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La metamorfosi dei clan e il “modello italiano”. I colpi al narcotraffico: dall’arresto di Nicola Assisi alla cattura di Rocco Morabito

Il focus sulle rotte del narcotraffico, i casi dei broker calabresi e la nuova sfida dei flussi digitali, nell’analisi in Commissione Antimafia del magistrato e consigliere giuridico Tartaglia Polcini

Pubblicato il: 06/04/2026 – 19:00
di Mariateresa Ripolo
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La metamorfosi dei clan e il “modello italiano”. I colpi al narcotraffico: dall’arresto di Nicola Assisi alla cattura di Rocco Morabito

ROMA «È una criminalità organizzata che è cambiata moltissimo negli ultimi dieci anni». Globalizzazione, mimetizzazione, innovazione tecnologica, sono le tre grandi direttrici che hanno portato a una evoluzione esponenziale delle capacità criminali delle organizzazioni. Una fotografia della mutazione delle mafie che il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico presso il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ha fornito durante la sua audizione davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia. L’intervento, inserito nel filone di indagine dedicato al crimine organizzato transnazionale con particolare riguardo alle rotte del narcotraffico, ha svelato come l’Italia stia esportando un «modello di riferimento rispetto ad altri che sono alternativi» per arginare una minaccia che non conosce più confini.
Secondo il magistrato, l’Italia ha trasformato una «sfortuna storica» – quella di aver dovuto fronteggiare la violenza mafiosa – in un vantaggio competitivo a livello internazionale. Oggi la nostra nazione è il baricentro di un sistema che Tartaglia Polcini definisce come «l’insieme strutturato di attività con cui uno Stato promuove valori, norme, metodologie e buone pratiche con l’obiettivo di rafforzare l’ordinamento giuridico internazionale». Non si tratta più solo di cooperazione di polizia, ma di una vera e propria missione politica e giuridica: «La diplomazia giuridica accompagna, precede e rafforza la cooperazione giudiziaria», ha spiegato il magistrato, sottolineando come l’Italia si presenti oggi come un partner che condivide esperienze, e non come un’entità che impartisce lezioni dall’alto.

I broker calabresi, i soldi “a peso” e il caso Morabito

Nicola Assisi

Il magistrato ha citato casi emblematici che dimostrano la mostruosa potenza di fuoco della ’ndrangheta e la sua capacità di mimetizzarsi nei gangli vitali del Sudamerica. Ha ricordato, ad esempio, l’arresto in Brasile nel 2019 di Nicola Assisi e di suo figlio, broker della cocaina di altissimo livello. Un episodio che ha dell’incredibile per la dimensione della ricchezza accumulata: «In occasione del sequestro di questi due italiani non fu possibile contare il danaro che avevano a disposizione perché era in tale quantità che si potesse solo pesarlo». Una montagna di banconote che, per ragioni di sicurezza e logistica, ha sfidato persino la capacità di calcolo dei funzionari brasiliani.
Non meno centrale è la figura di Rocco Morabito “U Tamunga”, il “re del narcotraffico”” catturato in Uruguay dopo una latitanza dorata. Tartaglia Polcini ha evidenziato come le reti criminali globali oggi si proteggano a vicenda, citando la fuga rocambolesca di Morabito dal carcere di Montevideo, avvenuta con il supporto del «Primer Comando de la Capital», la potentissima organizzazione brasiliana nata proprio all’interno delle carceri.

estradizione-Rocco-morabito
Rocco Morabito

È qui che il magistrato ravvisa il pericolo maggiore: la «mimetizzazione» e l’infiltrazione nei sistemi penitenziari stranieri, dove i boss possono agire come mentori per le nuove generazioni di narcos. «Le carceri in questo caso possono diventare veri e propri hub per reclutare e creare nuove generazioni di narcotrafficanti di questi eserciti del male», ha avvertito, portando l’esempio dell’Ecuador dove l’applicazione di principi simili al nostro 41-bis ha drasticamente abbattuto la violenza interna alle prigioni.

Dal “Follow the money” al “Follow the data”

Ma se il controllo del territorio e delle carceri resta fondamentale, la vera rivoluzione criminale corre oggi sui binari dell’invisibilità digitale. Tartaglia Polcini ha spinto l’analisi oltre i confini del denaro contante, addentrandosi nel complesso mondo delle criptovalute e della blockchain. «La sfida più urgente per il contrasto internazionale è quella di comprendere l’importanza del mercato dei dati e delle cripto», ha spiegato il magistrato davanti alla Commissione. Citando studi accademici italiani, ha evidenziato una correlazione scientifica ormai inoppugnabile: «Ogni volta che si sequestra una determinata quantità di cocaina, il mercato mondiale di blockchain subisce una inflessione misurabile».
Questo dato trasforma radicalmente il paradigma investigativo. Se il “follow the money” di Falcone rimane l’intuizione madre, essa deve oggi proiettarsi oggi trasformandosi in “follow the data”. La dimensione del fenomeno è colossale: «Le fonti che per me sono più accreditate parlando del 70% dei proventi del narcotraffico investito nelle blockchain». È un fiume di ricchezza che sfugge ai canali tradizionali e che richiede una preparazione tecnica senza precedenti per le nostre forze di polizia: «Dobbiamo iniziare a rafforzare risorse tecniche di impegno anche a questa nuova area».

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