«La difesa della sanità pubblica è una questione democratica
Secondo il segretario della Federazione dei Medici Territoriali, Esposito, «serve un cambio di rotta»

LAMEZIA TERME “Serve un cambio di rotta, la difesa della sanità pubblica è una questione democratica”. Una preoccupata e analitica riflessione di Francesco Esposito, segretario nazionale Federazione dei Medici Territoriali-Fmt sullo stato del Servizio sanitario nazionale nel nostro paese, è stata ripresa dalla testata nazionale “Quotidiano della Sanità”. «Lo diciamo da anni: serve un cambio di rotta nell’agenda politica italiana, e anche a livello europeo, rimettendo al centro la sanità e modernizzando tutto il sistema di welfare. È necessario muoversi su due assi: valorizzare i medici e rispondere adeguatamente alla domanda di salute di una società completamente mutata, sul versante della cronicità, della fragilità e del più generale invecchiamento della popolazione. Tutte questioni che, nelle settimane passate, abbiamo posto anche nel corso del confronto avviato dalla Fnomceo con i sindacati medici». «Tra le diverse criticità discusse – ha continuato Esposito – sono emerse soprattutto quelle prettamente professionali. Si volga lo sguardo ai compensi, ai redditi, al fronte “salariale”: essere medici in Italia non ha nessun appeal, pur con dinamiche diverse, sia per la dirigenza, che per la convenzionata. Il governo attuale, così come i precedenti, mette in campo sempre la politica del “mettere le toppe nei buchi”. Ma questi appaiono sempre più grandi, perché conseguenze di anni di tagli e di sottofinanziamento. Invece di avviare un investimento straordinario sulla sanità pubblica e sui redditi dei medici, vengono delegate competenze mediche ad altre professioni, con il solo fine o di spendere ancora di meno o esternalizzare o privatizzare servizi. Così facendo, si abbassa chiaramente anche il livello qualitativo del nostro Ssn. Altro che modelli importati da altri Paesi: sono solo sprechi di denaro. Lo dimostrano le migliaia di euro mensili spesi per un “gettonista”. Non meravigliamoci, quindi, se i medici, soprattutto quelli giovani, sono in fuga da questo meccanismo, verso l’estero o il privato, cercando condizioni migliori e soprattutto rispetto professionale».
Le ricadute sui cittadini
Quindi Esposito ha puntato il dito sulle ricadute sui cittadini: «Allo stato attuale sei milioni di italiani non possono più curarsi, per la mancanza di medici, per la diminuzione di servizi sul territorio, per la carenza di posti letto e per una massiccia esternalizzazione. Molteplici sono i casi di malati costretti, anche per le lunghe liste di attesa, a dover farsi assistere o fuori regione o in strutture private. Gravissima è la situazione di coloro i quali non riescono a far fronte alle gravose spese con il loro stipendio o con le loro pensioni. È un processo che viene da lontano e che si deve obbligatoriamente invertire, ripartendo, magari, dalla straordinaria attualità della nostra Carta Costituzionale, che considerava diritto insostituibile la salute. Il motore di crescita democratica e di sviluppo economico dalla seconda guerra mondiale è stato il nostro Stato sociale, che sicuramente si deve modernizzare, ma non smantellare. È in gioco, ripetiamo, la qualità stessa della nostra democrazia, soprattutto in un contesto internazionale, dove gli equilibri e il diritto sono ostaggio della bieca logica della violenza e del più forte, a scapito dei diritti dei cittadini e dei più deboli. Quando parlano solo le armi, senza dialogo, senza consenso tra gli Stati, con un’Europa sempre più marginalizzata, i diritti umani vengono meno e sono messi a rischio il welfare e la sanità pubblica. In questo contesto il continente europeo, nonostante tutto, è ancora un baluardo di democrazia». «Settant’anni di pace e di prosperità, nonostante tutte le difficoltà e le crisi economiche – aggiunge il segretario nazionale di Fmt – sono purtroppo alle nostre spalle, ma possiamo, anzi dobbiamo sostenere un cambio di rotta. Urge tornare a preservare la democrazia che, come una pianta, ha bisogno di cure quotidiane per poter donare i frutti migliori. Dobbiamo guardare e promuovere la nostra democrazia equa e liberale e rimettere in marcia quell’ascensore sociale, che consentiva, attraverso la scuola pubblica, anche ai figli delle classi meno abbienti, di elevare il proprio livello sociale ed economico, di avere un lavoro e una copertura sanitaria, e, alle soglie della terza età, di poter aspirare ad una degna pensione ed un’assistenza socio sanitaria». «Se il nostro paese è uno dei più longevi al mondo – conclude Esposito – lo si deve ad un Ssn dall’accesso universale e gratuito e che, grazie ai sacrifici di tutte le professioni sanitarie, resiste all’incuria della classe politica».
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato