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“genesi”

La Cassazione annulla con rinvio la sentenza di Marcello Manna e Marco Petrini. I motivi dei ricorsi

In secondo grado, i giudici di Salerno avevano riconfigurato il reato in corruzione per l’esercizio della funzione. Il ricorso presentato anche dalla procura generale

Pubblicato il: 17/03/2026 – 8:30
di Fabio Benincasa
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La Cassazione annulla con rinvio la sentenza di Marcello Manna e Marco Petrini. I motivi dei ricorsi

ROMA La Corte di Cassazione si è espressa sul ricorso presentato avverso la sentenza emessa dalla Corte di appello di Salerno, nei confronti degli imputati Marcello Manna, difeso dagli avvocati Nicola Carratelli e Gian Domenico Caiazza e dell’ex giudice della Corte d’Appello di CatanzaroMarco Petrini. La vicenda trae origine dall’inchiesta “Genesi“, condotta dalla Procura di Salerno, che ha fatto luce su presunti episodi di corruzione nel distretto giudiziario catanzarese. L’ipotesi dell’accusa è sostenuta dalla presenza di un video che ritrae l’avvocato Manna mentre consegna una busta al giudice Petrini nel suo ufficio il 30 maggio 2019. Un passaggio che l’accusa interpretata come consegna di una tangente finalizzata ad alterare l’esito di un processo.
In primo grado, gli imputati erano stati condannati a 2 anni e 8 mesi di reclusione per corruzione in atti giudiziari. In secondo grado, i giudici hanno riqualificato il fatto, riconfigurando il reato in quello generale di corruzione per l’esercizio della funzione. La pena era stata ridotta a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni per entrambi gli imputati. Avverso la stessa sentenza hanno proposto ricorso per Cassazione sia il Procuratore generale che gli imputati.

I motivi del ricorso della procura

Il ricorso del procuratore generale è stato giudicato in parte fondato. Due motivi sono stati accolti, il primo attiene alla «mancanza della motivazione in relazione alle censure di legittimità mosse con l’atto
di ricorso
» e «riguardanti il riconoscimento delle attenuanti generiche e l’esclusione della aggravante». L’altro motivo accolto, invece, riguarda la «contraddittorietà della motivazione per travisamento della prova dichiarativa proveniente dall’imputato Marco Petrini in relazione alla riqualificazione del reato». Rispetto a questo punto oggetto del ricorso della procura generale, scrive la Cassazione: «il dubbio sul quale si fonda la decisione è efficacemente censurato dal ricorrente pubblico, che correttamente denuncia, adempiendo puntualmente all’onere di allegazione delle specifiche dichiarazioni del Petrini, la duplice contraddizione in cui incorre la motivazione della sentenza impugnata». Elementi che non consentono – a parere della Suprema Corte – a «salvare la valutazione della Corte di appello dalla contraddizione e dal travisamento, la ritenuta attendibilità di quello che la sentenza indica» come «nucleo centrale delle dichiarazioni del Petrini che concerne l’aver ricevuto denaro dal Manna».

I ricordi di Manna e Petrini

A parere della Corte di Cassazione, il Giudice di appello, nel pronunciare la condanna, ha «posto alla base della affermazione di responsabilità un fatto diverso da quello contestato». Ed ancora, accogliendo i motivi sollevati dalle difese, la Corte sottolinea come «le censure difensive alla ricostruzione probatoria a sostegno della consegna della busta bianca da parte del Manna al Petrini negli uffici della Corte di appello di Catanzaro, involgono profili di rivalutazione probatoria» e «il vizio rilevato impone la rivalutazione della prova tecnica sotto l’aspetto censurato, in correlazione al compendio dichiarativo del Petrini, così come sopra considerato nell’accoglimento del secondo motivo del ricorso del Procuratore
generale». Il Collegio, infine, ritiene che «la ragione del dubbio posto dalla Corte di appello fondato sulla prova dichiarativa, confessoria ed etero-accusatoria, proveniente da Petrini non giustifica l’illogico capovolgimento, operato dalla sentenza, del costrutto probatorio a base della affermazione di responsabilità». Per tutti questi motivi, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e rinviato per un nuovo giudizio ad un’altra sezione della Corte di appello di Salerno. (f.benincasa@corrierecal.it)

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