‘Ndrangheta e Cosa nostra, dalle Preserre a Catania: il latitante dei Santapaola “affidato” agli Emanuele-Idà
Nelle carte dell’inchiesta della Dda di Catanzaro la ricostruzione del viaggio risalente al 2022 per proteggere Tony Trentuno, genero del boss Lorenzo Saitta

VIBO VALENTIA Una ‘ndrina, quella degli Emanuele-Idà, particolarmente attiva e presente sul territorio, ma anche in grado di stringere accordi e alleanza con altre realtà criminali. È uno degli aspetti emersi dall’inchiesta della Distrettuale antimafia di Catanzaro, culminata con gli arresti di oggi che hanno colpito duramente la famiglia di ‘ndrangheta delle Preserre vibonesi. Lo ha sottolineato il procuratore Salvatore Curcio ed emerge dalla carte firmate dal gip: affiliati della “casa di Gerocarne” ed esponenti della ‘ndrina “Emanuele” avrebbero avuto contatti con altri gruppi criminali – anche di elevato spessore criminale riconosciuto – tra cui i Forastefano di Sibari, i Piscopisani e i Pelle nonché con Giuseppe Santo Procopio e le cosche della Locride. Ma, come è emerso dalle carte, l’attendibilità dalla famiglia e soprattutto la credibilità criminale avrebbero consentito al gruppo di tessere rapporti addirittura con una potentissima cosca di Cosa nostra: i Santapaola-Ercolano di Catania.

La latitanza di Tony Trentuno
Una fiducia tale da affidargli la sorte di un loro esponente, Antonino “Tony” Trentuno, sfuggito ad un importante blitz della Dda di Catania ribattezzato “Quadrilatero” risalente all’autunno del 2021.
Non un uomo qualunque ma genero di Lorenzo Saitta alias “‘u scheletro”, boss di livello della famiglia catanese di Cosa nostra. Trentuno avrebbe preso le redini del suocero nella governance mafiosa del gruppo di San Cosimo in piazza Machiavelli a Catania.
Ma andiamo con ordine. L’attività investigativa si è concentrata in particolare su Michele Idà (cl. ’97), Filippo Mazzotta oltre a Marco Idà e Santo Livoti alias “Melo U Vampiro”, ora collaboratore di giustizia dopo la cattura nel blitz “Sottosopra”, considerato “uomo di fiducia” proprio di Tony Trentuno».
L’esame incrociato dell’attività tecnica e delle immagini di video-sorveglianza avevano portato alla cattura del latitante avvenuta il 25 febbraio 2022. Il monitoraggio di una utenza e l’analisi delle celle telefoniche agganciate dagli apparecchi telefonici di Michele Idà (cl. ’97), Marco Idà e Filippo Mazzotta avrebbero consentito di constatare che i sodali della cosca Emanuele, prima dell’alba, avevano iniziato a muoversi raggiungendo l’autostrada A2 in direzione Salerno.
Il viaggio dalla Puglia e il ritorno verso la Sicilia
In sostanza, le indagini hanno documentato e ricostruito i viaggi di andata e ritorno compiuti dalla compagine delle Preserre per il trasferimento del latitante Trentuno dalla Puglia alla Sicilia. Già alle 3.38 di notte le telecamere installate presso le rotatorie all’imbocco dell’A2, nel territorio di Vazzano, riprendevano il passaggio di una Jeep Renegade bianca seguita da una Lancia Y, anch’essa bianca. Un viaggio “a staffetta”, quello delle due auto, che venivano poi immortalate presso una stazione di servizio Agip, dove effettuavano rifornimento: a pagare per entrambe, secondo gli investigatori, sarebbe stato Marco Idà. Le immagini mostravano inoltre i passeggeri delle due vetture mentre si riunivano nel bar dell’autogrill. Dal tracciamento delle celle telefoniche agganciate dagli smartphone monitorati, gli investigatori riuscivano poi a stabilire che gli indagati si erano spinti fino al territorio di Bari.
Il viaggio di ritorno verso la Calabria, sempre secondo quanto documentato dalle celle telefoniche, iniziava intorno alle 10 del mattino. A quel punto veniva predisposto un servizio di osservazione lungo l’A2, per intercettare i veicoli al rientro.

I controlli e il falso documento del latitante
Le pattuglie dislocate sull’autostrada consentivano di rilevare il passaggio, dallo svincolo di Lamezia Terme, delle due auto attenzionate. All’interno della Jeep Renegade c’erano quattro persone, compreso l’autista: Michele Idà (cl. ’97), Marco Idà, Filippo Mazzotta e Santo Livoti. Nella Lancia Y, invece, viaggiavano due uomini. Sarà poi una pattuglia della Polizia Stradale a fermare proprio la Lancia Y bianca, a bordo della quale si trovavano l’autista, Vincenzo Primerano (cl. ’95) di Soriano, e il sedicente Sebastiano Scalia.
Qualcosa, però, non torna. Gli agenti si insospettiscono per il documento esibito da Scalia: la fotografia appare sospetta e manca il timbro a secco del Comune di Catania. I successivi accertamenti eseguiti negli uffici della Questura, presso il Gabinetto provinciale della Polizia Scientifica di Vibo Valentia, consentiranno di risalire alla reale identità dell’uomo: il ricercato Antonino Trentuno.
Dalla Grecia in Puglia diretti a Catania
La successiva perquisizione permetterà di rinvenire diversi telefoni cellulari e schede Sim, ma anche un biglietto della compagnia Superfast Ferries intestato a “Sebastiano Scalia”, con partenza da Atene il 24 febbraio 2022 alle 23.59 e arrivo a Bari il 25 febbraio 2022 alle 9. Un elemento che, secondo gli inquirenti, confermerebbe che Michele Idà (cl. ’97), Filippo Mazzotta, Marco Idà e Vincenzo Primerano «avevano intrapreso il viaggio alla volta di Bari al fine di prelevare e trasportare il latitante della famiglia di Cosa nostra Santapaola-Ercolano, favorendone l’irreperibilità».
Una tesi accusatoria che, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, troverebbe ulteriore conferma nelle intercettazioni captate subito dopo il fermo della Lancia Y in autostrada: «(…) ero io davanti, e lui dietro… non ti ha scritto perché forse li hanno fermati… lo hanno fermato, lo hanno fermato…». (g.curcio@corrierecal.it)
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