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patto di comunità

Sanità, al via “Il genere al centro della cura”: passione, collaborazione e Terzo Settore per ridurre le disuguaglianze

Firmata la Convenzione tra la direttrice generale Lucia Di Furia e il presidente del Consorzio Macramè Giovanni Pitrolo

Pubblicato il: 25/03/2026 – 15:08
di Paola Suraci
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Sanità, al via “Il genere al centro della cura”: passione, collaborazione e Terzo Settore per ridurre le disuguaglianze

REGGIO CALABRIA Non solo un progetto sanitario, ma un vero e proprio patto di comunità fondato su passione, responsabilità e una forte voglia di lavorare insieme per costruire una sanità più giusta. Con la firma della Convenzione tra l’Asp di Reggio Calabria e il Consorzio Macramè, insieme al CERESO – Centro Reggino di Solidarietà, prende ufficialmente il via “Il genere al centro della cura”.
A sottoscrivere l’accordo, questa mattina presso la sede di via Diana dall’Asp, sono stati la direttrice generale dell’Asp Lucia Di Furia e Giovanni Pitrolo, presidente del Consorzio Macramè, in un momento che ha rappresentato non solo un passaggio formale, ma l’inizio concreto di una collaborazione strutturata e condivisa.
Attorno al tavolo, a testimoniare il valore corale dell’iniziativa, erano presenti anche Luciano Squillaci del CERESO, Carmen Zagaria, Valeria Surace, Tripodi e Cetty Cuzzocrea per l’Asp, insieme al professore Alessandro Petronio. A moderare l’incontro Laura Cirella, responsabile della comunicazione del Consorzio Macramè, che ha accompagnato il confronto mettendo in luce il filo conduttore dell’intero progetto: costruire insieme, con competenza e passione.

Una nuova idea di cura: ascolto, territorio e inclusione

L’iniziativa, inserita nel Programma Nazionale Equità nella Salute 2021–2027 (FSE+), rappresenta un tassello fondamentale per il rafforzamento della sanità territoriale. Ma soprattutto racconta una storia di collaborazione autentica, dove istituzioni e Terzo Settore uniscono forze e visione per affrontare disuguaglianze ancora troppo radicate.
Alla base c’è una consapevolezza chiara: la medicina non è stata neutra. Per anni i modelli clinici si sono sviluppati su parametri maschili, producendo effetti concreti come diagnosi tardive e minore accesso alle cure per molte donne e per le persone più fragili. Da qui nasce la volontà condivisa di cambiare paradigma: partire dal territorio, ascoltare i bisogni reali e costruire risposte più giuste.
«Il mondo maschile e quello femminile non presentano le stesse caratteristiche in termini di bisogni assistenziali – ha spiegato Lucia Di Furia – né, più semplicemente, nell’utilizzo dei farmaci: si tratta di differenze rilevanti. È fondamentale esserne consapevoli e, soprattutto, conoscere la realtà del proprio territorio. Al di là degli studi internazionali, che restano un punto di riferimento, questa metodologia ci permette di comprendere concretamente quali siano i bisogni locali e di applicare modelli comportamentali e assistenziali più aderenti alle differenze di genere.

Nella pratica, verrà realizzato un approfondimento attraverso una survey, già discussa, i cui risultati consentiranno di attivare i PDTA, cioè i protocolli diagnostico-terapeutico-assistenziali, strutturati tenendo conto delle differenze di genere. Ad esempio, se emerge che le patologie cardiovascolari nelle donne si manifestano con caratteristiche e tempistiche diverse rispetto agli uomini, anche in relazione all’età, sarà possibile costruire risposte assistenziali più mirate. Questo permetterà di migliorare la presa in carico, rispondere in modo più efficace ai bisogni di salute e ottimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili.
Per quanto riguarda il coinvolgimento del terzo settore, non si tratta di una scelta casuale ma di un percorso avviato attraverso una manifestazione di interesse, alla quale diverse realtà hanno aderito, tra cui Macramè e Cereso. Il terzo settore rappresenta un elemento di grande valore, perché è spesso ancora più vicino al territorio rispetto all’azienda sanitaria. Questa prossimità costituisce un vantaggio significativo. I progetti in corso, così come quelli che saranno avviati a breve, prevedono infatti la copartecipazione e la coprogettazione con il terzo settore, riconoscendone il ruolo fondamentale nella vicinanza ai cittadini».

Il cuore del progetto: ricerca e cambiamento

“Il genere al centro della cura” si sviluppa lungo due direttrici principali. A raccontare il progetto il prof. Petronio: «La prima direttrice è una survey di genere, che analizzerà chi accede ai servizi sanitari e chi ne resta escluso, coinvolgendo consultori, operatori sanitari, associazioni, mediatori culturali, centri antiviolenza e cittadini, con particolare attenzione ai giovani. La seconda riguarda la revisione dei Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) in chiave di genere, attraverso un processo partecipato che vedrà protagonisti medici, enti del Terzo Settore e utenti. Il vero motore del progetto è il partenariato. Il Terzo Settore non è un semplice supporto, ma un protagonista attivo, capace di portare dentro il sistema sanitario una conoscenza profonda delle fragilità e delle dinamiche sociali.
È proprio in questa alleanza che emerge con forza la passione per il lavoro condiviso: la volontà di superare frammentazioni e costruire un sistema più umano, accessibile e vicino alle persone per il bene comune della salute».

Risorse, tempi e obiettivi

Il progetto dispone di circa 200 mila euro di fondi FSE+, con avvio operativo previsto tra marzo e aprile 2026. Nei prossimi mesi partiranno i tavoli territoriali nei consultori di Reggio Calabria e Locri, veri laboratori di co-progettazione. I risultati della ricerca saranno restituiti tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con la costruzione di un indice territoriale di equità di genere nella salute e strumenti utili a orientare le politiche future.

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