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Vibo, dal “baratro” alla Rinascita. L’eredità di Falvo e la «squadra Stato» contro la ‘ndrangheta

Nell’ultimo saluto del procuratore un bilancio di come la città sia cambiata. Dai (troppi) omicidi agli ultimi arresti: «Ora non dovete più arretrare»

Pubblicato il: 14/04/2026 – 14:48
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Vibo, dal “baratro” alla Rinascita. L’eredità di Falvo e la «squadra Stato» contro la ‘ndrangheta

VIBO VALENTIA Non sono tanto i numeri, i risultati giudiziari o l’innegabile trasformazione di Vibo Valentia a testimoniare l’eredità di Camillo Falvo, quanto gli sguardi commossi di chi, ieri mattina, ha gremito l’aula ‘Emilio Sacerdote’ del Tribunale. A salutare il Procuratore – che dopo sette anni lascia la guida degli uffici vibonesi per insediarsi a Potenza – era presente l’intera comunità: istituzioni, vertici delle forze dell’ordine, magistrati, avvocati ed esponenti della società civile. In prima fila, visibilmente emozionati, i genitori, la madre e il padre con cui – ha ricordato commosso – tanti anni fa veniva a Vibo Valentia e visitava la città che dopo qualche anno avrebbe contribuito a cambiare, a salvarla dal «baratro» in cui la ‘ndrangheta l’aveva trascinata. Vibo, invece, «è una delle province più belle d’Italia e deve tornare a ricoprire il ruolo che merita».



La “squadra Stato”

Se lo farà, sarà soprattutto grazie a quella «squadra Stato» menzionata nel suo intervento dal prefetto Anna Aurora Colosimo, di cui Camillo Falvo è stato simbolo e collante tra istituzioni e polizia giudiziaria. «In un’intercettazione – ha ricordato Falvo – qualcuno disse: tanto noi restiamo, loro prima o poi vanno via. Questo non è vero: lo Stato rimane, anche più forte di prima». Al successore l’onere e l’onore di prendere il “pesante” testimone di un procuratore che – insieme ai suoi colleghi – ha fatto la storia recente della città: dalle prime maxi inchieste (tra cui Rinascita Scott, «l’ultimo atto firmato da sostituto procuratore della Dda», come disse in una recente intervista al Corriere della Calabria) agli interventi in tema ambientale, sua battaglia prioritaria insieme alla criminalità organizzata.

Il lavoro in Procura

Di numeri, come detto prima, se ne potrebbe un lungo elenco: l’abbattimento dell’arretrato (da 4.222 pendenze contro noti e 7.050 contro ignoti si è passati a 1.070 e 850), l’attività giudiziaria diretta ( in tre anni oltre 1.581 procedimenti contro noti e 2.475 contro ignoti), e una Procura di “trincea” che oggi lavora a pieno regime nonostante, come sottolineato dallo stesso procuratore, è una sede ancora poco considerata per quello che vale. «Qui si affrontano processi di una difficoltà che altrove neanche immaginano» ha detto Falvo, ringraziando giudici, magistrati, dipendenti, tutti presenti per l’ultimo saluto. Alla cerimonia per l’ultimo commosso saluto c’erano i suoi più “veterani” collaboratori come Annamaria Frustaci, Vincenzo Capomolla, Andrea Buzzelli, ma anche i “nuovi” magistrati da poco insediati a Vibo Valentia quasi a simboleggiare quanto detto dal procuratore: lo Stato rimane a prescindere da chi occupa il ruolo. C’erano anche gli avvocati, tra cui Giuseppe Bagnato alla guida dei penalisti vibonesi, spesso “avversari” nelle aule di tribunale ma che anche loro hanno voluto riconoscere e sottolineato la grande competenza del procuratore.

Lo Stato oggi è più forte della ‘ndrangheta

Ma oltre i numeri c’è una realtà innegabile: Vibo Valentia, oggi, è cambiata, nonostante pochi anni fa fosse una «polveriera» tra faide e criminalità, la provincia con il più alto tasso di omicidi e tentati omicidi. «Oggi la situazione è completamente diversa». Non significa che la ‘ndrangheta è stata battuta, sconfitta o che non succederà più nulla. Anche perché negli ultimi mesi, dopo le scarcerazioni di Rinascita Scott e le più recenti intimidazioni, qualche campanello d’allarme c’è stato: ma oggi c’è uno Stato che reagisce e che, come ribadito da Falvo, è più forte della ‘ndrangheta e lo resterà a prescindere dalle persone che lo rappresentano. Prova ne è che proprio uno degli “scarcerati” degli scorsi mesi e poi coinvolto in un’altra inchiesta è stato prontamente arrestato da Guardia di Finanza e Carabinieri dopo neanche due mesi di latitanza. E ancora, prova ne è l’ultima maxi operazione della Polizia di Stato contro la cosca Emanuele-Idà. Vibo Valentia ha intrapreso una nuova strada, tracciata anche da uomini di Stato come Camillo Falvo. Ora tocca ai cittadini continuarla. Ed è a loro che Falvo, nei suoi saluti, ha inviato il messaggio più importante: «Non abbassate mai la testa, non arretrate mai». (ma.ru.)

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