Una campagna sguaiata, tra ballerine di terza fila e pigmei della politica
Povera Italia, si fa ingannare sulla “Costituzione piu’ bella del mondo”

E’ stato detto: niente che riguardi il merito ma,sopratutto,si può aggiungere un rivoltante arrembaggio di ballerine di terza fila e pigmei della politica. Che brutta figura (l’ennesima!) per il Paese di Alcide De Gasperi,Palmiro Togliatti,Pietro Nenni,Benedetto Croce,Giuseppe Saragat,Piero Calamandrei,Costantino Mortati,Luigi Einaudi,Umberto Terracini,solo per citarne alcuni. Che fastidio – per dirla con Ditonellapiaga – e che inutilità per quanti ci credono ancora (invero pochi) nel dibattito pubblico sulle questioni essenziali della vita della Repubblica.
CONTRADDITTORIO MUTO
E già,il contraddittorio muto,divenuto una specie di “chisenefrega” (recte: un ritorno al metodo del “me ne frego”…),con una riforma sulla separazione dei poteri (chiamiamola col suo nome…) approvata a colpi di maggioranza e di cui si chiede ora la conferma al popolo,sovrano sì ma non una massa amorfa da plasmare e mobilitare attorno ad un pensiero unico (lascio ai costituzionalisti di spiegare il vero senso del referendum confermativo e,sopratutto,cosa deve precederlo…).
UNA COLOSSALE FAKE NEWS SU UNA INESISTENTE RIFORMA DEL PROCESSO PENALE.
Una prima cosa che mi ha colpito, insieme all’informazione distorta,sono le fake news sul processo penale. Io me lo ricordo il dibattito di quasi quarant’anni fa’ sulla riforma del codice di procedura penale: studiavo a Roma ed il nostro Professore di procedura penale,l’indimenticabile Delfino Siracusano (il Vicepresidente della Commissione redigente),aveva costituito un gruppo di studio a “La Sapienza” nel quale si discuteva della riforma, sopratutto sulle sue linee fondamentali in relazione ai molti progetti precedenti non andati a buon fine.
Molti di quelli che oggi discettano di “processo accusatorio”,a quei tempi frequentavano le elementari o forse le medie,infatti ancora confondono il processo TENDENZIALMENTE ACCUSATORIO (così lo definiva Siracusano) con l’’ACCUSATORIO PURO,che -mi spiace doverlo ricordare- non è il processo penale democratico italiano della riforma dell’ottantotto.
E su questa “balla colossale” si è costruita una riforma dell’ordinamento costituzionale italiano (quella attuale) asseritamente di compimento di una vocazione mai nata e nemmeno lontanamente ipotizzata tampoco da Vassalli,il quale,da fedele osservante della Costituzione,reputava equilibratissimo l’assetto costituzionale della magistratura.
Forse va detto che il nostro processo penale è nato ibrido e per trasformarlo in accusatorio puro non serviva certo la separazione delle carriere.
Ed allora,facciamo chiarezza.
Nonostante ciò che vanno ancora propugnando alcuni leader politici, questa riforma non serve affatto a mettere in condizioni di parità il pm e la difesa dinanzi ad un giudice terzo.
E ciò perché è la legge processuale (per l’appunto il codice dell’88),non toccata da questa riforma,a non rendere fino in fondo terzo il giudice ed assicurare autentica parità fra le parti.
Secondo quanto ha affermato la
Corte costituzionale italiana negli anni 91/92,il processo penale vigente e’ finalizzato all’accertamento della verità ed il passaggio dal sistema inquisitorio (fascista,del codice Rocco) a quello tendenzialmente accusatorio (dell’ottantotto),deve aver riguardo al principio del contraddittorio ma con lo sguardo rivolto al principio di non dispersione della prova.
Per chi non lo avesse ancora capito questo significa che il giudice terzo non è affatto un notaio ma un garante dell’accertamento della “verità materiale” nel processo penale.
Rimangono quindi “tossine d’inquisitorieta’”(l’espressione è di Siracusano) nel processo penale vigente ma in una dimensione diversa,ossia in un contesto -come si diceva- di non dispersione delle prove.
