L’affido che cambia la vita, la storia di Franco Corapi e la sfida dell’accoglienza in Calabria
Dall’accoglienza temporanea all’affido preadottivo, il racconto di una famiglia reggina che ha aperto la propria casa a due fratellini

REGGIO CALABRIA «L’affido è un periodo temporaneo in cui tu metti a disposizione la tua casa, il tuo amore, la tua famiglia per dei bambini in situazione di disagio». Nelle parole di Franco Corapi, papà affidatario, c’è il senso di una scelta che nasce da una domanda semplice ma profonda: che cosa può fare una famiglia per gli altri? Franco e sua moglie avevano già una figlia biologica. Una famiglia come tante. Eppure sentivano che quella storia poteva aprirsi ancora. «Ci chiedevamo – racconta Franco al Corriere della Calabria – in che modo potessimo essere utili al mondo». «Mi piace dirlo anche in modo un po’ poetico: volevamo rendere fertile il nostro matrimonio, andare oltre il fatto di avere già una figlia».
Nel 2018 decidono di intraprendere il percorso per diventare famiglia affidataria con l’associazione Metacometa, realtà legata al mondo salesiano. A luglio iniziano il corso di formazione. A dicembre arriva la telefonata che cambia tutto: due fratellini piccolissimi hanno bisogno di una casa. Uno ha sei mesi, l’altro due anni. Doveva essere un affido temporaneo, come accade spesso. Ma la situazione familiare dei bambini è complessa, segnata dall’abbandono. Poi arrivano i tempi lunghi della giustizia, la pandemia, i procedimenti giudiziari.
Gli anni passano. E quei due bambini crescono lì
Nel 2024 il tribunale pone alla famiglia una domanda decisiva: siete disposti a tenerli per sempre? «Naturalmente abbiamo detto di sì», racconta Franco. Oggi la famiglia è in affido preadottivo, in attesa della decisione definitiva. Quando arrivò in casa loro il più grande non parlava ancora, nonostante avesse due anni. «Ha fatto un lungo percorso di recupero», spiega Franco. Oggi ha recuperato quasi completamente le competenze della sua età. Il più piccolo, invece, di fatto ha conosciuto solo quella famiglia. In otto anni è passata una vita. E la porta di casa non si è mai chiusa. Accanto alla crescita dei due fratellini, la famiglia ha accolto anche altri bambini per periodi brevi: qualche settimana, un mese, spesso durante l’estate. Anche una ragazza di quattordici anni che aveva bisogno di fermarsi per un po’, di trovare un luogo tranquillo dove respirare. «La cosa importante dell’affido vissuto dentro un’associazione è che non sei solo», spiega Franco. La rete aiuta a gestire i rapporti con tribunali, servizi sociali e tutori, permettendo alle famiglie di concentrarsi davvero sui bambini. Anche la figlia biologica è cresciuta dentro questa esperienza. All’inizio con naturalezza, poi con le fatiche normali dell’adolescenza: condividere spazi, attenzioni, affetti non è sempre semplice. Ma fa parte di una storia familiare che continua a cambiare. Nel frattempo anche l’impegno di Franco nell’associazione è cresciuto: oggi è vicepresidente di Metacometa, una realtà che negli anni si è estesa a livello nazionale.
Storie come la sua raccontano il cuore dell’accoglienza. «Bisogna capire che quando si aiuta qualcuno bisogna aiutarlo a volare», ricorda don Giacomo Panizza, sacerdote affidatario. E spesso il senso di tutto si ritrova in gesti semplici, come dice Fiorella, mamma affidataria: «È bello saperla felice, saperla sorridente».
“L’arte di accogliere – Settimana dell’accoglienza e della solidarietà familiare”
Proprio per riflettere su queste esperienze e rilanciare la cultura dell’accoglienza, dal 16 al 21 marzo Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana di Reggio Calabria, ospita “L’arte di accogliere – Settimana dell’accoglienza e della solidarietà familiare”, una serie di incontri con scuole, cittadini, famiglie ed esperti.
L’iniziativa, inserita nel progetto nazionale C.A.S.A. – Comunità, Alleanze e Solidarietà per l’Accoglienza, è promossa dal Centro comunitario Agape, dal Forum delle Associazioni familiari, dall’Ordine degli assistenti sociali e dalla Città Metropolitana. Il programma prevede tavole rotonde, testimonianze, laboratori con gli studenti e una mostra dedicata ai temi dell’affido e dell’adozione. Tra gli appuntamenti, il confronto su come rilanciare l’affido in Calabria, l’approfondimento sui bambini con bisogni speciali, e un incontro dedicato all’adozione e all’affido internazionale dei minori stranieri non accompagnati. «Sono dieci i punti che, come promotori della settimana della solidarietà familiare, mettiamo sul tavolo», spiega Mario Nasone, del Centro comunitario Agape. L’obiettivo è aprire un dialogo tra istituzioni, famiglie e terzo settore per rafforzare le politiche di accoglienza. Tra le priorità c’è l’attivazione del tavolo tecnico regionale sull’affido e la creazione dei Centri affido in tutti gli ambiti territoriali della Calabria, con finanziamenti per assumere assistenti sociali, psicologi ed educatori e rafforzare la formazione degli operatori. Nel medio periodo si punta anche a costruire una rete regionale di neuropsichiatria infantile, con reparti ospedalieri e comunità sociosanitarie che possano sostenere sia le famiglie di origine sia quelle affidatarie e adottive che accolgono minori con patologie.
Al centro del confronto ci sono inoltre il sostegno alle famiglie fragili attraverso i servizi di prossimità, progetti individualizzati per i ragazzi che raggiungono la maggiore età e una informazione più diffusa sui temi dell’affido e dell’adozione, coinvolgendo scuole, media e istituzioni. Un altro obiettivo è promuovere percorsi per il recupero della genitorialità, quando possibile, per favorire il ripristino delle relazioni familiari. «L’arte di accogliere – conclude Nasone – è un percorso al quale tutti sono invitati a partecipare, perché ognuno possa sentirsi parte di una comunità capace di accogliere e fare da ponte per la tutela e il benessere dei minori». E forse è proprio questo il senso più profondo di storie come quella di Franco Corapi: famiglie normali che, aprendo la porta di casa, riescono a cambiare il destino di qualcuno. E anche un po’ il proprio.
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