Referendum giustizia, hanno tutti ragione. Ma finalmente si (ri)parla di errori giudiziari
Al netto dello scontro – anche aspro e con qualche sclerotizzazione – tra sostenitori del Sì e del No alla riforma, il tema delle ingiuste detenzioni è tornato prepotentemente in agenda

COSENZA “Sono innocente”. È il titolo della trasmissione che qualche anno fa il giornalista calabrese Alberto Matano condusse su Rai 3: raccontava storie di persone arrestate ingiustamente, vittime di errori giudiziari o detenzioni ingiuste (nel nostro titolo si semplifica ma sappiamo che le due cose sono differenti: il primo è la condanna definitiva di un innocente, annullata tramite revisione, che dà diritto a una riparazione integrale; la seconda riguarda la custodia cautelare subìta prima di un’assoluzione).
Fu quella una iniziativa lodevole tanto più se “intestata” al tanto vituperato servizio pubblico. A una settimana dal referendum sulla riforma della giustizia si può tirare una linea per tastare la consapevolezza dei cittadini: la fonte di informazione principe per gli italiani – la tv – può molto e una campagna referendaria partita in sordina sta in questi giorni avendo un’accelerazione chi si riflette nei crocicchi per strada e nelle chiacchiere da bar, che non sempre sono da condannare come momento di confronto e formazione dell’opinione pubblica; la recente fiction su Enzo Tortora (disponibile in questo caso su HBO Max) va in questa stessa direzione, poi ci sono casi come quello di Bruno Contrada, morto l’altro ieri, la cui vicenda giudiziaria è forse l’esempio di stortura tra condanne, sentenze ribaltate e revisioni del processo, «una tortura più crudele di un ergastolo» ha scritto Giuseppe Sottile sul Foglio. «Se vi parlano di giustizia (…), se vi parlano di processo giusto o di equilibrio tra accusa e difesa pensate a Bruno Contrada». Calvario e gogna sono due parole che si attagliano bene alla sua esperienza come a quella di altri cittadini comuni – erano loro l’oggetto della trasmissione di Matano – che le subiscono senza neanche copertura mediatica e campagne a sostegno.
Hanno tutti ragione
Sì o No? Come nel romanzo di Paolo Sorrentino, hanno tutti ragione e questo non vuole essere un articolo esaustivo su un argomento monstre per cui servono competenze specifiche. Una premessa però va fatta: nel momento in cui due diverse posizioni si confrontano con la forza della ragione e le cifre e i fatti che corroborano dall’una e dall’atra patrte, il dibattito non può essere che sano. Questa non è una “guerra” tra avvocati e magistrati, tengono spesso a specificare i comitati per il Sì, cercando anche di levare la patina (tossica) della politicizzazione dello scontro (dal No rispondono che un intervento sulla giustizia era sì urgente ma non in questi termini ed “esautorando” il Parlamento).
Ma anche il rischio dei tecnicismi è stato scongiurato a favore di argomenti che di certo hanno più presa sul cittadino comune. È qui che torniamo al tema da cui siamo partiti: a sostegno di un processo giusto, gli avvocati hanno citato casi eclatanti di errori giudiziari come quelli che hanno riguardato gli esponenti politici (di centrosinistra, è bene ricordarlo) Mario Oliverio e Gianluca Callipo, o altre vicende ancora sub iudice come quella che riguarda l’avvocato Marcello Manna, o ancora sentenze limite come le 121 assoluzioni del processo Tamburo – con annessi sequestri di tratti autostradali – e il caso Pagliuso con l’azzeramento di una squadra di calcio. «Anche un solo errore giudiziario è una sconfitta» la chiosa.
Assoluzioni e processi ingiusti
Un po’ di argomentazioni salvate in questi giorni sul taccuino del cronista. A proposito di assoluzioni, il viceministro Francesco Paolo Sisto premettendo che la riforma «è dalla parte del cittadino, perché i magistrati saranno liberi di decidere senza condizionamenti e si eviteranno tanti errori giudiziari» in videocollegamento a Cosenza ha riportato il dato del 47% di assoluzioni, «un dato che mi preoccupa» ha chiosato.
Nelle parole di Piero Santese – presidente di sezione della Corte d’appello di Catanzaro – invece la bussola dei sostenitori del Sì: «Sulle assoluzioni non c’è bisogno di meravigliarsi perché il nostro è un processo accusatorio in cui la prova si forma in dibattimento, io trovo scandaloso che Sisto si scandalizzi. Sugli errori giudiziari si fa confusione con le ingiuste detenzioni, per cui non serve riformare la costituzione ma agire sulle misure cautelari e sul processo».
Proprio sulle assoluzioni, il magistrato Domenico Guarascio ha ribattuto che «se ci sono le assoluzioni significa che il sistema funziona, è fisiologico, altro che errore giudiziario».
Roberto Le Pera, presidente della Camera penale cosentina – in queste settimane di dibattiti e confronti –anche accesi e un episodio che ha interrogato le parti in causa sui “confini della satira” – ha spesso riportato il dato delle 6800 ingiuste detenzioni a fronte di appena 10 censure per i magistrati, usando questo dato come leva a favore dell’Alta corte di giustizia che “controllerà” l’operato dei giudici, altro elemento divisivo e sui si appunta il No dei contrari alla riforma.
Ragioni a confronto
Le ragioni dei penalisti: «L’articolo 104 della costituzione è già uno sbarramento a tutela del potere giudiziario. Il tema non va politicizzato, la riforma è lo sbocco naturale di un processo riformatore iniziato nel 1989 a firma Vassalli e comunque molti fautori del Sì vengono dal mondo di centrosinistra, da Pisapia a Zagrebelski. Fuori le correnti e dunque la politica dal sistema giustizia, il sorteggio eviterà ingerenze e nomine “orientate” nel Csm». Inoltre non è la prima volta che si mette mano alla Costituzione, «organismo vivente che deve adeguarsi ai cambiamenti della società».
Ribattono i sostenitori del No: «Per la prima volta un testo viene sottoposto al voto referendario senza neanche una virgola modificata rispetto all’impianto del governo, e soprattutto senza un passaggio parlamentare». Il dibattito è aperto, ci aspetta un’altra settimana di confronti-scontri e momenti per chiarirsi le idee o farsene una. (EFur)
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