Platì al voto, l’89% dice “sì” senza paura dei pregiudizi
Il sindaco ff Giovanni Sarica respinge ogni legame tra il risultato referendario e la criminalità organizzata: «Qui si vota liberamente, Platì è molto più della sua storia»

PLATÌ Solo 125 voti per il “no” contro 1080 per il “sì”: è da questo dato, netto e difficilmente riducibile a semplificazioni, che si apre la riflessione sul voto referendario nelle cinque sezioni di Platì. Un risultato pari all’89,63%, maturato su 1.215 votanti (46,53%) su 2.611 elettori, con appena 6 schede nulle e 4 bianche. Numeri che raccontano una partecipazione consapevole, ma che hanno anche innescato polemiche e letture controverse. A queste replica con fermezza il sindaco facente funzioni Giovanni Sarica raggiunto telefonicamente dal Corriere della Calabria. «Non ci stiamo – afferma – a chi prova ad associare il voto dei cittadini alla criminalità organizzata. È una narrazione inaccettabile, che mortifica il senso civico della nostra comunità e delegittima un principio cardine della democrazia: la libertà di voto». Il riferimento è alle ricostruzioni che hanno collegato l’esito del referendum sulla giustizia alla presenza della ‘ndrangheta sul territorio. Un’interpretazione che Sarica respinge: «I cittadini hanno esercitato un diritto costituzionale, esprimendosi su una riforma promossa dal governo guidato da Giorgia Meloni. Ridurre tutto a una presunta influenza mafiosa significa offendere persone oneste». «In realtà si tratta di un voto libero e democratico: ognuno è libero di esprimere la propria opinione come meglio crede. Parliamo di un referendum, quindi la scelta del “sì” è legata esclusivamente anche alle ingiustizie che sono state fatte negli anni passati. Una su tutte possiamo ricordare l’operazione “Marina”, condotta dal giudice Gratteri, dove sono state arrestate più di 120 persone e poi solo pochissime condannate». Il sindaco facente funzioni rivendica il percorso della comunità: «Platì conosce il peso del proprio passato, ma oggi è una realtà che lavora ogni giorno per affermare legalità, trasparenza e fiducia nelle istituzioni. Continuare a etichettarla solo per vicende pregresse è un grave errore». E lancia un appello: «Serve un’informazione responsabile, capace di raccontare la complessità senza alimentare stereotipi».
Dal caso Sergi alla gestione Sarica

Le dichiarazioni arrivano in una fase amministrativa delicata. Sarica guida il Comune dopo la decadenza dell’ex sindaco Rosario Sergi, eletto nel settembre 2020 con oltre il 78% dei consensi. Una vicenda lunga e complessa: dopo lo scioglimento del 2018 per infiltrazioni mafiose, Sergi era stato rieletto, ma la Prefettura di Reggio Calabria aveva avviato un contenzioso culminato nella dichiarazione di incandidabilità da parte della Corte di Cassazione nel 2022. Dopo sette gradi di giudizio, la sentenza definitiva ha sancito la decadenza dalla carica, con il successivo scioglimento del consiglio comunale tramite D.P.R. del 1° settembre 2025.
Verso le elezioni 2026
Ora l’attenzione è rivolta alle urne: il 24 e 25 maggio 2026 i cittadini di Platì saranno chiamati a eleggere la nuova amministrazione. Lei sarà candidato come sindaco? «Sì, mi candido come sindaco. Proverò a restituire la dignità che merita questo territorio. Io sono di Reggio Calabria, non sono del posto: sono stato portato lì e all’inizio ero anche io diffidente rispetto all’idea di andare in un comune come Platì. Poi, con il passare del tempo, ho capito che Platì è tutt’altro rispetto a quello che viene raccontato o narrato. C’è gente perbene, gente che la mattina si alza e con sudore e sacrificio costruisce la propria vita. Un esempio su tutti sono le aziende agricole, che sono consorziate con Sant’Orsola. In questo periodo sto svolgendo la funzione di facente funzione, dopo che il precedente sindaco è stato dichiarato ineleggibile. Non ho mai sentito il peso di eventuali infiltrazioni mafiose, né ho subito pressioni: l’ambiente è tranquillo, la gente ti rispetta, ti incontra per strada, ti saluta con un sorriso. Assolutamente nessuna pressione di alcun tipo. È tutta una narrazione spesso distorta. Certo, famiglie che le sentenze hanno dichiarato appartenenti alla ’ndrangheta ci sono, ma ci sono in tutti i comuni italiani, quindi non si può concentrare tutto su Platì». Lei è espressione del Partito Democratico o si candiderà con una lista civica? Infine, si aspetta una partecipazione simile a quella del referendum? «Mi candido con una lista civica. L’affluenza è stata significativa, in crescita rispetto alle precedenti regionali, anche se il 54% degli aventi diritto non si è recato alle urne».
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