Comunali a Reggio e Crotone: le ceneri dell’antica rivolta tra Ciccio e Mimmetto e le Idi di Voce bruciate dall’inchiesta Teorema
Tra vecchi simboli, nuovi candidati e coalizioni incerte, il voto di maggio entra nel vivo

Sabato di Pasqua di fermento per gli aspiranti candidati ai consigli comunali di Reggio Calabria e Crotone. Per il voto di maggio bisogna andare in giro a far gli auguri e raccomandarsi per un consenso nelle urne alle elezioni di maggio, anche se tutto ancora non è definito. Reggio Calabria sarà città di osservazione nazionale. Per popolazione e caso politico. Qui il Sì al referendum è stata macchia azzurra del Meridione del voto di protesta e bisogna ribaltare il municipio della Sinistra. La missione è affidata a Francesco Cannizzaro, detto Ciccio, segretario regionale di Forza Italia e uomo vincente del parallelo 38 che taglia una città metropolitana sempre in bilico tra eccellenza e degrado. È stato il principe dei retroscenisti italiani, Augusto Minzolini sul Giornale, a rivelare quello che forse molti attendevano. Il giornalista, a passeggio per i corridoi dei passi perduti del Transatlantico, ti trova Cannizzaro che si lascia andare a uno sfogo sconfortato: «Giorgia Meloni sta sbagliando tutto. Non capisco perché non faccia un rimpasto visto che il referendum è stata una sconfitta politica. Se andiamo avanti così perdiamo le prossime elezioni. Tant’è che penso di candidarmi come sindaco a Reggio Calabria. Ho 42 anni e non vedo futuro». Il futuro di Cannizzaro è nella sua città. E di quel retroscena non ha taciuto nella prima conferenza stampa tenuta il venerdì Santo, rispondendo alle domande dei giornalisti: «Dicono che abbia aspettato il referendum per candidarmi? So che è passato questo messaggio. Intanto il Governo centrale è partito molto più rinvigorito di prima, e lo dicono i sondaggi. Ma io avrei tranquillamente potuto lavorare in zona comfort, così si dice, e invece ho preferito fare questa scelta».
Una scelta sempre sognata da Cannizzaro: quella di essere sindaco della città che da parlamentare ha abbandonato con il magone perché, dice, tra l’altro, a Roma non si respira il mare e non si hanno le stesse relazioni esistenziali del luogo dove sei nato. Può sembrare una sciocchezza, ma anche questo ha il suo peso. E davanti allo slogan «Adesso Reggio» Cannizzaro racconta come ha convinto la nipote a non abbandonare la città, evitando la fuga di un’altra reggina. Cannizzaro è empatico con il suo popolo adorante. Ne incarna le corde più identitarie, annuncia che verserà il suo stipendio per coprire spese urgenti, promette una facoltà di Medicina, e sbertuccia anche Gravina della Figc, suo amico ma mandato a quel paese, dice, per le vicende della Reggina. Cannizzaro pigia i tasti sugli assessori che nominerà, che non potranno continuare ad esercitare la loro professione, niente più Commissioni consiliari da remoto ma solo in presenza, e potere di nuovo alle circoscrizioni che diventeranno piccoli municipi.
Alla Bersani Cannizzaro ha detto «che non starà a pettinare le bambole». E poi stop ai voltagabbana che dall’altra parte vogliono stare con lui, a partire da Merenda, neo moderato che cercava sponda più sicura. Cannizzaro che vent’anni fa iniziò la sua carriera politica da Santo Stefano d’Aspromonte come assessore eletto e non si è più fermato. Si chiama Ciccio come Ciccio Franco, il tribuno mai dimenticato della Rivolta, ma Cannizzaro è salito solo su barricate istituzionali. Da quella ferita ha recuperato le forze che ancora sostengono l’ex sindaco Peppe Scopelliti che porterà chi ha sempre avuto nel cuore gli anziani «Boia chi molla» e una proposta berlusconiana per creare subito 1000 posti di lavoro.
Cannizzaro è un reggino empatico e «annacato» con la sua gente che passeggia sul Lungomare più bello d’Italia. Porta dalla sua la rinascita dell’aeroporto ottenuta dall’opposizione. Appena ha annunciato la sua candidatura tutto il centrodestra calabrese e reggino si è affrettato a complimentarsi quasi fosse stato già eletto sindaco.

