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il locale di ariola

‘Ndrangheta, il narcotraffico del clan Maiolo con il «centro decisionale» tra Acquaro e Dasà

L’inchiesta nasce come “costola” dell’operazione Habanero. Angelo Maiolo «apice indiscusso» di una presunta associazione a delinquere dedita al narcotraffico

Pubblicato il: 26/03/2026 – 17:52
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‘Ndrangheta, il narcotraffico del clan Maiolo con il «centro decisionale» tra Acquaro e Dasà

CATANZARO Dalle Preserre vibonesi al Piemonte, passando per Lazio e Abruzzo. Un giro di droga su scala nazionale che avrebbe arricchito la ‘ndrangheta operante tra Acquaro, Dasà e Gerocarne e finalizzato al sostentamento economico della cosca dei Maiolo. È quanto emerge dall’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale di Catanzaro e condotta dalla Guardia di Finanza: 15 le persone per cui il gip Gilda Danila Romano ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa – a vario titolo – di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico con l’aggravante di agevolare lo storico locale di Ariola, uno dei clan più «agguerriti» del contesto criminale vibonese, come sottolineato in conferenza stampa dal procuratore Salvatore Curcio.

Il «centro decisionale» nel Vibonese

L’inchiesta nasce come “appendice” di Habanero, l’operazione scattata a giugno 2024 contro il locale di Ariola e il clan Maiolo, che vedeva coinvolti anche gli odierni indagati Angelo e Francesco Maiolo, Nicola Antonio Papaleo e Domenico Fusca. Le nuove indagini della Dda si sono invece concentrate sul settore illecito della droga e, in particolare, su una rete finalizzata al narcotraffico con il «centro decisionale» ad Acquaro, Dasà, Arena e territori limitrofi, feudo della cosca di ‘ndrangheta dei Maiolo. Il sodalizio avrebbe avuto però «referenti e basi logistiche» sparse in tutta Italia e, in particolar modo, in «Calabria, Lazio, Piemonte e Abruzzo» oltre a reti di distribuzione sul resto del territorio nazionale. Gli inquirenti hanno ricostruito anche la sofisticata strumentazione in mano al gruppo, con un modus operandi basato sulla «comunicazione telefonica e telematica con sofisticate tecnologie di criptografia idonee a eludere le investigazioni».

Angelo Maiolo «apice indiscusso»

Al vertice dell’associazione la Dda indica Angelo Maiolo, presunto boss dell’omonima cosca e «apice indiscusso» dell’organizzazione con «compiti decisionali» su tutta la catena di distribuzione, dalla pianificazione degli affari allo smercio della droga che per il clan resta ancora «primario settore di interesse». L’associazione – evidenzia la Dda – è «strettamente interconnessa al sodalizio di stampo mafioso» dei Maiolo, ma al tempo stesso «dotata di una sua autonomia funzionale». Maiolo avrebbe avuto poi delle persone per cui nutriva «piena fiducia», tra cui Nicola Antonio Papaleo, Ciro Trezzi, Francesco Maiolo, Francesco Carè, Antonio Maiolo, Gaetano Montera e Domenico Fusca, ritenuti dalla Dda «organizzatori del sodalizio», capaci di prendere decisioni sotto la guida di Maiolo. Si sarebbero, inoltre, occupati dell’«attività di acquisto, trasporto e successiva cessione o vendita dello stupefacente». A Pietro Parisi, Stefano Terremoto e Gianni Bellò la Dda contesta il presunto ruolo di «fornitori di ingenti quantitativi della sostanza stupefacente». Un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro che sarebbero finiti direttamente nelle case del locale di Ariola, risultando il settore illecito «di gran lunga più profittevole». (ma.ru.)

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