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L’indagine

’Ndrangheta nelle Preserre vibonesi, l’ascesa del “blocco” Emanuele-Idà-Maiolo tra faide e nuove alleanze

Nuovo blitz contro la ‘ndrina operativa nel locale di Ariola. Nell’ordinanza del gip la ricostruzione delle alleanze, delle faide e delle convergenze criminali

Pubblicato il: 08/04/2026 – 10:22
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta nelle Preserre vibonesi, l’ascesa del “blocco” Emanuele-Idà-Maiolo tra faide e nuove alleanze

VIBO VALENTIA Un nuovo colpo alla ‘ndrangheta attiva nelle Preserre vibonesi. È quello messo a segno all’alba di oggi dagli agenti della Polizia di Stato. L’inchiesta “Jerakarni”, coordinata dalla Distrettuale antimafia di Catanzaro, avrebbe ricostruito l’operatività del locale dell’Ariola e, in particolare, della ’ndrina Emanuele-Idà, ritenuta attiva nel territorio compreso tra Soriano Calabro, Sorianello, Vazzano, Pizzoni, Acquaro, Dasà, Arena e Gerocarne. Secondo il giudice, le indagini avrebbero fatto emergere un’organizzazione radicata nell’area delle Preserre vibonesi e dedita soprattutto ai settori delle armi, delle estorsioni e del narcotraffico. In tutto sono 61 gli indagati mentre le misure eseguite sono 55.

L’inchiesta

Gli elementi raccolti, per il giudice, delineano un quadro segnato da una struttura verticistica, da collegamenti con altre consorterie del Vibonese e da una serie di condotte criminali finalizzate al predominio sul territorio. L’inchiesta avrebbe svelato, dunque, un sistema fondato su zone di influenza, rapporti di forza, alleanze e contrapposizioni interne, con una lunga sequela di agguati e fatti di sangue che avrebbero scandito gli equilibri criminali dell’area. In questa lettura, l’inchiesta non fotografa soltanto singoli episodi delittuosi, ma prova a restituire la geografia mafiosa delle Preserre e le sue trasformazioni nel tempo.

Il blocco Emanuele-Idà-Maiolo

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, dopo la stagione degli scontri e degli omicidi, il blocco Emanuele-Idà-Maiolo avrebbe consolidato la propria posizione nelle Preserre vibonesi, mantenendo per anni una condizione di apparente stabilità del governo mafioso del territorio, almeno fino al ridimensionamento prodotto dalle inchieste giudiziarie. Dalle indagini sarebbe emerso, in particolare, il legame con i Maiolo, «realtà criminale strettamente orbitante attorno agli Emanuele» e inserita in un rapporto di sostanziale subordinazione rispetto al vertice del gruppo. Anche nei momenti più violenti della contrapposizione tra consorterie, le “convergenza criminali” avrebbero portato la definizione di un blocco “Emanuele-Idà-Maiolo” in grado di consolidare, nel tempo, la propria influenza nelle Preserre vibonesi.

Le dichiarazioni dei pentiti

E poi, un ruolo centrale è attribuito alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Tra loro, solo per citarne alcuni, figurano: Andrea Mantella, Raffaele Moscato, Walter Loiello, Bartolomeo Arena e Onofrio Barbieri. Il gip parla espressamente di «una convergenza tra fonti diverse, ritenute capaci di offrire una fotografia nitida e attuale degli equilibri di ’ndrangheta nel territorio vibonese». Le deposizioni richiamate nelle carte vengono valorizzate non solo per la ricostruzione della vecchia faida e degli omicidi che hanno segnato l’area, ma anche per la descrizione degli assetti interni, dei rapporti di comando, del racket, delle attività di spaccio e dei collegamenti tra gli Emanuele e i gruppi alleati. Proprio questa pluralità di voci, considerate concordanti nei nuclei essenziali e riscontrate da ulteriori elementi investigativi, viene indicata nell’ordinanza come uno dei pilastri della ricostruzione accusatoria. (g.curcio@corrierecal.it)

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