«Roba da guerra»: le chat di Infantino svelano l’arsenale segreto dei Molé tra kalashnikov, tritolo e affari criptati
Dalle carte dell’ordinanza di custodia cautelare della Dda di Reggio Calabria emerge la figura di “Testazza”

REGGIO CALABRIA – È attorno alla figura di Salvatore Infantino, 39 anni, detto “Testazza”, che si snoda l’inchiesta della Dda di Reggio Calabria e della Guardia di finanza che ha portato agli arresti e al sequestro di un arsenale definito dagli inquirenti «di livello militare». Un’indagine che, tra chat criptate, intercettazioni e riscontri sul campo, restituisce – secondo quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – l’immagine di una vera e propria centrale di stoccaggio e commercio di armi nella Piana. Con Infantino, in carcere è finito anche Vincenzo Condello, 35 anni, custode delle armi che erano interrate nelle campagne di Gioia Tauro. Ai domiciliari invece Vincenzo Severino, 43 anni. Per la Direzione distrettuale antimafia, Infantino non è un semplice trafficante. Dalle carte: «era assolutamente funzionale al rafforzamento militare e alla conservazione del potere politico criminale della cosca Molé». Una valutazione che giustifica l’aggravante mafiosa contestata nei suoi confronti.
Le chat di Infantino: «Roba da guerra»
L’indagine prende le mosse dall’analisi di conversazioni su piattaforme criptate, dalle quali emerge il ruolo centrale di Infantino nella gestione e commercializzazione delle armi.È il 12 febbraio 2021 quando Infantino, utilizzando la piattaforma criptata Ski-Ecc, invia a un interlocutore una fotografia: decine di fucili mitragliatori appoggiati contro un muro. Una fotografia ritraente, in primo piano, – secondo quanto si legge nelle carte dell’ordinanza – le braccia di un uomo che, con la mano sinistra, imbracciava un fucile e, con la destra una pistola. Sullo sfondo è possibile notare l’interno di un magazzino, con le mura di mattoni a vista, una saracinesca di metallo, alcune suppellettili e una bicicletta, mentre in primo piano si intravedono appunto le braccia di un uomo, con indosso una giacca mimetica, intento a impugnare due armi da fuoco. Non è solo un’immagine. È un catalogo. A corredo, scrive: «Roba da guerra» E ancora, guidando lo sguardo del potenziale acquirente: «Quello piccolo con doppio manico non lo guardare» «Ci sono pure al muro due falll, e due ecler g 3». Parole grezze, errori grammaticali, ma significato chiarissimo. Secondo gli inquirenti, non si tratta di ostentazione: è offerta commerciale. È disponibilità immediata. Nella stessa conversazione, l’interlocutore chiede: «Il mio è già da parte?». Infantino risponde, inviando la foto e confermando implicitamente la cessione. Per la Dda, è la prova di una trattativa già conclusa o in fase avanzata.
«Io ti do uno di questi»: lo scambio armi su armi
Poche ore prima, sempre il 12 febbraio 2021, un altro passaggio. L’interlocutore mostra una pistola Sig Sauer. La risposta di Salvatore Infantino è immediata: «La voglio». Poi, appena un minuto dopo, la proposta: «Io ti do uno di questi. E vai piano con meeee». Quel “questi” è accompagnato da una foto di fucili automatici. Non un singolo pezzo, ma una scelta. Una disponibilità ampia, organizzata. L’interlocutore non identificato risponde: «No non te la meriti che ai dubitato di me per 500 euro».Infantino insiste: «Aaaaaa. Bastardo. Lo sai che ti stimo e me ne fotto dei soldi e del ferro. Io o potato 30 cala se ti serve uno e tuo. Se ma la vuoi vendere il cuore sa. Vendimi u ferro e io ti vendo uno dei miei». I “cala”, spiegano gli investigatori, sono i kalashnikov. Il linguaggio è quello di chi conosce il mercato, ne maneggia le regole e tratta alla pari. Il 13 febbraio 2021, appena un giorno dopo, Infantino riceve immagini di cinque pistole. La reazione è significativa: «Roba vecchia però… manda a nova… hahahahahahah». Non solo tratta. Seleziona. Chiede qualità, novità. “Da ultimo non può essere sottaciuta la personalità dell’indagato alla luce dei precedenti specifici in materia di armi – scrivono i magistrati nelle carte – come risultante dal certificato penale dell’Infantino; dimostrativo di un abituale inserimento dello stesso in tali specifici mercati illegali”.
«Nuovi arrivi dal ragioniere»: il flusso continuo
Il 6 marzo 2021 è un altro snodo. È Vincenzo Condello a scrivere a Infantino, sempre su chat criptata: «Nuovi arrivi dal ragioniere». Il messaggio accompagna due fotografie di un’arma automatica. Non è un episodio isolato: è la dimostrazione, secondo gli inquirenti, di un flusso costante di approvvigionamento. Non un deposito statico, ma un sistema dinamico. Armi con cui le organizzazioni criminali impongono il proprio dominio sul territorio e segnalano la propria forza agli altri clan: un arsenale che esprime capacità militare internazionale e serve a difendere il principale business, il traffico di stupefacenti, da cui derivano gran parte delle risorse finanziarie.