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processo “recovery”

‘Ndrangheta a Cosenza, il pentito Barone riscrive la geografia della Confederazione. «Zingari gruppo unico, Sganga, Chirillo e Perna indipendenti»

Il collaboratore di giustizia, in passato uomo dei Rango-Zingari, in videocollegamento parla di «bacinella solo per le estorsioni»

Pubblicato il: 10/04/2026 – 14:28
di Fabio Benincasa
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‘Ndrangheta a Cosenza, il pentito Barone riscrive la geografia della Confederazione. «Zingari gruppo unico, Sganga, Chirillo e Perna indipendenti»

COSENZA Dopo Celestino Abbruzzese alias “Micetto”, tocca ad un altro collaboratore di giustizia, Ivan Barone, testimoniare nel processo Recovery in corso in Corte d’Assise a Cosenza. Collabora da quando è stato arrestato, il primo settembre del 2022 al termine dell’operazione denominata “Reset“. Barone ammette di aver fatto parte di una associazione criminale attiva a Cosenza e nell’hinterland bruzio nella quale si occupava di estorsione e spaccio di droga, senza tuttavia essere “battezzato”. «Operavo a via Popilia per conto del gruppo degli Zingari: capeggiato in primis da Maurizio Rango e dopo il suo arresto da Cosimo Bevilacqua, prima, e poi da Luigi Abbruzzese detto Banana». Il pentito introduce un primo elemento di novità quando riferisce del carattere unitario del gruppo degli Zingari di Cosenza e quello di Cassano allo Jonio. «Erano parenti, ma stavano insieme anche dal punto di vista criminale». Sono diversi i dettagli confessati e in contrasto rispetto alle recenti ricostruzioni.

La Confederazione ristretta e la bacinella

La bacinella dei clan e la composizione dei gruppi criminali in terra bruzia, sono i due temi al centro dell’esame condotto dalla pm Filomena Aliberti, poi ripercorsi anche nel corso del lungo controesame dagli avvocati del collegio difensivo. Nella galassia della mala bruzia oltre al gruppo degli “Zingari”, troverebbero posto anche quello capeggiato da Michele di Puppo e oltre agli “Italiani” che – secondo il racconto del collaboratore di giustizia – formerebbero un nucleo sinergico rispetto ad altri sodalizi. In merito a questi ultimi il riferimento è ai clan Chirillo, Perna e Sganga. «Ognuno era per i fatti suoi. Erano indipendenti». Una tesi quella prospettata, questa mattina in aula, che confligge con quanto emerso al termine dei recenti processi, nei quali era stata evidente la presenza di una Confederazione di ‘ndrangheta composta da più gruppi criminali. Una sorta di unico sindacato della mala con al vertice Francesco Patitucci. Questa la tesi dell’accusa, che Barone conferma ma solo in parte. L’avvocato Luca Acciardi, nel corso del controesame, torna sul punto e chiede chiarimenti sul ruolo di Patitucci e di Mario Piromallo. Barone risponde: «Francesco Patitucci era il più alto in grado. Mario Piromallo non aveva un gruppo», ma godeva di autonomia.
L’esame del testimone prosegue. «Con Patitucci non ho mai parlato, sono a conoscenza del fatto che fosse a capo di tutti i gruppi riferibili a Salvatore Ariello, Antonio Illuminato, Roberto Porcaro e i fratelli Michele e Umberto di Puppo». Il collaboratore tenta di definire i contorni dei rapporti sinergici tra clan. «Con Michele di Puppo facevamo qualcosa insieme, danneggiamenti ed estorsioni in Fiera». Per quanto riguarda la bacinella, invece, «venivano raccolti nella cassa comune tutti i proventi delle estorsioni e servivano per pagare i detenuti», mentre sarebbero rimasti esclusi i guadagni oggetto della vendita di droga. «A Natale, Ferragosto ed a Pasqua raccoglievamo i soldi delle estorsioni e venivano divisi. Gianluca Maestri era referente della bacinella per il clan “Zingari” mentre Patitucci e Di Puppo per gli altri gruppi».

