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Camorra digitale

Il sistema delle truffe del clan Mazzarella colpisce anche in Calabria: finti operatori di banca e falsi poliziotti

Una denuncia presentata a Rende e un bonifico da 9.200 euro eseguito da una vittima vibonese convinta di parlare con banca e polizia postale

Pubblicato il: 17/03/2026 – 16:14
di Giorgio Curcio
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Il sistema delle truffe del clan Mazzarella colpisce anche in Calabria: finti operatori di banca e falsi poliziotti

LAMEZIA TERME Ci sono anche alcuni calabresi tra le vittime del sistema delle truffe online architettato da presunti appartenenti al clan dei Mazzarella della camorra napoletana, finiti nella rete delle indagini della Dda di Napoli – coordinata dal procuratore Nicola Gratteri – che ha portato all’esecuzione di 16 misure cautelari (12 custodie cautelari in carcere e 4 divieti di dimora). Quello scoperto dalle indagini del nucleo investigativo dei Carabinieri di Napoli, è un sistema ben congeniato mentre, ricostruendo almeno 60 truffe realizzate in tutta Italia e anche in Spagna. Phishing (e-mail contraffatte), vishing (telefonate fraudolente) e caller Id spoofing, la modifica del numero del chiamante in modo da far figurare quello della banca di appartenenza, le tecniche utilizzate dai truffatori.   

La donna truffata a Rende

Nella prima settimana dell’aprile del 2022 gli inquirenti acquisiscono una denuncia sporta da una donna presso i Carabinieri di Rende. La donna, evidentemente vittima del sistema delle truffe ideato dagli appartenenti al clan camorristico, aveva spiegato di essere titolare della carta bancomat emessa dalla Banca Intesa San Paolo. Casualmente la donna si sarebbe accorta che la propria carta era stata disattivata, e così avrebbe contattato l’istituto bancario. Dopo circa una settimana dalla richiesta – si legge – «la denunciante, attraverso l’app mobile, apprendeva che l’istituto di credito aveva provveduto ad inviare, tramite servizio postale, la nuova carta bancomat», poi avrebbe ricevuto una telefonata da un numero fisso. Dall’altro capo del telefono un «soggetto di sesso maschile» qualificatosi come operatore del gruppo Intesa San Paolo – ufficio carte. Così come ricostruito, lo sconosciuto giustificava il mancato arrivo «per via l’errata indicazione dell’indirizzo di destinazione, per cui invitava il figlio della denunciante ad inserire i dati nel link che, nel frattempo, gli aveva inviato tramite SMS» si legge.

Acquisti e prelievi nel Vicentino

L’uomo si sarebbe rifiutato ma inavvertitamente avrebbe cliccato sul link, attivando di fatto la nuova carta di credito mai ricevuta. Successivamente lo sconosciuto «informava il figlio della denunciante che l’operazione era andata a buon fine raccomandandosi, al tempo stesso, di non accedere all’app della banca per le prossime 24 ore in quanto i sistemi informatici della banca dovevano provvedere ad aggiornare i nuovi dati». Sarà ancora il figlio a comprendere, dopo aver contattato il numero della banca, di essere stati oggetto di una truffa. La certezza i due l’avranno solo dopo essersi recati presso la filiale dove la vittima ha scoperto che erano state eseguite a suo danno alcune operazioni: due prelievi ATM per 1.900 euro eseguiti il 5 aprile 2022 nel Comune di Torri di Quartesolo, nel Vicentino. E poi acquisti per 900 euro nel “Megaword” di Vicenza. Le indagini della polizia giudiziaria sono iniziate così dall’acquisizione delle immagini del sistema di video sorveglianza della filiale di banca, poi quelle del negozio del centro commerciale “Palladio” di Vicenza. Nel primo caso gli inquirenti notano un soggetto effettuare un prelievo all’ora indicata, nel secondo caso invece un uomo «provvedeva ad acquistare una carta regalo del valore di 900 euro provvedendo al pagamento utilizzando la carta bancomat della vittima». Il confronto tra le immagini consentiva «di concludere che era la stessa persona che aveva eseguito i prelievi e l’acquisto delle due carte regalo».

Le successive indagini

Tenendo conto del modus operandi emerso nei casi precedenti, la polizia giudiziaria delegata ha eseguito una serie di accertamenti nelle banche dati in uso alle forze dell’ordine, ipotizzando l’esistenza di ulteriori episodi delittuosi riconducibili, per modalità operative, al gruppo guidato dai fratelli Brusco, Emanuele e Gennaro, e collegato alla componente mafiosa facente capo a Michele Mazzarella.

La vittima vibonese

E, tra le vittime, avrebbero individuato anche un vibonese di 34 anni. Quest’ultimo, convinto con la tecnica dello spoofing di parlare prima con un operatore della propria banca e poi con un sedicente appartenente alla polizia postale, era stato indotto a credere che fosse in corso un bonifico fraudolento dal proprio conto e che, per mettere al sicuro il denaro, fosse necessario trasferirlo immediatamente su un diverso conto di appoggio. Seguendo le indicazioni ricevute al telefono e rassicurata dal successivo contatto del falso agente, la vittima aveva quindi effettuato un bonifico istantaneo da 9.200 euro. Anche in questo caso l’amara sorpresa arriverà presto. Dopo essersi recato di persona negli uffici della polizia postale a Vibo Valentia scoprirà di essere stata truffata. Gli accertamenti avrebbero infatti escluso qualsiasi contatto reale da parte delle forze dell’ordine, confermando che l’intera interlocuzione era stata costruita ad arte per sottrarre il denaro.

L’evoluzione tech della camorra

Il procuratore Nicola Gratteri ha evidenziato la pericolosità della nuova camorra «molto evoluta sul piano informatico e con la quale cerchiamo di stare al passo». «Qui a Napoli siamo attrezzati – ha aggiunto – perché oltre alla Dda abbiamo all’interno della Procura una sezione specializzata per i reati informatici. Con Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza ci stiamo attrezzando, ancora non siamo al top ma in questo tipo di indagini non si è mai pronti, perché mentre noi parliamo si scoprono nuove tecniche e nuovi modi per commettere reati nel dark web e nel mondo dell’informatica».

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