Ora non vi tedierò con i motivi storici e tecnici (civil law,code Napoleon,libero convincimento del giudice,solo per citarne alcuni…) propri dell’europa continentale,che hanno permeato questa opzione (e nemmeno sulle molteplici norme che facilitano il giudice ad irrompere in un processo non completamente “di parti”),ma vorrei soltanto dire che la separazione delle carriere e’ funzionale ad un sistema di common law e non ad un sistema di civil law,come il nostro.
Ed ancora.
Se si fosse voluto davvero trasformare il nostro sistema da “tendenzialmente accusatorio” ad “accusatorio puro”,si sarebbe dovuta fare una vera riforma della giustizia penale,di sistema,ossia di modifica delle norme processuali per rendere il giudice davvero terzo in un processo di parti davvero in condizioni di parità.
Ed aggiungo che la parità l’assicurano le norme non certo le impressioni (a volte pure fondate…) di favoritismi fra magistrati dell’accusa e giudici.
Ma più spesso è proprio l’ignoranza del postulato circa la non dispersione della prova e,sopratutto, dell’esigenza dell’accertamento della verità,a far credere che il giudice ammicchi al pm mentre,magari,l’intento è differente.
Questo modello non è stato realizzato nell’ottantotto (con il contraddittorio “trionfante in Costituzione” ma nella pratica in perenne tensione con elementi inquisitori..,come usava ripetere il Professore) e tampoco adesso che si è andati in tutt’altra direzione.
Chi fa credere che questa riforma ordinamentale (separazione delle carriere) produrrà questo risultato vi inganna,perché questa riforma non produce efficienza e rapidità dei processi (come peraltro e’ stato riconosciuto anche da tecnici della materia,come Giulia Bongiorno e perfino dal Ministro Nordio).
E non è l’unico inganno.
Questa riforma non produrrà certo una giustizia che “non manda i colpevoli in carcere e gli innocenti manda tranquilli…”(Filangieri) e ciò perché non incide sulle norme processuali e sulla loro interpretazione (spesso ancora incostituzionale nonostante il precetto costituzionale sul “giusto processo”…), per la quale è stata prodotta la situazione paradossale di tante ingiuste detenzioni…e tante altre ingiustizie.
VASSALLI TRAVISATO
E non si tiri in ballo il Professor Vassalli, come pure ho sentito ripetere in questi mesi: il Professore non ha mai nemmeno lontanamente pensato ad un “accusatorio puro” (in più occasioni affermo’ di voler eliminare il riferimento al termine ”accusatorio” perfino dal preambolo al nuovo codice di procedura penale); tampoco ha mai propugnato la separazione delle carriere…
Basta,a tal proposito,rileggere i Suoi “Ultimi scritti” del 2007,per riscontrare quanto il grande Maestro del diritto penale,riconoscesse le differenze strutturali fra il nostro assetto ordinamentale e quello americano.
Giustamente,Mitja Gialuz,di fronte al travisamento del pensiero di Vassalli,ha dovuto far ricorso a Cicerone:”I vivi hanno il dovere di ricordare per impedire distorsioni”(Filippiche,IX,10).
E’ però evidente che chi parla a reti unificate disconosce completamente lo storico dibattito dottrinale sulla riforma del codice di procedura penale e parla soltanto per slogan!
E li vedi e li senti sermoneggiare,salvo rare eccezioni,a destra e a manca,come novelli Soloni e sempre con la solita prosopopea, la pappardella imparata a memoria,una specie di filastrocca senz’anima!
LE VERE RAGIONI DELLA RIFORMA ORDINAMENTALE
Perché allora si è proceduto così? Per un semplice calcolo politico.
La maggioranza di governo ha avvertito il malessere crescente nel Paese per i casi di malagiustizia,ha “approfittato” delle rivelazioni del caso Palamara,per organizzare una campagna mediatica contro la Magistratura che,come tutti i corpi dello Stato,è sì imperfetta,ma,nella stragrande maggioranza dei casi,è ancora sana!
FRAMMENTAZIONE DEL POTERE GIUDIZIARIO.SORTEGGIO PURO E SORTEGGIO TEMPERATO.
