«I populismi ci soffocano, ma il futuro è possibile», Castrolibero applaude Giacalone
Il giornalista e saggista dialoga con il direttore del Corriere della Calabria affrontando le paure occidentali e il ruolo delle minoranze nel guidare il cambiamento

CASTROLIBERO Nell’atmosfera raccolta e suggestiva dell’ex chiesa di San Giovanni, nel cuore del centro storico di Castrolibero, si è svolto ieri il secondo appuntamento della rassegna culturale “Incontri Letterari”, curata dal Gruppo Corriere della Calabria. Un evento che ha saputo coniugare riflessione, analisi e vivacità, coinvolgendo un pubblico numeroso nonostante il meteo avverso.
Protagonista dell’incontro è stato lo scrittore e saggista Davide Giacalone, al centro di una conversazione brillante, colta e articolata che, partendo dal suo ultimo lavoro editoriale dal titolo “FuturiBile” (edito da Rubbettino) ha attraversato i grandi nodi della contemporaneità: dalla politica italiana – con un riferimento all’ultimo referendum sulla giustizia – ai conflitti internazionali, in particolare in Medio Oriente e in Ucraina, fino alla crisi energetica e al ruolo, sempre più delicato, dell’informazione. Temi che si intrecciano nel suo libro, un’analisi lucida delle società occidentali, sospese tra populismi, polarizzazioni e nostalgie del passato, e attraversate da una crescente difficoltà a proiettarsi nel futuro. Al centro, la necessità di recuperare responsabilità e qualità della classe dirigente.


Tra memoria e interpretazione del presente
Il dialogo, condotto dal direttore del Corriere della Calabria Paola Militano, ha accompagnato il pubblico dentro un percorso di memoria e interpretazione. Ripercorrendo le esperienze che hanno segnato la formazione di Giacalone – dalla militanza giovanile nel Partito Repubblicano Italiano agli incarichi istituzionali accanto a figure come Giovanni Spadolini e Oscar Mammì, fino alla dolorosa vicenda giudiziaria legata a Tangentopoli conclusasi con l’assoluzione – emerge il peso di una traiettoria personale che ha contribuito a modellarne lo sguardo sul presente.
«Tutte le esperienze finiscono con l’arricchimento. Sicuramente quella fatta a 21 anni a Palazzo Chigi fu istruttiva: vedere un mondo accanto a un uomo come l’allora presidente del Consiglio Giovanni Spadolini ha lasciato il segno. Ricordo che Spadolini diceva che la cultura non può essere governata», ha ricordato Giacalone, evocando una stagione politica in cui il rapporto tra istituzioni e pensiero aveva una profondità oggi spesso smarrita.
Il confronto si è fatto più serrato quando il tema è scivolato sulla giustizia e sul rapporto tra informazione e opinione pubblica. In una riflessione che ha intrecciato esperienza personale e critica sistemica, Giacalone ha evidenziato come in fondo, «alla fine agli italiani piace questa giustizia. Si accusa una persona su un reato presupposto e il giornalista ci mangia facendo titoloni. Quando poi la persona viene prosciolta, la colpa non è del giornalista che mette il trafiletto sul giornale: è che, in fondo, alla gente quella notizia non interessa più».


«Oggi vendiamo soprattutto paura»
Stimolato a riflettere sulle ragioni delle società occidentali incapaci di guardare oltre l’immediato, Giacalone ha offerto una chiave di lettura che chiama in causa la retorica politica: « I nostri nonni potevano immaginare un futuro migliore perché venivano dalla guerra e dalla fatica. Oggi, invece, si alimenta la paura di perdere il benessere conquistato. E la paura crea alibi».
Un’analisi che però non scivola nel pessimismo: «La bile nelle democrazie è alta, basta guardare agli Stati Uniti. Ma il futuro sarà sempre migliore del passato, perché è ancora da costruire. Penso alle scienze, all’economia, alla mobilità globale: il mondo di oggi è mille volte migliore di quello che abbiamo lasciato alle spalle».

Il benessere, tuttavia, porta con sé nuove fragilità. «La ricchezza non guadagnata è la più pericolosa – ha sottolineato – perché induce a considerare il benessere un diritto acquisito. Quando questo viene messo in discussione, ci sentiamo improvvisamente poveri. Eppure non siamo mai stati così liberi, sani, longevi. Dovremmo imparare ad apprezzare ciò che abbiamo e ricordare che la ricchezza si costruisce lavorando, innovando, studiando. Non spaventandoci».
Il ruolo dell’informazione e l’importanza delle minoranze


Nel dialogo con Militano, il ruolo dell’informazione è emerso come snodo decisivo. La domanda su come restituire chiarezza in un’epoca futuribile apre a una risposta che suona quasi come un monito: «Per fare politica servono idee e coraggio. Lo stesso vale per il giornalismo, che troppo spesso finisce per dare al pubblico ciò che il pubblico stesso gli chiede».
In chiusura, lo sguardo si allarga alla storia italiana, da cui Giacalone trae motivi di fiducia: «Sono ottimista per la conoscenza che ho della nostra storia. Il Risorgimento fu opera di minoranze, spesso litigiose. La libertà l’abbiamo conquistata grazie a una minoranza che disse no al fascismo. Sono le minoranze che leggono il mondo e indicano la direzione, mentre le maggioranze seguono a ruota. Per questo credo nel futuro».
Una riflessione che si intreccia con una critica al funzionamento della democrazia contemporanea: «Dal 1994 ad oggi viviamo una situazione unica, in cui chi governa non vince mai davvero le elezioni. Idolatriamo le maggioranze per poi distruggerle. Ciò che serve è recuperare le idee, gli stimoli, le proposte che nascono spesso nelle minoranze, e usarle con buon senso, evitando uno scontro permanente tra maggioranza e opposizione che finisce per paralizzare tutto».
Un dialogo autentico, che ha saputo rendere la presentazione di Futuribile in un’occasione di confronto, capace di interrogare il presente e, soprattutto, di restituire al futuro una prospettiva più consapevole e, nonostante tutto, possibile.
La rassegna si chiuderà stasera con la giornalista Rai Giancarla Rondinelli che presenterà il suo libro “L’impronta. La lezione di Garlasco e la fiducia degli italiani nella giustizia”. (redazione@corrierecal.it)
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