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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

La condanna di Rosa Vespa e il poco salomonico commento del giustizialista popolo dei social

Nessuna data per la prima pietra del Ponte sullo Stretto, intanto aumentano i costi. Oggi in piazza i sostenitori dell’opera

Pubblicato il: 28/03/2026 – 6:55
di Paride Leporace
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La condanna di Rosa Vespa e il poco salomonico commento del giustizialista popolo dei social

Le raffigurazioni del Giudizio di Salomone mi hanno sempre emozionato, fossero quella di Giorgione o di Raffaello Sanzio. Un bambino in fasce conteso tra due donne. Il re ordina di dividerlo in due per scoprire la verità e la vera madre, che si rivela vedendo la madre vera mettersi in ginocchio per salvare la vita al figlio; l’altra invece mostra disinteressato egoismo e scarso senso materno.
Sta scritto nelle Scritture che “La madre del bimbo vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per il suo figlio, e disse: «Signore, date a lei il bambino vivo; non uccidetelo affatto!». L’altra disse: «Non sia né mio né tuo; dividetelo in due!»”. E il re Salomone seppe dar giudizio, riconosciuto da tutti gli Israeliti. Il preambolo biblico per giungere ai tempi nostri di Rosa Vespa, condannata a 5 anni e 4 mesi per aver rapito una bambina alla mamma naturale in una clinica di Cosenza, diventando donna del giorno in quelle convulse ore di protagonismo mediatico. Rosa Vespa voleva essere mamma ad ogni costo. Non si era arresa all’età, all’impossibilità di adottare, al suo corpo e alla sua biologia. La sua testa è andata in tilt e la bambina l’ha rubata a un’altra mamma. Per il giudice Rosa Vespa era capace di intendere e di volere. Per questo è stata condannata. Il pm aveva chiesto una pena molto più alta. E che nell’ordinamento, al netto del referendum, accusa e giudice possano valutare diversamente si trova riscontro anche in questa sentenza. Dobbiamo ricordare che in questa vicenda c’è anche l’uomo nero, il marito di Rosa Vespa: Aqua Omogo Moses, che aveva creduto alla sua donna e che fu trovato accanto a quello che pensava essere suo figlio, ingannato anche sul sesso della sua paternità. Aqua Moses vive lontano da Cosenza, su al Nord, aiutato da una brava persona che gli ha permesso di trovare un lavoro e vivere lontano da quella città che per alcune ore l’aveva dipinto con lo stigma del diverso che ruba bambini agli italiani. Sta lontano dalla moglie, ma riferiscono che è in buon rapporto con la suocera che lo considera un figlio putativo. Il gip di Cosenza, dopo la sentenza di condanna, ha accolto l’istanza dei difensori di Rosa Vespa e, con salomonico dispositivo, ha deciso di farla ritornare nella sua casa di Castrolibero dove fu trovata la bambina. Misura vincolata: l’obbligo di dimora e di firma dai carabinieri. Per fortuna abbiamo appreso che sta seguendo un percorso terapeutico strettamente necessario, anche se la prosa giudiziaria ha scritto che non presentava alterazioni psicotiche ed era una donna lucida.

