«La sanità calabrese esce dal commissariamento ma non dal Piano di rientro»
Il Pd: «L’autonomia differenziata darà il colpo finale». Scutellà: «Bisogna garantire livelli di assistenza». Bruno: «Ora servono scelte chiare su Dulbecco e ospedale di Catanzaro»

Il Pd Calabria interviene sulla fine del commissariamento governativo della sanità regionale. “Diciamo la verità ai cittadini, la Calabria – precisano i dem – è uscita dal commissariamento ma non dal Piano di rientro. Questo è il punto politico e amministrativo che la propaganda di Roberto Occhiuto tenta di oscurare. Non siamo di fronte a una liberazione automatica o a un cambio strutturale del sistema, ma a una scelta politica che restituisce alla Regione la gestione ordinaria e lascia vincoli pesantissimi”. “Restare nel Piano di rientro vuol dire – spiegano i dem – continuare a operare con limiti rigidissimi su spesa, assunzioni, organizzazione della rete sanitaria e programmazione. Rimangono controlli centrali ancora forti e l’obbligo di rispettare parametri finanziari che negli anni hanno portato allo smantellamento di servizi pubblici fondamentali”. “La revoca del commissariamento – attacca il Pd – sa tanto di scambio politico per accelerare sull’autonomia differenziata, a tutto vantaggio delle regioni del Nord. Si sta costruendo una narrazione trionfalistica mentre i problemi gravi restano al loro posto: carenza di personale, liste d’attesa, mobilità sanitaria passiva, difficoltà nei territori interni. Senza una modifica coraggiosa dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, continueremo a non avere le risorse che servono alla tutela della salute. Infine l’autonomia differenziata – concludono i dem calabresi – darà il colpo finale alla sanità calabrese”.
Scutellà: «Uscita dal commissariamento, il prezzo da pagare? L’autonomia differenziata»
«Dopo oltre sedici anni finisce il commissariamento della sanità calabrese. Ma è bene dirlo con chiarezza ai cittadini: questo non significa che i problemi siano risolti.” Così apre il dibattito la Capogruppo del M5s del Consiglio Regionale. “Il piano di rientro resta attivo, i vincoli sui conti restano e la sanità calabrese continua a fare i conti con criticità profonde.”
“Liste d’attesa interminabili, carenza di medici e infermieri, servizi territoriali insufficienti e una mobilità sanitaria che ogni anno costringe migliaia di calabresi a curarsi fuori regione dimostrano che il sistema sanitario regionale è ancora fragile”. Continua la Scutellà: “La fine del commissariamento significa una cosa molto semplice: da oggi la responsabilità è tutta della politica regionale. Non ci sono più alibi
Per questo stupisce ancora di più il sostegno del presidente Occhiuto all’autonomia differenziata in sanità. Parlare di autonomia sanitaria mentre la Calabria resta nel piano di rientro e continua a perdere pazienti verso altre regioni rischia di ampliare ancora di più il divario tra Nord e Sud. Il diritto alla salute non può diventare un diritto geografico. La fine del commissariamento può essere un nuovo inizio, ma lo sarà solo se si affronteranno davvero i problemi della sanità calabrese, con scelte coraggiose e non con operazioni di propaganda. Tutto questo arriva mentre si apre il tema dell’autonomia differenziata in sanità”. Conclude l’onorevole Scutellà: “serve massima attenzione, prima di parlare di maggiore autonomia regionale bisogna garantire livelli di assistenza davvero uguali in tutto il Paese”.
