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Il ritorno di Valditara in Calabria e le sfide della scuola tra dispersione e riorganizzazione

Oggi la visita istituzionale del ministro a Paola, mentre il sistema regionale continua a confrontarsi con problemi strutturali ancora molto complessi da risolvere

Pubblicato il: 17/03/2026 – 7:00
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Il ritorno di Valditara in Calabria e le sfide della scuola tra dispersione e riorganizzazione

COSENZA Quando il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara stamattina tornerà in Calabria (visiterà l’Istituto Superiore “San Francesco di Paola” mentre nel pomeriggio, sempre nella città tirrenica, interverrà all’auditorium Sant’Agostino sul tema del referendum sulla giustizia), la giornata sarà scandita dai momenti tipici delle visite istituzionali: l’accoglienza della scuola ospitante, l’incontro con gli studenti, il saluto degli amministratori locali e le dichiarazioni alla stampa. Occasioni che, come avviene spesso in queste circostanze, mettono in luce il lavoro quotidiano delle comunità scolastiche e offrono uno spazio di confronto sui temi che riguardano il sistema educativo.
Eppure, appena oltre il perimetro dell’istituto che farà da palcoscenico alla giornata, la realtà della scuola calabrese in generale continua a raccontare una storia molto complessa. Una storia fatta di dispersione scolastica persistente, scuole che chiudono o vengono accorpate, studenti sempre meno numerosi e una generazione di docenti precari costretti troppo spesso a lasciare la propria terra per poter lavorare.
Sono problemi antichi, quasi strutturali, che negli anni non solo non si sono risolti, ma in molti casi si sono aggravati. Ogni anno i dati restituiscono lo stesso quadro: una regione che continua a perdere studenti, competenze e capitale umano, mentre le politiche educative sembrano inseguire le emergenze senza riuscire davvero a invertire la rotta.
È dentro questa realtà (oltre che in quella del referendum sulla giustizia) che si inserisce la nuova visita del ministro. E proprio per questo l’appuntamento non può limitarsi alla ritualità delle inaugurazioni o delle dichiarazioni istituzionali: la scuola calabrese avrebbe bisogno di risposte strutturali, perché le sue criticità non sono episodiche ma profondamente radicate nel tessuto sociale e demografico della regione.

Dispersione scolastica

La Calabria continua a registrare livelli di dispersione tra i più alti del Paese. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica e delle analisi territoriali più recenti, nel 2025 la dispersione scolastica implicita – cioè la quota di studenti che completano il percorso scolastico senza competenze adeguate – raggiunge il 21,6% al termine del primo ciclo di istruzione e il 9,3% nel secondo ciclo, valori significativamente superiori alla media nazionale.
Il quadro emerge con chiarezza anche dalle rilevazioni dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Nel Rapporto Invalsi 2025, relativo alle prove dell’anno scolastico 2024-2025, circa il 60 per cento degli studenti calabresi dell’ultimo anno delle scuole superiori non raggiunge il livello minimo di competenze in matematica, mentre le difficoltà nella comprensione dei testi rimangono molto diffuse.
Si tratta di indicatori che non riguardano soltanto il sistema educativo ma che incidono direttamente sulle prospettive di sviluppo del territorio: bassi livelli di competenze si traducono spesso in difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro, ma soprattutto una mancanza di coscienza critica e una maggiore vulnerabilità sociale.

Il calo demografico e la riduzione delle scuole

Alla dispersione si aggiunge un’altra trasformazione profonda: il progressivo ridimensionamento della rete scolastica. Secondo i dati della Regione Calabria sul dimensionamento scolastico, il numero di istituzioni scolastiche autonome passerà da circa 360 nell’anno scolastico 2023-2024 a 276 nel 2026-2027, con una riduzione complessiva di 84 autonomie scolastiche nel triennio. La contrazione è dovuta principalmente al calo demografico e ai nuovi parametri nazionali per il dimensionamento delle scuole. Il fenomeno è evidente anche nei numeri degli studenti. Secondo dati dell’Ufficio scolastico regionale citati nel 2025, per l’anno scolastico in corso è stata prevista una diminuzione di oltre 6.200 studenti, con un conseguente taglio di circa 216 posti di docenti nell’organico.
Questi cambiamenti comportano accorpamenti di istituti e la riduzione delle dirigenze scolastiche, con effetti particolarmente rilevanti nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove la scuola rappresenta spesso uno dei pochi presìdi culturali e sociali.

