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le rotte della droga

Dalle chat criptate al camouflage chimico: il modello “crime-as-a-service” e il dominio della ‘ndrangheta nei porti del Nord Europa

Rotte mondiali e cocaina invisibile: il procuratore generale dei Paesi Bassi John Lucas lancia l’appello alla collaborazione internazionale

Pubblicato il: 26/03/2026 – 7:00
di Mariateresa Ripolo
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Dalle chat criptate al camouflage chimico: il modello “crime-as-a-service” e il dominio della ‘ndrangheta nei porti del Nord Europa

ROMA Un filo invisibile, ma fortissimo, che lega gli interessi della ‘ndrangheta alle banchine dei porti di Rotterdam e Anversa. Un filo fatto di polvere bianca, criptofonini e miliardi che sfuggono spesso ai controlli. A cristallizzare questo scenario, davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia, è stato John Lucas, procuratore generale dei Paesi Bassi, che ha fornito una lucida analisi di una guerra di logoramento dove la criminalità organizzata, e in particolare la ‘ndrangheta, come confermato dalla presidente Chiara Colosimo, gioca ormai un ruolo di egemonia logistica assoluta.
Il messaggio lanciato all’Italia è chiaro: la lotta al narcotraffico non è un blitz isolato, ma una guerra che richiede alleanze strutturali. Il procuratore ha ripercorso le tappe sanguinose della criminalità olandese, citando gli omicidi del giornalista Peter De Vries e dell’avvocato Derk Wiersum come l’equivalente dei nostri 23 maggio e 19 luglio 1992, con gli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La mappa nel narcotraffico nei Paesi Bassi

Lucas ha tracciato una mappa del narcotraffico che vede i Paesi Bassi come l’hub terminale di un sistema complesso: «I Paesi Bassi sono porta di accesso per tutti gli invii di cocaina provenienti dall’America del Sud e dall’Africa occidentale», ha spiegato il procuratore. Cocaina che poi arriva sui mercati europei. Proprio la rotta africana emerge come la nuova frontiera della destabilizzazione: un corridoio dove la cocaina transita e si ferma, corrompendo governi e infrastrutture prima di risalire verso l’Europa: «L’impatto per alcuni Paesi dell’Africa occidentale non va sottovalutato, perché quello che vediamo in questo momento, purtroppo, in alcune situazioni è un enorme intreccio fra legalità e illegalità, e vediamo figure criminali anche olandesi che sono in grado di influire sui Governi e corromperli, che riescono ad acquisire grandi porzioni di territorio e a controllare grandi segmenti delle infrastrutture nei diversi Paesi dove operano». Nei Paesi Bassi – secondo l’analisi fornita – ogni anno si consumano 3600 chilogrammi di cocaina, circa 10 kg al giorno. Con un prezzo medio di 45-50 euro al grammo, si arriva a un importo globale per i Paesi Bassi di circa 160-180 milioni di euro l’anno. «Solo nel 2023 – ha detto il procuratore – nei porti olandesi sono stati confiscati più di 45 mila chilogrammi di cocaina, ma questa è soltanto una piccola percentuale di quello che attraversa i nostri confini, che noi riteniamo sia dieci volte il consumo annuale dei Paesi Bassi. Questo conferma il ruolo dei Paesi Bassi di cui sentite parlare anche nei vari media. I Paesi Bassi, insieme ad Anversa e Amburgo, sono in effetti punti importanti di accesso per la cocaina in Europa». Nel 2018 l’Olanda è stata proclamata «ufficiosamente campione mondiale delle droghe sintetiche», con un fatturato annuale stimato di circa 19 miliardi di euro.
In questo scacchiere, il porto di Rotterdam e quello di Anversa rimangono i gangli vitali, ma con una preoccupante mutazione: «Alcuni porti nei Paesi europei sono ormai quasi interamente in mani straniere, di Paesi che hanno molto meno interesse a eseguire indagini e che ritengono prioritari gli aspetti economici». Un allarme che evidenzia come il controllo materiale dei moli sia diventato un asset strategico per le mafie.

Il consolidamento della ‘ndrangheta e il modello “Crime-as-a-Service”

Mentre le organizzazioni locali come la Mokro Mafia si scontrano per il controllo del territorio olandese con metodi sanguinari, la presidente Chiara Colosimo ha evidenziato come le inchieste confermino il consolidamento logistico della ‘ndrangheta a livelli di vertice. Le ‘ndrine calabresi sembrano aver superato i gruppi albanesi, imponendosi attraverso quello che Lucas definisce «Crime-as-a-service»: una struttura modulare dove la mafia è una sorta di fornitore di servizi criminali di alto livello. «Il crime-as-a-service è un modello all’interno del quale, tramite dei broker, si utilizza della manovalanza per certi compiti… questa manovalanza viene utilizzata per fare lavori sporchi, poi queste persone scompaiono». Tuttavia, Lucas avverte che per le mafie storiche italiane rimane fondamentale il legame familiare, che garantisce una stabilità che i gruppi più “volatili” non possiedono: «Sono associazioni più di stampo mafioso… le persone si trovano in determinati luoghi e da lì gestiscono gli interessi della famiglia».

Il camouflage chimico

Per sfuggire ai controlli, la criminalità ha evoluto le tecniche di occultamento attraverso il camouflage chimico: «La cocaina viene nascosta a livello molecolare su un materiale di supporto, come il carbone o la colla, in modo che non possa essere rilevata dagli scanner portuali. Il cane non la fiuta… entra senza problemi nel Paese». Una volta arrivata a destinazione, chimici specializzati, spesso colombiano, la estraggono in laboratori clandestini capaci di produrre fino a 200 kg al giorno. Una tecnologia che, ha avvertito Lucas, è già approdata nei porti italiani.

“Follow the Money”

Il monitoraggio delle rotte mondiali rivela che, se la droga viaggia verso Nord, il denaro scompare verso Est e Sud. «Riteniamo che più del 98% di tutti i proventi illeciti rimanga non tracciato», ha spiegato Lucas. Attraverso la task force Underground Banking, gli inquirenti hanno scoperto un ecosistema finanziario separato: uffici di cambio privati e criptovalute che permettono alle reti criminali di gestire miliardi di euro rimanendo al sicuro in paradisi fiscali o nei paesi che non concedono l’estradizione. La conclusione del procuratore è un appello alla collaborazione internazionale: «Vogliamo passare da indagini difensive a indagini offensive… per poter guardare alle minacce del futuro».

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