Laghi: «Svolta senz’altro positiva ma ora il nodo da sciogliere è il piano di rientro»
“L’uscita dal commissariamento è certamente una notizia positiva, che avvia auspicabilmente la sanità calabrese sulla strada di una – ancorché non facile – normalizzazione, quanto meno a livello amministrativo-gestionale. Pur riconoscendo il passo avanti segnato da questa decisione governativa, il problema di fondo è rappresentato ora dal piano di rientro. Con la fine del Commissariamento della Sanità regionale, infatti, le responsabilità gestionali da meramente tecniche, diventano del tutto politiche. Se, tuttavia, rimaniamo nelle condizioni di non poter investire le risorse economiche necessarie per riportare la sanità pubblica almeno ai livelli minimi essenziali, attraverso un importante e imprescindibile potenziamento degli organici, l’uscita dal commissariamento rischia di rimanere fine a se stessa. Bisogna pertanto proseguire sulla strada che riporti la Calabria alla piena e completa gestione della sanità pubblica eliminando quei vincoli economici evidentemente non conciliabili con un buon livello di qualità dell’offerta sanitaria”. Così il consigliere regionale e Segretario Questore, Ferdinando Laghi, sulla notizia relativa all’uscita dal commissariamento della sanità calabrese.
“La fine del commissariamento della sanità calabrese, annunciata nei giorni scorsi, rappresenta senza dubbio un passaggio rilevante per la Regione. È tuttavia necessario chiarire che tale risultato non coincide con la conclusione del Piano di rientro né con la cessazione delle attività di monitoraggio da parte dei ministeri competenti. Si tratta piuttosto di una nuova fase, che offre maggiori margini di manovra ma richiede, al tempo stesso, responsabilità e chiarezza nelle scelte”. È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”. “In questo contesto, desta attenzione la decisione di affidare al Politecnico di Milano l’elaborazione di un progetto per il nuovo ospedale di Catanzaro. Una scelta che solleva interrogativi non tanto sul profilo tecnico, quanto sull’impostazione complessiva della strategia sanitaria per il capoluogo e per l’intero territorio regionale – afferma ancora Bruno –. Il tema della realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero non può essere affrontato come una semplice questione progettuale, ma richiede una visione politica, sanitaria e territoriale ampia, che tenga conto della storia, delle infrastrutture esistenti e dei bisogni reali della popolazione”. “In questa prospettiva, appare centrale il ruolo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Dulbecco”, che per dimensioni, collocazione e funzione rappresenta un punto di riferimento strategico per l’intera area centrale della Calabria. È dunque necessario chiarire con trasparenza quali siano le risorse disponibili e quale sia il disegno complessivo per il suo sviluppo. Ad oggi, i tre plessi dell’AOU risultano già in grado di accogliere il numero di posti letto previsto, con la possibilità di intervenire attraverso mirate opere di ristrutturazione e integrazione. Interventi che riguardano, tra gli altri, il potenziamento del Pronto Soccorso, specialmente nel presidio di località Germaneto, in modo che sia orientato alle emergenze mediche, rimanendo al “Pugliese” il compito della grande emergenza chirurgica e traumatologica, oltre che l’adeguamento delle strutture esistenti. In questo quadro, la priorità non può essere esclusivamente quella edilizia, ma deve riguardare soprattutto l’innovazione tecnologica e organizzativa. La qualità dell’assistenza sanitaria oggi si misura sulla capacità di dotare le strutture di strumenti avanzati: robotica, digitalizzazione, intelligenza artificiale, diagnostica di ultima generazione”. “Permangono infatti alcune criticità evidenti, come la carenza di tecnologie fondamentali e la necessità, per molti cittadini, di spostarsi fuori regione per accedere a prestazioni ormai considerate di routine. Colmare questi divari rappresenta una priorità non più rinviabile. L’attenzione riaccesa sul tema dell’ospedale di Catanzaro può rappresentare un’occasione importante per avviare un confronto serio e costruttivo. È però necessario che tale confronto si traduca in scelte concrete, fondate su una chiara definizione delle risorse e su una visione coerente dello sviluppo della sanità regionale. Diventa quindi fondamentale il coinvolgimento delle istituzioni locali, delle forze politiche e della comunità, affinché si apra un confronto con la Regione orientato a garantire investimenti adeguati e a indirizzarli verso soluzioni realmente efficaci e sostenibili. La sfida – conclude Bruno – è quella di costruire un sistema sanitario moderno, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini e di ridurre la mobilità sanitaria, valorizzando le strutture esistenti e investendo in innovazione. Una sfida che richiede scelte lungimiranti, trasparenza e una visione condivisa del futuro della sanità calabrese”.