TRADITA LA SOSTANZA DELL’AUTOGOVERNO
I sostenitori del SI,con “l’aiutino” della destra e dei megafoni berlusconiani (dispiace vedere fra questi anche l’Unione delle Camere Penali nelle quali,con ruoli di responsabilità,hanno militato e militano uomini di limpida fede democratica),vogliono farvi credere (vergognosa la campagna dei media di regime…) che,dopo questa riforma, cesseranno le ingiuste detenzioni,i processi ingiusti…tutte balle!
Perché accada questo bisognava cambiare le norme,non intimidire i magistrati con procedure disciplinari incostituzionali perché governate da un giudice politico organizzato (sorteggio temperato) contro una magistratura non eletta e disorganizzata (sorteggio secco),oltreché un giudice speciale(vietato dalla Carta ex art.102,c.2,Cost.).
Separare giudici e pm,istituire due CSM ed una alta corte disciplinare,con procedure selettive chiaramente incostituzionali perché violative dell’elettorato attivo e passivo dei magistrati in organi di autogoverno,così violandone di fatto autonomia ed indipendenza,e’ un modo per demolire l’indipendenza e l’autonomia della Magistratura.
Perché anche un bambino capisce che se privi uno del diritto di voto (non critico il sorteggio in sé ma l’idoneità di uno strumento del genere a garantire l’espressione della volontà del magistrato che ha diritto di scegliere il suo rappresentante in un organo che,proprio per questo,è di auto-governo) -non così per i laici scelti dal parlamento da una lista non si sa bene se lunga o corta ma comunque condizionata dalla maggioranza parlamentare- l’auto-governo si va a strafriggere: ed hai voglia di dire che il sorteggio l’abbiamo in alcuni istituti (per esempio l’impeachment),si tratta di argomenti fallaci in quanto in quei casi l’obliterazione del diritto di voto non incide direttamente sull’elettorato attivo e passivo come fatto costitutivo di un organo dotato,in ragione di ciò,della necessaria autonomia.
L’ALTA CORTE:UN GIUDICE SPECIALE VIETATO DALLA COSTITUZIONE ED ALTRE FORZATURE
Un giudice speciale -lo ricordo a me stesso- guarda caso inaugurato nel periodo fascista (1926) per “mettere in riga” i magistrati “non allineati”. Un giudice speciale soltanto per i magistrati ordinari mentre per tutti gli altri magistrati (amministrativi,contabili, tributari) si procede secondo le vecchie regole,impugnazioni comprese. Poi però non si lamentino i promotori del SÌ se la Corte Costituzionale annulla la legge costituzionale (può farlo) per evidente disparità di trattamento ed irragionevolezza!
Un giudice composto da soli magistrati di legittimità e non da giudici di merito in palese violazione dell’art.107 Cost., ancora mi pare in vigore nella parte in cui “i magistrati si distinguono tra loro soltanto per diversità di funzioni”.
LA TRAGEDIA FASCISTA ED I RICORSI STORICI. LA SCORCIATOIA DEL REFERENDUM CONFERMATIVO DI UNA “PAPPA PRONTA”
Ma torniamo al punto: gli italiani hanno buona memoria ed i propagandisti di oggi non li faranno assopire con gli anestetici somministrati quotidianamente da giornalisti lautamente prezzolati e da questa grancassa a reti unificate! In fondo è questo il problema del nostro tempo.
A quasi cento anni dalla tragedia fascista,si pensa che l’Italia abbia dimenticato: ed invece no!
Gli italiani hanno difeso la Costituzione dall’assalto del governo Renzi e così faranno anche questa volta.
Per questo ha ragione l’Associazione Nazionale dei Magistrati che denunzia un attentato all’indipendenza ed all’autonomia della Magistratura,perché chi sceglie le scorciatoie per raggiungere il risultato rimane bugerato dallo stesso metodo che utilizza.
Vedete,le Camere Penali propugnano la separazione delle carriere da trent’anni: nonostante l’impegno (da me mai condiviso…com’è a tutti noto) non sono mai riuscite nell’obiettivo.
Pur di centrarlo,pero’,si sono adesso associate ad una parte politica che,anziché avviare una riforma del processo penale nel merito,ossia con il vero obiettivo (ammesso che in Italia fosse possibile raggiungerlo…) di disciplinare un processo penale accusatorio puro (per me irrealizzabile in Italia,ma questo poco conta),si e’ adagiata sulla via più facile (definita volgarmente “scorciatoia”) ossia quella di una riforma ordinamentale.
