinvolti nello spaccio. «Tutti questi stanno avendo adesso e per questo ti ho detto del casino che c’è, che sta arrivando e qua qualcuno si è innervosito perché adesso maneggiano tutti questa qua che hai visto pure tu». Uno dei fedelissimi di Porcaro cerca di reperire informazioni per l’acquisizione di cocaina: «ma per domani, tu come sei messo?». L’interlocutore risponde: «E no che te la faccio trovare per stasera, io non ne avevo, ma io te la trovavo, pure che non ne avevo da nessuna parte dovevo andare da qualche parte, più di questo che ti devo dire? Non ti faccio rimanere senza». Quando sul tavolo ci sono coca e danari, il modo per concludere un affare si trova sempre. (f.benincasa@corrierecal.it)

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