L’elettorato fluido del Mezzogiorno, la partita del Governo si gioca qui
Nasce il nuovo dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio, a guidarlo Giosy Romano

L’Italia continua a essere un Paese che misura le proprie contraddizioni nella geografia della sua democrazia. Non è una novità, ma ogni stagione politica (e elettorale) lo conferma con maggiore evidenza. Se al Nord si concentra di nuovo la spinta verso un’autonomia che promette efficienza e competizione, al Sud si addensano le preoccupazioni per diritti, servizi, uguaglianza sostanziale. L’esito della campagna referendaria ci ha mostrato il Mezzogiorno come un corpo elettorale meno prevedibile, meno allineato, più sensibile alle fratture reali che attraversano il Paese. Tutti gli osservatori politici concordano su un punto: le prossime elezioni politiche si vinceranno al Sud, nel senso che è qui che si farà la differenza. Come voterà il Sud? In Sicilia il partito di Giorgia Meloni sta scoppiando, in Campania si ode sempre di più il frastuono di una frattura tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, con candidature scorporate alle prossime amministrative. La politica della Calabria è ben salda nelle mani del suo governatore. Ma l’elettorato è saldo nelle sue mani?
Sanità e autonomia
I dati continuano a raccontare una regione in affanno anche se le ultime misure del presidente Occhiuto raccontano un’accelerata dell’adesione agli impegni della campagna elettorale. Preoccupa la traiettoria del governatore sull’autonomia differenziata: amplierà divari già drammatici? Perché la sua posizione si è progressivamente attenuata fino a lasciare spazio a un sostanziale allineamento? In mezzo c’è la grande sfida della nuova sanità, ora che la regione è uscita dal commissariamento. In Calabria – più che altrove – il tema dell’autonomia è molto pratico. Riguarda la tenuta del sistema sanitario, la capacità amministrativa, l’accesso ai diritti fondamentali. In altre parole, riguarda la cittadinanza stessa. Dalla risposta ai bisogni delle famiglie e delle imprese, martellati dagli effetti della crisi internazionale, dipenderà l’assestamento del consenso politico. Fin troppo ovvio. Ma c’è una questione generale Mezzogiorno che il Governo dovrà affrontare, anche se le dinamiche internazionali mai come in questo momento influenzano e determinano anche la politica interna. Riuscirà il Governo a sintonizzarsi con il Sud?
La nomina di Giosy Romano
Intanto la presidenza del Consiglio ha nominato una “vecchia conoscenza” della Calabria, Giosy Romano, a capo del nuovo dipartimento per il Sud. Ex capo della Zes in Calabria e in Campania, poi coordinatore di missione della Zes unica, ora col nuovo dipartimento, previsto già nell’autunno scorso, a Romano vengono affidate funzioni che inglobano quelle precedenti e le rafforzano in chiave di sviluppo per il Mezzogiorno. Tra l’altro Giosy Romano è stato sindaco e ha quindi anche un’esperienza maturata sul campo.
Lo sforzo sarà enorme. Tutti i dati confermano ancora che il Paese è a due velocità. L’aspettativa di vita è cresciuta ovunque e in Italia oggi è tra le più alte al mondo (81, 5 anni per gli uomini, 85,6 per le donne, appena dietro il Giappone) ma il dato è differenziato all’interno dello Stivale, quaggiù quattro anni in meno. Stando ai risultati elettorali sembra che la questione settentrionale abbia concluso la sua centralità nel dibattito della politica italiana. Ritorna prepotente quella meridionale.

Un processo già visibile
Ed è proprio in questo spazio che si inserisce un voto sempre più fluido, meno fidelizzato, più incline a esprimersi contro piuttosto che a favore. Il centrodestra, che oggi governa il Paese, non può ignorare questa dinamica. La sua proposta politica trova nel Nord il proprio baricentro naturale, ma è nel Sud che si giocherà una parte decisiva delle prossime elezioni. E se la percezione sarà quella di un progetto che accentua le disuguaglianze, il rischio di una perdita di consenso diventa concreto.
Non si tratta di un ribaltamento immediato, né di un automatismo elettorale. Ma di un processo già visibile: un elettorato meridionale meno disposto ad accettare narrazioni che non trovano riscontro nella realtà quotidiana. Il voto non seguirà necessariamente appartenenze consolidate. Seguirà, piuttosto, la misura delle risposte ricevute. E laddove queste risposte appariranno insufficienti o contraddittorie – come nel caso della gestione del tema dell’autonomia – il giudizio politico sarà inevitabilmente più severo. Poi ci sono le questioni internazionali, che inglobano la questione settentrionale e meridionale insieme. Ma qui si vola. E non si sa dove si atterra. (redazione@corrierecal.it)
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