Ora vedete,una marea montante ha combinato questo pasticcio con metodo onanistico,senza confronto parlamentare,in sostanza approvando la riforma “a colpi di maggioranza” e facendo leva su un sentiment che,a loro parere,avrebbe consentito di ribaltato la Costituzione e così dare avvio ad una rivoluzione autoritaria.
Ma ,grazie a Dio,i Costituenti hanno previsto il referendum confermativo!
Qui si dà la parola al popolo,ma in un contesto particolare:
Prima di tutto bisognerebbe chiedere al popolo sovrano, se una riforma di tale portata,al di là della questione di merito di cui si è detto,meritasse (se non altro per la sua complessità) un vero confronto parlamentare prima di essere sottoposta al voto popolare.
LA PARTITA E’ CAMBIATA. I MEDIA IN CAMPO PER SUSCITARE, ATTRAVERSO I CASI DI MALAGIUSTIZIA, LA RIPROVAZIONE POPOLARE VERSO LA MAGISTRATURA
A me sembra che la maggioranza degli italiani abbia capito ben poco…e così la fake news del miglioramento dell’efficienza della giustizia ha lasciato il passo ai veri intenti della riforma:
Infatti, ora che la coscienza popolare pare rivoltarsi contro una riforma siffatta,si corre ai ripari attraverso maratone mediatiche nelle quali si vanno raccogliendo tutti i casi di malagiustizia pur di dileggiare complessivamente la Magistratura.
Sicché la riforma è diventata oramai apertamente una specie di ritorsione della Politica verso la Magistratura (che però dovrebbe almeno tentare un esame di coscienza…ma questo è un altro discorso…): giudicate un po’ voi se si può modificare la Carta sulla base di un tale incredibile giravolta!
Ma non basta: i nostri costituenti, avevano previsto alcuni rimedi allo strapotere delle maggioranze.
Vedete,a parte la previsione del potere disciplinare esercitato -secondo questa riforma- dal Ministro della Giustizia (esattamente come avveniva nel periodo fascista…vi siete chiesti perché?)al quale attualmente è riservato il solo avvio dell’azione;a prescindere dalla previsione di un’alta Corte (con maggioranze laiche blindate e magistrati sorteggiati,quindi con opinioni non omogenee) che giudica in primo e secondo grado (si riformeranno le lasciando da parte il fatto che scompare in questa riforma il quorum per l’elezione dei membri laici dell’attuale CSM.
QUALCHE DOMANDA.
Vi chiedo: perché i Costituenti hanno previsto che l’azione disciplinare sia esercitata dal Procuratore Generale della Cassazione lasciando al Ministro della Giustizia il solo avvio dell’azione?
Perché da un Magistrato e non dal Ministro della Giustizia,quindi non dal Governo? C’entra forse qualcosa questo con l’effettività dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura?
E’ questo un modo per garantirla questa autonomia e questa indipendenza a prescindere da vuote espressioni di principio?
Perché i Costituenti hanno previsto che l’elezione dei membri laici del CSM siano eletti con una maggioranza del 3/5 del parlamento in seduta comune così garantendo anche l’elezione di rappresentanze della minoranza parlamentare?
C’entra forse qualcosa questo con l’effettività dell’autonomia della Magistratura?
E’ questo un modo per garantirla questa autonomia a prescindere da vuote espressioni di principio?
Un’alta Corte così strutturata (laici eletti,tre nominati dal Capo dello Stato, gli altri sorteggiati sia pure fra alti gradi della Magistratura),può condizionare le decisioni dei magistrati tutti per il timore di rappresaglie disciplinari per decisioni sgradite,minandone alla radice l’indipendenza?
Insomma,il metodo della punizione (recte: ritorsione)e’ davvero indispensabile,oppure alla correntocrazia (che certo non mi sogno di negare) si può ovviare con una semplice legge ordinaria dello Stato,magari condivisa fra maggioranza ed opposizione, senza “prove di forza” costituzionali, attraverso un sistema elettorale per il CSM che valorizzi le singole qualità personali dei candidati in tal modo evitando il sistema delle liste bloccate su soggetti fidelizzati?