Chiara_Penna_Valeria_Chiappetta

La mamma della bambina ai media ha dichiarato la sua comprensibile soddisfazione che Rosa Vespa non sia stata riconosciuta incapace di intendere e di volere. Valeria Chiappetta ha vissuto momenti d’inferno, ancora oggi ha paura che la sua bambina possa sparire. È umano che lei abbia soddisfazione della condanna. Io non so se Rosa Vespa era veramente capace di intendere e di volere nel suo terribile rapimento. Nella sua storia rivedo quella delle donne di Magliano raccontate da Tobino nel suo magnifico diario e oggi tornate d’attualità con una seria televisiva. Si chiedeva Tobino, ben prima di Basaglia, se la pazzia fosse davvero una malattia o una misteriosa manifestazione dell’essere umano. Con giudizio salomonico lo scrittore e medico di Viareggio nel suo diario ha l’ardire addirittura di adoperare l’aggettivo “divino” per comprendere la pazzia. Rosa Vespa per la legge non è pazza o psicotica. È un mistero ineffabile, ma forse anche semplice per chi esercita lo sforzo di comprendere. Parole inutili per il grande tribunale dei social, dove non si separano carriere ma dove la folla dell’algoritmo non ha umana comprensione né alcuna cultura giuridica. Rosa Vespa doveva essere condannata all’ergastolo, a qualcuno non basterebbe neanche il carcere a vita e ne reclama la condanna a morte abolita con la nascita della Repubblica. E ci si indigna che abbia scontato soltanto un anno di reclusione tra carceri e domiciliari. Urla di complotto e di qualunquismo sul fatto che un magistrato responsabile abbia deciso di rimandarla a casa in attesa di sentenza definitiva. Non c’è niente di salomonico nelle ire del popolo dei social. C’è solo la vendetta e la pena massima. Per fortuna c’è anche chi mostra senno e ragionamento come Sergio Crocco che, rivolgendosi ai forcaioli, dice loro: “Vi vedo, senza un grammo di umanità, assatanati ad azzannare la bestia ferita. Vi vedo, e siete infelici”. Ci vorrebbe un Salomone per educare, più che al giusto giudizio, a una nuova umanità.

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Ha detto la sindaca di Villa San Giovanni Giusy Caminiti che per il Ponte sullo Stretto: “Non c’è una prossima data per l’apertura dei cantieri. Continuare a dirlo rende tutti noi assolutamente non credibili”. Ogni riferimento a Pietro Ciucci, presidente della società Stretto di Messina, non è per niente casuale, considerato che pochi giorni addietro il manager di tutte le stagioni ha dato per certo l’avvio dei lavori per l’ultimo trimestre di quest’anno. Pendono tonnellate di carta bollata su impatto ambientale e altre questioni che evitiamo di rievocare. Per ben cinque volte è stato annunciato l’inizio dei lavori, e persino il ministro Salvini da qualche tempo ha scelto la prudenza pur non perdendo la speranza di iniziare. E infatti Salvini oggi pomeriggio sarà in piazza a Messina insieme a un Comitato che vuole il Ponte. Alla manifestazione ci sarà Pino Aprile, ma anche i governatori di Calabria e Sicilia, insieme a ministri e sottosegretari. Vedremo se si farà vedere anche il neo candidato a sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, che nel suo programma elettorale non può ignorare la difesa della grande opera in queste ore di passione per la rifondazione liberale di Forza Italia che a Reggio Calabria ha vinto anche il referendum che ha terremotato la destra di governo. Sarà interessante vedere la partecipazione popolare reale, considerato che la piazza è stata finora soltanto ad appannaggio dei “No ponte”. Se il progetto del Ponte sullo Stretto è in stallo, invece, i costi del personale continuano a crescere come ha documentato il Fatto Quotidiano. Ha scritto il giornalista Proietti che: «Al 31 dicembre dell’anno appena trascorso i costi risultano schizzati a quota 11,8 milioni di euro rispetto ai 9,1 dell’anno precedente. A dispetto del progetto congelato su cui incombe l’incognita di una nuova gara, gli stipendi insomma corrono, specie per i super dirigenti: nel 2024 erano 19 a cui erano stati corrisposti 4,5 milioni per una media di 237 mila euro l’anno a persona. Nel 2025 si sono aggiunti altri 4 dirigenti portando i costi a 6,1 milioni e una media stipendi, anche se non tutte le retribuzioni sono ugualmente da urlo, lievitata a quota 268 mila euro». Tutto questo senza che calabresi e siciliani abbiano deciso nulla.

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Pasqua si avvicina e segnalo l’uscita di un film apocrifo e suggestivo, “Il Vangelo di Giuda”, girato nella nostra Calabria dal regista Giulio Base. Ci piace far notare che nel cast internazionale ha trovato posto, nei panni di Maria Maddalena, l’attrice cosentina Ada Roncone, che è anche autrice di teatro civile di qualità come quando mette in scena gli scritti della giornalista e scrittrice Anna Mallamo.
Una bella occasione per ammirare al lavoro un’attrice calabrese che si sta ben imponendo nel mondo dello spettacolo italiano. (redazione@corrierecal.it)

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