Tempo pieno e mense: servizi educativi ancora insufficienti

Un altro indicatore della fragilità del sistema riguarda l’offerta dei servizi scolastici. Secondo un’analisi del 2024 basata sui dati di Save the Children, solo il 25,5% degli alunni della scuola primaria in Calabria usufruisce del tempo pieno, mentre appena il 20,8% degli studenti ha accesso al servizio mensa, contro una media nazionale del 36,9%. Si tratta di un divario che ha conseguenze educative importanti. Il tempo pieno, infatti, non è soltanto un servizio organizzativo per le famiglie ma uno strumento fondamentale per ridurre le disuguaglianze, offrendo più ore di apprendimento, laboratori, attività sportive e culturali. In territori caratterizzati da forti fragilità sociali, la mancanza di questi servizi rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze educative.

Povertà educativa e disagio sociale

Il contesto sociale in cui opera la scuola calabrese contribuisce a rendere la sfida ancora più complessa. Secondo dati diffusi nel 2025, il 13,8% dei minori in Calabria vive in condizioni di povertà assoluta e oltre il 35% in povertà relativa, valori tra i più alti in Italia. Le statistiche sull’esclusione sociale mostrano un quadro ancora più preoccupante: quasi la metà dei minori calabresi (48,8%) è a rischio di povertà o esclusione sociale, mentre il 37,2% della popolazione vive in famiglie con redditi inferiori al 60% di quello mediano nazionale. Le conseguenze si riflettono anche nella cosiddetta povertà educativa. In Calabria, ad esempio, solo il 36,7% dei bambini e ragazzi legge libri nel tempo libero, molto meno della media nazionale, appena il 45% pratica attività sportive, solo il 79,2% dei minori dispone di un computer o tablet con connessione internet a casa, contro oltre il 90% della media italiana.
Sono indicatori che raccontano un deficit di opportunità culturali e formative che inevitabilmente si riflette anche sui percorsi scolastici.

La precarietà dei docenti e la fuga dal Sud

A complicare ulteriormente il quadro è la precarietà strutturale del personale docente, una condizione che riguarda l’intero sistema scolastico italiano ma che assume caratteristiche particolarmente evidenti nelle regioni meridionali. Com’è ormai noto da tempo, molti insegnanti formati nelle università calabresi, spesso con percorsi di specializzazione e abilitazione complessi e costosi, sono costretti ad accettare incarichi lontano dalla propria regione. Il risultato è un fenomeno ormai consolidato: la migrazione professionale dei docenti dal Sud verso il Nord, dove le cattedre disponibili sono più numerose e stabili. Mentre in Calabria diminuiscono gli studenti e si riduce l’organico delle scuole, migliaia di insegnanti calabresi sono costretti a lavorare in altre regioni, spesso per anni o per la vita intera, lontani dalle proprie famiglie di origini. Questa dinamica produce almeno due effetti negativi: discontinuità didattica per gli studenti e perdita di capitale umano qualificato per il territorio.

Un nodo strategico per il futuro della regione

Dispersione scolastica, accorpamenti e precarietà del personale non sono fenomeni isolati, ma parti di una stessa equazione. In territori caratterizzati da povertà educativa, spopolamento e fragilità economica, la scuola rappresenta uno dei principali strumenti di coesione sociale. Ridurre la presenza delle istituzioni scolastiche o non garantire stabilità agli insegnanti significa indebolire ulteriormente il tessuto culturale delle comunità locali.
Gli osservatori del settore individuano alcune linee di intervento fondamentali. Riduzione della dispersione scolastica, attraverso programmi di recupero delle competenze e potenziamento del tempo scuola. Tutela dei presìdi educativi nei piccoli comuni, evitando accorpamenti che aumentino le distanze tra studenti e scuole. Stabilizzazione del personale docente, per garantire continuità didattica e contrastare la migrazione professionale. Investimenti in infrastrutture e servizi scolastici, a partire da mense, trasporti e tempo pieno.
La condizione della scuola calabrese ovviamente non può essere letta come un problema esclusivamente regionale, ma è certo che se la dispersione e il divario educativo tra Nord e Sud non verranno ridotti, il rischio concreto è quello di consolidare un’Italia divisa anche sul piano delle opportunità formative. (redazione@corrierecal.it)

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