Ucciso dalla ‘ndrangheta, Dasà ricorda Pino Russo. Don Ciotti: «La memoria diventi impegno e responsabilità» – FOTO
La commozione di mamma Teresa, Orlando e Matteo Luzza mentre svelano la targa. Il fondatore di Libera: «Servono cittadini coraggiosi per il cambiamento»

VIBO VALENTIA «Questo non è solo per Pino, ma per tutte le vittime innocenti». Con gli occhi lucidi mamma Teresa, insieme a don Luigi Ciotti, svela la targa che porta il nome di suo figlio Giuseppe Russo Luzza, scomparso il 15 gennaio 1994 e ucciso dalla ‘ndrangheta. Il suo corpo fu ritrovato a Monsoreto di Dinami, a pochi chilometri dalla biblioteca comunale “Piergiovanni Salimbeni” che ospita la sala conferenze oggi intitolata a Pino Russo. Alla cerimonia, organizzata da Libera e dall’amministrazione comunale, hanno partecipato, oltre ai familiari, anche il fondatore dell’associazione Don Luigi Ciotti, il prefetto Anna Aurora Colosimo, il sindaco Raffaele Scaturchio, il coordinatore regionale di Libera Giuseppe Borrello, don Peppino Fiorillo e la dirigente scolastica Francesca Durante.


Ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1994: il ricordo del fratello
«Qui la cultura tiene viva la dignità di chi ha sempre creduto nella libertà dell’amore» recita la targa scoperta stamattina. Quell’amore che Pino provava per Angela, la cognata del boss di ‘ndrangheta Antonio Gallace: un amore che non è stato mai tollerato da chi, in questi territori, ha sempre cercato di imporre il proprio potere. Pino Russo fu ucciso, bruciato vivo e il suo corpo fatto sparire, solo le rivelazioni di un pentito hanno aiutato a trovarlo due mesi dopo. «Suo figlio è stato ucciso perché era un uomo libero» scrisse alla madre uno dei killer in una lettera inviata dal carcere. Oggi la sua storia di libertà viene tramandata, i cittadini e i bambini diventato testimoni della memoria di Pino Russo. «Oggi coroniamo un percorso, intitoliamo la sala a Pino ma vorremmo che la cosa sia estesa a tutte le vittime innocenti delle mafie» afferma Matteo Luzza, fratello di Pino, al Corriere della Calabria. «Riempiremo questa sala di contenuti perché solo con la cultura possiamo vincere questa battaglia contro la ‘ndrangheta. Oggi noi la viviamo come una giornata di vita, perché vogliamo che dalla morte si costruisca la vita. Così la ‘ndrangheta e le mafie non vincono: tenendo in vita le vittime innocenti».



Don Ciotti: «La memoria si tramuti in responsabilità e impegno»
A ricordare Pino Russo anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. A lui e all’associazione Matteo Luzza rivolge un ringraziamento, non solo per la presenza ma per tutto ciò che l’associazione fa per i parenti delle vittime innocenti. «La memoria si deve tramutare in responsabilità e impegno» afferma don Ciotti. «Non dimentichiamo che delle vittime innocenti delle mafie solo l’80% conosce la verità, ma senza verità non si può costruire giustizia. L’omertà uccide la verità e la speranza, ma anche la giustizia. I familiari chiedono solo il diritto alla verità e che la memoria non vada in prescrizione ma che si continui a cercare». «Bisogna che noi sconfiggiamo un male, che è quello della delega: pensare che tocca sempre agli altri fare, ma c’è bisogno di più coraggio. I cambiamenti in cui speriamo hanno bisogno di tutti. Ci sono troppi professionisti della lamentela, abbiamo bisogno di persone che prendono coscienza. Non abbiamo bisogno di cittadini a intermittenza, ma di cittadini responsabili».

Il prefetto: «Un dolore inimmaginabile»
Nel pubblico, oltre ai bambini, anche altri familiari delle vittime innocenti. C’è Elsa Tavella, mamma di Francesco Vangeli, e anche Domenico Augurusa, figlio di Francesco, ucciso a Sant’Onofrio nella strage dell’Epifania. «Sono dolori inimmaginabili, è una ferita che rimane aperta soprattutto per una mamma, un papà, un fratello» afferma il prefetto di Vibo Valentia Anna Aurora Colosimo. «Ma è un dolore che bisogna elaborare e trasformare in azioni buone. Con l’iniziativa di oggi viene viene data speranza agli altri e questa è una cosa bellissima. L’intitolazione di questa sala lascerà un ricordo perenne, indelebile, ma per noi lo era già, ma manda anche un segnale positivo e importante alla comunità di Dasà». (ma.ru.)
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