Più risorse e più personale. La Cgil lancia la proposta di legge popolare per rafforzare la sanità pubblica
Conferenza stampa con Barbaresi e Trotta, che critica il presidente della Regione Occhiuto: «Il suo sì sull’autonomia è un brutto regalo di Pasqua»

CATANZARO Più risorse, più assunzioni e quindi più personale, più assistenza territoriale, più attenzione alle fasce deboli della società. La Cgil presenta la proposta di legge di iniziativa popolare per “rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale”: l’appuntamento è a Catanzaro, con una conferenza stampa alla quale hanno partecipato tra gli altri Daniela Barbaresi, segretaria nazionale della Cgil, e il segretario generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta (la proposta di legge si può consultare integralmente alla fine dell’articolo).
L’intervento di Barbaresi
Per Barbaresi la proposta di legge è «un grande movimento dal basso che ci deve mettere nelle condizioni di rilanciare, rafforzare e rendere efficiente quella che è — e deve essere considerata — la principale infrastruttura sociale del Paese: il Servizio sanitario nazionale. C’è bisogno di metterlo nelle condizioni di funzionare al meglio, perché oggi sta vivendo una crisi senza precedenti, dovuta alla mancanza di risorse e di personale. Per questo chiediamo più finanziamenti, più assunzioni e maggiori investimenti sul territorio. Siamo inoltre nella fase conclusiva dell’attuazione dei progetti del Pnrr, ma stiamo registrando ritardi insostenibili. È necessario dare risposte concrete anche al bisogno di assistenza per gli anziani non autosufficienti».
L’intervento di Trotta
A sua volta, Trotta ha evidenziato che «la Calabria può essere assunta come simbolo per dare concretezza alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare. Oggi, infatti, l’assistenza agli anziani è carente, la medicina di prossimità è praticamente inesistente e, nonostante siamo alla fine del percorso del Pnrr, non si vedono ancora i risultati previsti per la sanità. Mancano i medici e si è fatto ricorso persino ai medici cubani: se davvero venissero mandati via, come Trump vuole, sarebbe una tragedia per la sanità calabrese. Basti pensare che il principale “ospedale” dei calabresi è fuori regione, con una mobilità sanitaria che nel 2025 costerà 320 milioni di euro. La nostra proposta di legge – ha sostenuto il segretario della Cgil Calabria – punta proprio a ribaltare questa situazione: prevede un rafforzamento della medicina territoriale, ospedali e consultori pienamente funzionanti e, cosa non secondaria, indica anche le modalità di finanziamento degli interventi».
«No all’autonomia differenziata»
Per quanto riguarda la possibilità di una convergenza sindacale sulla sanità, secondo Trotta «è possibile, non dipende solo da noi, ma ci stiamo lavorando. La misura è colma, siamo arrivati al dunque: il 10 avremo un incontro unitario con il presidente della Giunta regionale, durante il quale porremo con forza tutte queste questioni. Tuttavia, è tempo di tirare le somme: il confronto c’è stato, ma i risultati non sono arrivati. Per questo, come Cgil, su sanità, lavoro, precariato, infrastrutture e piano regionale dei trasporti, stiamo valutando una mobilitazione regionale, da condividere con le altre organizzazioni sindacali e con i movimenti presenti sul territorio. La Calabria – ha proseguito il segretario generale della Cgil regionale – ha bisogno di risposte, e i cittadini sono stanchi di aspettare. C’è poi forte preoccupazione anche sul tema dell’autonomia differenziata, soprattutto per quanto riguarda la sanità. Il presidente della Regione ci ha fatto il regalo di Pasqua esprimendo parere favorevole in sede di Conferenza Stato-Regioni, è fuffa ma questo desta molte perplessità. Da un lato il presidente dice sì a Roma, dall’altro invita ad attendere ulteriori condizioni: ma la domanda è semplice, la Calabria può davvero sostenere l’autonomia differenziata? Dopo anni, continuare ad attribuire responsabilità a chi ha governato in precedenza non basta più: i cittadini ogni giorno prendono contezza delle inefficienze di un sistema sanitario che non funziona, e l’autonomia differenziata – ha concluso Trotta – non rappresenta la soluzione». (a. c.)
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