Attenzione però, che non è una partita già vinta. Dall’altra parte c’è Domenico Donato Battaglia, eletto dalle primarie della Sinistra con alto consenso, per il sindaco facente funzioni di Falcomatà transitato alla Regione. È un moderato diesel di quelli che piacciono alla borghesia cittadina. Lo chiamano Mimmetto ed ha proposto all’antagonista un Patto di trasparenza per non accogliere transfughi da ogni sponda. Ha perso con Cannizzaro alle ultime politiche del 2022 venendo doppiato, ma era altro contesto. Non ha un profilo Wikipedia ma della sua biografia tutti sanno che è il figlio di Pietro, il sindaco che nel suo 1970, con il suo storico rapporto alla città, diede la miccia alla vicenda del capoluogo. Quando Pietro Battaglia fu rieletto sindaco anche il nerissimo Comitato d’azione scrisse su manifesto: «La città ha finalmente il suo sindaco rieletto per volontà del suo popolo che ha riconosciuto la validità della nostra battaglia d’anima per Reggio capoluogo». Battaglia junior è stato vicesegretario nazionale dei giovani Dc, assistente di Gigi Meduri, ombra di Giuseppe Falcomatà. Il quale, un peso, lo esercita ancora. Il 2 aprile Falcomatà ha scritto sui social un poetico pensiero alla mamma, Rosa, la moglie di Italo, il rifondatore di Reggio, scomparsa 2 anni fa, dicendo alla professoressa amata da molti reggini: «Sei nelle pagine di questo libro che tengo tra le mani e che mi fa sentire protetto». E giù 2000 like di consenso e commenti di una comunità che non si disperde. A Reggio la partita sarà a naso sul secondo turno. Se Cannizzaro non sfonda al primo, la partita passa nelle mani di Lamberti Castronuovo che sta ora da solo, e dagli estremi come Pazzano che possono essere recuperati con il voto contro.

Cannizzaro da segretario regionale di Forza Italia si era visto anche a Crotone per le Provinciali dove la sinistra aveva fatto harakiri. Da quelle parti il sindaco Vincenzo Voce, civico finalmente recuperato ufficialmente alle Idi di marzo dalla destra, aveva fatto sperare in una vittoria annunciata. E invece è arrivata l’inchiesta Teorema a mettere fuori gioco il consigliere comunale e commissario cittadino di Forza Italia, Fabio Manica, caduto in una vicenda di appalti sospetti che lo ha indotto subito a dimettersi da ogni incarico per evitare complicazioni giudiziarie. Voce adesso pone dubbi sull’alleanza.
A Crotone, dove ha vinto il No al referendum, si evita di prendersela con i magistrati e si riflette su che schieramento scegliere. Meglio civici che destri finiti nel pantano. Dovrebbe approfittarne la sinistra che fa politica in una città che in un tempo lontano mille miglia era la Stalingrado del Sud grazie alla presenza operaia. Non è un caso che si era puntato sull’animalista, presidente dell’Enpa, avvocato Enzo Trocino, proposto dal Pd e sostenuto con il suo infaticabile lavoro da mediano dal parlamentare Nico Stumpo. L’Alleanza progressista crotonese tra cespugli e bolscevichi del Ni ha portato l’avvocato animalista, rappresentante dei Cittadini liberi, ad affermare: «Abbiamo ritenuto che non ci siano le condizioni per partecipare a questa competizione elettorale», perché i compagni di viaggio si scelgono e se con questi compagni non si ha una visione dei programmi nel metodo e nel come portarli avanti, non solo durante la campagna elettorale, ma anche nel dopo, allora si crea un problema. L’ennesimo problema per il segretario regionale del Pd che a Crotone tocca la palla come gli azzurri di Gattuso.
Quindi a Crotone in tutti e due gli schieramenti le opzioni Teorema disintegrano le alleanze richiamando il celebre adagio di Gino Bartali: «L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare».
Reggio Calabria e Crotone con i dati delle loro province stanno spesso ultime in classifica nazionale per qualità della vita. Non sono classifiche cartesiane ma la sensazione di essere le ultime del carro si percepisce. Ai sindaci che verranno il compito di ribaltare indicatori e narrazione a tutti.
Buona Pasqua ai lettori della rubrica.
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