‘Ndrangheta, il centro di Soriano ostaggio degli Emanuele-Idà tra scorribande, droga e colpi di pistola
La cittadina delle Preserre “covo” dei sodali. Gli indagati avrebbero creato un clima di tensione e paura tra le vie del centro

VIBO VALENTIA Edifici vicini tra loro, abitazioni abbandonate e attraversate da una fitta rete di vicoli. La geografia ideale per le scorribande di piccoli gruppi criminali, quasi sempre armati, e soprattutto per spacciare droga. Il quadro inquietante è stato ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nell’inchiesta “Jerakarni”. Lo scenario è quello del centro storico di Soriano Calabro, già in passato interessato da numerosi rinvenimenti e sequestri. Un dedalo di vie e viuzze che, secondo gli inquirenti, ben si presta agli scopi degli appartenenti alla ‘ndrina Emanuele-Idà: spaccio di sostanza stupefacente e detenzione abusiva di armi e munizioni. In sostanza il clan avrebbe creato una vera e propria “roccaforte” nel centro storico di Soriano, anche attraverso un clima di tensione e paura, mettendo a rischio l’ordine e la sicurezza pubblica ogni giorno.
Il sequestro dell’estate 2023
Movimenti e strategie che non sono affatto sfuggiti agli occhi delle Forze dell’ordine che, il 13 luglio del 2023, hanno effettuato un servizio di ispezione e perquisizione. E l’intuizione degli inquirenti non è stata tradita. Nel corso dei controlli, infatti, sono stati trovati quasi 3 kg di marijuana, 100 grammi di hashish e poi 43 “manufatti esplosivi artigianali”, 884 spolette di collegamento per artifizi pirotecnici professionali, 16 munizioni per pistola cal. 38 e 32 munizioni per fucile cal. 12. Insomma, un bel bottino che giustifica l’attenzione assidua dimostrata dai sodali alla zona, un vero e proprio “covo” dedicato allo stoccaggio e al rifornimento di sostanza stupefacente, con la finalità di tenere sempre viva e remunerativa l’attività di spaccio.
Obiettivo: ostentare forza
Non si trattava soltanto di una presenza stabile nella zona, ma anche di una ostentazione della forza. Le attività investigative, effettuate anche attraverso le intercettazioni, avevano già consentito di accertare come i sodali della ‘ndrina Emanuele-Idà girassero spesso armati per il centro di Soriano Calabro, con l’intento di eseguire una capillare attività di controllo del territorio. «(…) vedi che c’è la legge, oh Michele», «La Polizia… i carabinieri… adesso sono passati…». È il 14 ottobre 2022 quando Michele Idà (cl. ’97), a bordo della propria auto, si sarebbe recato in via Roma a Soriano Calabro e, subito dopo, si udiva il rumore di uno sparo seguito dalle risate dello stesso Idà e di diverse persone all’esterno del veicolo i quali, tra l’altro, lo avvisavano della presenza delle forze dell’ordine in giro. «(…) che c’è la Polizia che va avanti e indietro…», a confermare la presenza nei paraggi delle forze dell’ordine è anche Filippo Mazzotta, ritenuto uomo di fiducia ed esponente del clan Emanuele-Idà.
In auto con una nuova pistola
Gli inquirenti, poi, intercettano una conversazione tra Michele Idà e Nazzareno Salvatore Emanuele. Quest’ultimo si sarebbe avvicinato all’auto, chiedendo all’amico di accompagnarlo a spostare da un luogo ad un altro una pistola occultata. «(…) questa è proprio per la mano tua… dì la verità non è piccolina?» «L’ho smontata tutta a riccio» «Pezzi pezzi… e l’ho riempita di olio… guarda com’è tutta lucida…». Per gli inquirenti dal dialogo tra i due, captato a bordo dell’auto tra le vie del centro di Soriano Calabro, dimostrerebbe la «dimestichezza di Idà nel maneggio delle armi», mostrando una pistola all’amico Emanuele a bordo con lui. (g.curcio@corrierecal.it)
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