Un sistema che,sopratutto,non finisca per conculcare gli strumenti espressivi della libertà costituzionale di associazione fra magistrati valorizzando,piuttosto,il contributo,nient’affatto modesto,che i dibattiti hanno negli anni assicurato ai temi della giurisdizione e del rapporto fra questa e la società (Rordof).
Ed allora,perché attentare alla separazione dei poteri per dimostrare,con la forza,ciò che si può ottenere con il ragionamento, la discussione ed il dialogo.
Perché,vedete,e’ quest’ultimo il metodo sul quale si è formato il Patto degli italiani dopo la tragedia del ventennio fascista!
UNA FERITA CHE ANCORA SANGUINA
Ed è proprio quello inaugurato oggi il metodo che allora si voleva dimenticare per sempre: un metodo,quello di oggi,che fa riecheggiare la prestanza ed il vigore dell’uomo forte,la prevalenza dell’intolleranza (come cercai di dibattere in un Convegno internazionale di qualche anno fa’ nella nostra Università) che non ha bisogno di confrontarsi con nessuno per raggiungere la soluzione che si ritiene giusta,che fa tutto da solo e che “non deve chiedere mai”(come l’uomo di un noto dopobarba in voga negli anni ‘90 del secolo scorso…),al quale naturalmente da’ fastidio il referendum costituzionale confermativo(…e chissà che non tolgano anche questo in futuro pur di demolire i presidi essenziali della democrazia).
Ora,vedete,io trovo questo metodo,aldilà di tutte le criticità di cui ho scritto, un modo violento di fare politica,un modo che il Paese in cui vivo non può approvare perché contrario alle proprie radici ed al fiume di sangue di una moltitudine di giovani vite spese perché vivessimo in una vera democrazia.
Se la giustizia non funziona (come davvero non funziona…) cerchiamo di migliorarla attraverso il paziente lavoro parlamentare, con soluzioni condivise,non certo picconando il sistema della separazione dei poteri che costituisce la base stessa della nostra vita democratica e civile.
Ma questo richiede fatica e perseveranza,beni introvabili nella piccola politica di oggi che ha distrutto il dibattito parlamentare in nome di un decisionismo prepotente e meramente demolitivo.
Perché il disegno è unico e non riguarda soltanto la giustizia: riguarda l’esecutivo che deve col “premierato” “far fuori” definitivamente il parlamento, che deve, con l’aziendalismo in sanità ed in nome di un efficientismo disumano,”far fuori” il welfare…e così si potrebbe a lungo continuare… .
Di fronte a questi che poi sono i grandi problemi della società attuale, vedo intorno a noi non soltanto sguaiate partigianerie ma sopratutto una politica piccola,con accenti “schizofrenici”,ossia manie di grandezza produttive di irreparabili squilibri fra poteri dello Stato.
Si rileggano,quindi,i lavori dell’Assemblea Costituente (a cominciare dall’illuminante intervento di Aldo Moro sull’art.1 della Carta) e li si confrontino col dibattito odierno e si vedrà tutto molto più chiaramente.
AVVOCATURA E MAGISTRATURA: UN SOLCO NON PIÙ COLMABILE
Del resto penso con terrore a ciò che resterà dopo il referendum,qualunque sia l’esito: un’Avvocatura penale, paladina dei diritti,indebolita dalla separazione delle carriere dei pm (ora più vicini al potere politico),costretta ad aggrapparsi alla giurisdizione anch’essa indebolita dalla frammentazione del potere giudiziario.
Un’Avvocatura penale (grazie a Dio non tutta) che,in questa campagna elettorale,ha speso troppo spesso toni ed argomenti divisivi,a tratti traboccanti di odio e rancore nei confronti di un potere giudicante tacciato genericamente e senza distinzioni di strabismo a favore dei pm.
Niente di nuovo per i cittadini e per ciò che a viva voce si domanda: sopratutto una giustizia rapida,efficace ed efficiente.
Soltanto tanta acredine ed un vuoto enorme fra coloro che,per cultura e formazione,dovrebbero essere un’unica cosa (ma su questo scriverò in futuro quando mi soffermerò a narrare del mio amore per l’Avvocatura,per ciò che era e che oggi non è più).
