Maestrale, tra ‘ndrangheta e zona grigia: le pene “pesanti” invocate per i clan di Mileto e Briatico
Dalle infiltrazioni nel settore turistico alla sanità vibonese. Le accuse e le richieste della Dda contro cosche e “colletti bianchi”

VIBO VALENTIA Non solo i vertici della ‘ndrangheta, ma un intero sistema che per anni avrebbe tenuto sotto scacco l’economia e le istituzioni del Vibonese. Dalle infiltrazioni nel settore turistico e boschivo, a quelle nella politica locale e nella sanità: è un quadro complesso quello che emerge dalla requisitoria del maxi processo Maestrale conclusasi ieri con le richieste di pena. Si tratta, dopo Rinascita Scott, del procedimento più imponente contro la ‘ndrangheta vibonese. Oltre 270 imputati tra abbreviato e ordinario e tre inchieste, Maestrale, Olimpo e Imperium che hanno segnato la storia recente della provincia di Vibo Valentia.
Tra i processi più grandi di sempre
Per i 181 imputati che hanno scelto il rito ordinario i pubblici ministeri Annamaria Frustaci, Irene Crea e Andrea Buzzelli hanno invocato ieri pene pesanti: 168 richieste di condanna per un totale di circa 1740 anni di carcere. Numeri che dimostrano l’imponenza di un processo che, insieme a Rinascita Scott, ha rappresentato uno spartiacque per l’intero territorio provinciale, infliggendo un duro colpo a numerose cosche vibonesi, tra cui gli Accorinti di Zungri, i Bonavita di Briatico, i La Rosa di Tropea, i Tavella, Galati, Mesiano, Pititto di Mileto.
Le richieste “pesanti” per i clan di Mileto
Oltre 40 anni di storia criminale ricostruiti nella lunga requisitoria della Dda. Decenni in cui la ‘ndrangheta ha inquinato l’economia e la politica locale, lasciando per le strade scie di sangue derivanti da faide e scontri di potere. Come quella sanguinosa che ha visto fronteggiarsi le «varie anime» del locale di Mileto, coinvolgendo i Galati, i Prostamo e i Tavella con decine di omicidi e tentati omicidi e culminati negli agguati, nel 2013, a Giuseppe Mesiano e Angelo Corigliano. Dai pm “mano pesante” nei confronti degli esponenti della ‘ndrangheta miletese: solo per la famiglia Galati oltre un secolo di carcere chiesto, tra cui spiccano le richieste per Armando Galati (25 anni) e Fortunato Galati (24 anni). Richieste severe anche per i vertici dei Mesiano (21 anni ciascuno per Francesco e Fortunato) e dei Pititto (21 anni per Pasquale e 22 per Salvatore). Per la famiglia Tavella, le richieste oscillano tra i 17 e i 21 anni di reclusione.
I vertici del potere
Tra gli imputati “eccellenti” spiccano poi coloro che la Dda ritiene i vertici della ‘ndrangheta vibonese, figure di riferimento anche oltre i confini provinciali: per Luigi Mancuso e Giuseppe Antonio Accorinti, alias Peppone, ritenuto al vertice del clan di Zungri, richiesti rispettivamente 12 e 18 anni di carcere. La pena più severa tra gli imputati è stata chieste per Giuseppe Armando Bonavita, accusato di essere capo e promotore dell’omonima ‘ndrina di Briatico, legata anche agli Accorinti di Zungri, con interessi nel settore turistico e “infiltrazioni” in alcune strutture e aziende operanti lungo la Costa degli Dei. Tra i nomi degli imputati emerge anche Salvatore Ascone, per la Dda figura di riferimento dei Mancuso sul territorio di Limbadi, oltre che imputato in Corte d’assise con l’accusa di concorso per l’omicidio di Maria Chindamo.
Le accuse alla zona grigia
La lunga requisitoria ha poi ribadito le accuse ai “colletti bianchi”, esponenti della società civile accusati di aver avuto legami con la ‘ndrangheta. Nel mirino della Dda sono finiti gli imprenditori Emanuele e Francescantonio Stillitani, ex assessore regionale, per i quali sono stati chiesti rispettivamente 8 e 9 anni di reclusione. Altro profilo di rilievo è quello di Domenico Colloca, imprenditore di Mileto, per cui sono stati chiesti 21 anni. Infine, resta centrale il filone che riguarda la sanità vibonese, i cui presunti condizionamenti hanno contribuito al recente scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’Asp di Vibo Valentia. Per Cesare Pasqua, ex dirigente medico accusato di aver agevolato gli interessi dei clan nelle dinamiche sanitarie, la richiesta di pena è stata di 14 anni di carcere. Dopo gli interventi delle parti civili, sarà la volta dei difensori degli imputati. Ad aprile, invece, è prevista la camera di consiglio del collegio giudicante che dovrà emettere la sentenza. (ma.ru.)
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