I rapporti con Maestri e la geografia dello spaccio

Gianluca Maestri (collaboratore di giustizia) «lavorava con me, ma aveva un ruolo superiore. Dopo gli arresti siamo rimasti da soli. Commettevamo reati, insieme agli “Italiani” ed ai Di Puppo si decideva insieme di fare estorsioni e danneggiamenti». Rispetto al suo ruolo, Barone riferisce di essersi occupato anche di «spaccio, soprattutto cocaina poi marijuana e hashish. Io e Maestri ci rifornivamo da di Puppo, dal 2019 fino al 2021 mentre prima andavamo a Cassano allo Jonio». Dopo l’arresto dei “Banana”, nel 2019, Barone avrebbe gestito lo «smistamento dei rimanenti carichi di eroina». Nel mercato della droga, ovviamente, erano attivi anche gli altri gruppi. «Una volta al mese ci vedevamo per rendicontare le vendite e poi prendevamo la roba nuova. Ci trovavamo a Rende, la consegnava Alberto Superbo del gruppo Di Puppo». La pm sollecita il teste sulle modalità di acquisto della droga. «Gianluca Maestri prendeva appuntamento, io andavo a prenderla. Lo spaccio era gestito da Maestri attraverso pusher di riferimento». Sui rapporti tra i due collaboratori, interviene in sede di controesame l’avvocato Carlo Monaco che chiede lumi sul legame. «Eravamo nello stesso gruppo anche per quanto concerne la vendita di droga – riferisce Barone – e le forniture a Cassano allo Jonio venivano pagate a credito, in conto vendita». Questo perché – continua – «Maestri faceva parte del sodalizio della droga degli Abbruzzese di Cassano allo Jonio e anche di quelli di Cosenza in quanto il gruppo degli “Zingari” era unico, erano la stessa cosa sia per gli affari degli stupefacenti e sia per la partecipazione mafiosa». E’ l’avvocato Antonio Ingrasso, invece, a soffermarsi sui rapporti tra Marco Perna e Alfonsino Falbo. Il collaboratore di giustizia precisa. «Fino al 2013-2014 operava il gruppo Perna del quale prima avrebbe fatto parte anche Falbo, salvo poi litigare con il cognato e prendere una strada opposta».
Sulla geografia dello spaccio, il pentito fornisce dettagli sui territori oggetto di riferimento. «Gli “Zingari” spacciavano a via Popilia, Marano e Rogliano, a San Vito se la vedeva Gianfranco Sganga detto il “deputato”, Alfonsino Falbo era con il gruppo Perna, prima dell’operazione “Apocalisse” e operavano sempre a San Vito e anche in via Panebianco». Secondo Barone, la zona di «Saporito di Rende è di pertinenza dei di Puppo, a Paterno c’erano i Chirillo, mentre Salvatore Ariello e Antonio Illuminato spacciavano per conto di Francesco Patitucci».

I contatti con la mala bruzia

Cessioni di droga, ma anche armi. Barone dice di essere entrato in contatto con alcuni soggetti riferiti e riferibili, secondo l’accusa, alla criminalità cosentina. In particolare, il pentito dice di conoscere da almeno 20 anni Salvatore Ariello, con il quale ha condiviso il medesimo periodo di pena scontato nel carcere di Rossano, e di essere a conoscenza del fatto che lavorasse per Patitucci e «si occupava di droga e estorsioni». «Con lui – aggiunge – ho scambiato una pistola nel centro storico di Cosenza».
Marco Foggetti, invece, viene identificato come «uomo del gruppo degli “Zingari” dedito allo spaccio di cocaina» e in merito al suo profilo ricorda di un debito accumulato per una partita di droga da «100 grammi acquistati a 45 euro». A riscuotere la somma dovuta sarebbe stata Silvia Guido, moglie di Roberto Porcaro. «La conosco di vista – risponde il teste alle sollecitazioni dell’avvocato Giorgia Greco – ma non ho mai avuto a che fare con lei, sono a conoscenza del fatto che dal 2019 – per qualche mese – ha raccolto circa 3.000 euro dalla moglie di Marco Abbruzzese, lui aveva debiti con per l’acquisto di cocaina. Io andavo con Marco Abbruzzese a prendere la droga da Roberto Porcaro».
Gianluca Fantasia, infine, era «uomo del gruppo Sganga, impegnato anch’egli in attività di spaccio». Lungo il controesame dell’avvocato Maurizio Nucci. «Il nome di Gianluca Fantasia non compare nei verbali resi dal collaboratore di giustizia se non quando lo definisce una persona che generava disguidi». Barone, in effetti, ricorda di un ragazzo particolarmente legato al denaro e sarebbero state frequenti le telefonate per incassare i soldi della vendita di droga. «Siamo stati insieme nel carcere di Cosenza e Rossano, in passato è capitato che mi poggiassi a lui per acquistare panetti di fumo e hashish». Sulle date riferite alle presunte cessioni di stupefacenti, il pentito appare confuso. «Ricordo che era il 2019-2020, e che poi è stato arrestato in un blitz a Reggio Calabria (datato 2016, ndr)». Sempre secondo Barone, Fantasia acquistava la droga a Reggio Calabria e si sarebbe avvalso di un altro soggetto per gestire i traffici illeciti». (f.benincasa@corrierecal.it)

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