LA PARTITA DECISIVA E’ SULLA SEPARAZIONE DEI POTERI
Riavvolgendo il nastro di questo lunga ma spero non soporifera analisi,non posso non ricordare a me stesso il senso più profondo del nostro assetto costituzionale. Nato da una esigenza forte di liberazione dalle prepotenze e dagli squadrismi fascisti,i Costituenti sentirono il bisogno di affermare che la politica incontra limiti giuridici,quelli che oggi si vorrebbero di nuovo valicare! Questa è la ragione profonda -ed insopprimibile- che giustifica l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura,caratterizzando il potere giudiziario,inquirente,requirente e giudicante,in una dimensione unica,perché complessivamente sottratta alle interferenze,dirette o indirette,del potere esecutivo. Ed un’ulteriore notazione: il potere giudiziario giudicante si pone addirittura in una posizione di potenziale conflittualità con i poteri legislativo ed esecutivo,laddove gli è attribuito l’onere di attivare il giudizio di costituzionalità delle leggi.
A fronte di un potere politico fortissimo occorreva un bilanciamento di un potere giudiziario altrettanto forte. Ora,vedete,i Costituenti cercarono di mettere insieme una separazione dei poteri che,nella loro complessità, garantisse la formazione di poteri tutti forti: ciascuno dei tre poteri doveva essere in equilibrio con gli altri (attraverso il sistema dei freni e contrappesi -Fois-) e,nello stesso tempo,non prevaricabile dagli altri. Per questo i padri costituenti pensarono che l’unità del potere giudiziario lo rendesse valesse a bilanciare il potere politico. E vien da dire che coloro che oggi postulano del potere giudiziario la frammentazione si pongono evidentemente in totale discontinuità con i costituenti e,sopratutto,con le ragioni che quella scelta ispirarono.
Senza contare che l’unità del potere inquirente con quello giudicante, conferisce al primo,in realtà non necessariamente terzo come quello giudicante,la stessa indipendenza del secondo. Ed infatti,non a caso,con la separazione delle carriere,il potere inquirente si mostra subito come meno indipendente e perciò più facilmente assoggettabile al potere esecutivo.
Piuttosto è da dire che,nel nostro Paese,la Magistratura non ha in effetti operato adeguati sforzi per creare fra pm e giudici una cultura giurisdizionale comune,ciò che poi la Carta avrebbe preteso; e ciò è ancora più evidente nella fase delle indagini preliminari nelle quali il pm dovrebbe agire come organo di giustizia e non invece come accusatore.
Con il SÌ alla riforma cosa diventerebbe il pm?
Innanzitutto non più un soggetto della giurisdizione,perciò più esposto a populismi,alle istanze punitive massmediatiche e vittimistiche espresse dalla società.
INCAPACI DI VOTARE SU UNA QUESTIONE COSÌ COMPLESSA E DECISIVA
L’altra sera ho visto il tg1 che ha giustamente omaggiato,con un lungo servizio,un’importante attrice e conduttrice italiana per le sue esequie.
La notizia successiva è stata la seguente,senza servizi di approfondimento e soltanto una vecchia foto: “è morto Jurgen Habermas, un filosofo,sociologo tedesco,tra i principali esponenti della Scuola di Francoforte.”Sic!
E mi sono chiesto: ma come possono gli italiani che vedono il più importante telegiornale d’Italia,apprezzare un servizio pubblico non educante,che opera secondo scelte di mercato minimo?
Come possono avere la curiosità di conoscere il ruolo delle istituzioni in una prospettiva “dialogico-emancipativa” in relazione alla crisi di legittimità che mina alla base le democrazie moderne e i meccanismi di formazione del consenso?
Come possono gli italiani,chiamati a pronunziarsi in consultazioni popolari, sviluppare quella che Habermas (uno dei più grandi filosofi del Novecento!) definiva una “nuova ragione comunicativa”, che egli riteneva potesse liberare l’umanità dal principio di autorità?
Povera Italia…pensa a Sanremo e si fa ingannare sulla “Costituzione piu’ bella del mondo”.
Votiamo NO,nonostante il “fastidio” (Ditonellapiaga).
*Avvocato