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il processo

Omicidio Chindamo, il racconto della testimone: l’auto sospetta e un «fuoristrada con un telone allacciato male»

In aula depone la teste che quella mattina passò di fronte il luogo in cui scomparve l’imprenditrice. Accanto all’auto anche «un uomo fermo ad aspettare»

Pubblicato il: 24/03/2026 – 7:00
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Omicidio Chindamo, il racconto della testimone: l’auto sospetta e un «fuoristrada con un telone allacciato male»

VIBO VALENTIA La mattina del 6 maggio 2016, poco dopo le 7, sarebbero state due le auto sospette a transitare in località Montalto, a Limbadi, dove è stata rapita e probabilmente uccisa Maria Chindamo. Oltre all’auto bianca dell’imprenditrice di Laureana di Borrello ce ne sarebbe stata una «piccola e di colore scuro» e un fuoristrada «vecchio e sporco». A rivelarlo è Lia Staropoli, avvocata di Limbadi, ascoltata in aula come testimone nel corso del processo per l’omicidio di Maria Chindamo che si sta svolgendo presso la Corte d’assise di Catanzaro con imputato Salvatore Ascone, accusato di aver concorso nella sparizione dell’imprenditrice.  

Il racconto: le auto sospette

Nell’udienza dello scorso 3 marzo, davanti al giudice Alfredo Cosenza, l’avvocata Staropoli ha risposto alle domande della pm Annamaria Frustaci, ricordando come quella mattina abbia percorso la strada di località Montalto in direzione Rosarno. Qui avrebbe notato delle auto: «Io mi trovavo a passare da quella strada tutte le mattine. Sono passata anche quella mattina, ho notato dei veicoli, ma non mi sembrava nulla di grave» afferma la testimone. Solo dopo aver appreso la notizia della sparizione di una donna nel primo pomeriggio si rende conto e contatta subito la Stazione dei Carabinieri di Limbadi. «C’erano delle notizie che passavano, che parlavano di questa signora scomparsa e inquadravano proprio quel lato di strada con i Carabinieri e quindi io mi sono resa conto che quella macchina che avevo visto era della signora Chindamo» racconta.

Un’auto nera che inverte la marcia

Anche gli orari sembrano coincidere con quelli della ricostruzione degli inquirenti: tra le 7 e le 7:10, proprio quando la teste scendendo dalla strada di Limbadi volge uno sguardo al rettilineo antistante il terreno di Maria Chindamo. «Io lo guardo sempre per capire se sopraggiungono dei tir. Da lì ho visto un’auto bianca più lunga, nei pressi del cancello e dietro un’autovettura nera, più piccola, che si stava accingendo a fare inversione di marcia». Sul veicolo bianco, la teste non ha dubbi: è proprio quella di Maria Chindamo, la stessa che poche ore dopo sarebbe stata inquadrata dai notiziari. La stessa trovata, ancora col motore acceso e chiazze di sangue e capelli, dal fratello Vincenzo Chindamo, giunto sul posto appena avvertito. Sulla seconda auto, quella «nera e più piccola», l’avvocata non riesce a dare più dettagli, ma aggiunge di aver visto un’altra auto, questa volta un fuoristrada «molto vecchio e molto sporco» che alla fine della curva si sarebbe immesso dalla destra, andando molto piano tanto da costringere l’avvocata a «frenare, altrimenti sarei andata a sbattere».

Il dettaglio del telone «allacciato male»

Un dettaglio, però, cattura l’occhio della teste sul fuoristrada. Un telone «allacciato male, che sventolava. Questo mi è rimasto impresso» racconta ancora. Anche al “viaggio” di ritorno, dopo le 8, Staropoli nota un particolare: questa volta accanto all’auto di Maria Chindamo c’è un uomo «dall’apparente età di 45 – 50 anni, di corporatura bassa, brizzolato ed era vestito con abiti scuri» e apparentemente «fermo lì ad aspettare».

Il controesame

È proprio il tema del telone ad animare, in modo concitato, il controesame dell’avvocato Salvatore Staiano. Quel dettaglio «rimasto impresso» alla teste non appare nei verbali risalenti al 2016, quando Staropoli è stata ascoltata dai carabinieri. «Se doveva offrire dettagli, perché ce la offre ora dopo dieci anni?» chiede l’avvocato, riferendosi al fatto che la teste non avrebbe descritto in modo così dettagliato ai militari. Senza citare neanche il telone. «Quando ho capito che è scomparsa una madre di famiglia – ha risposto la testimone – anche se non era mia parente, ho sentito l’esigenza di dire che io vicino a quella macchina ho incontrato il veicolo scuro. In quel momento il fuoristrada non mi sembrava importante, però comunque l’ho ricordato». Anche gli orari riportati dalla teste, intorno alle 7:10 e la grande distanza del rettilineo, sono stati contestati dal controesame dell’avvocato Francesco Sabatino: «Lei impegna una curva, vede a una certa distanza un’autovettura e in quel momento sente la necessità di guardare l’orologio?» chiede il legale. «Io – risponde la teste – in quell’occasione sapevo più o meno orientativamente a che ora passavo di mattina, ma non che guardavo l’orologio». (ma.ru.)

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