Camini, Alfarano resta: dietrofront sulle dimissioni dopo la bufera randagismo
Dopo giorni di tensione e un confronto aperto in aula con cittadini e istituzioni, il sindaco annuncia il ritiro delle dimissioni: «Un grido d’allarme per un vuoto istituzionale». Sul tavolo l’emerge…

CAMINI Nel giorno del consiglio comunale aperto, e a pochi giorni dall’annuncio delle dimissioni, il sindaco Pino Alfarano ha sciolto ogni riserva davanti all’aula: resterà alla guida del Comune e avvierà il ritiro dell’atto nei venti giorni previsti dalla procedura. Un gesto che il primo cittadino ha definito non contro qualcuno, ma un “grido d’allarme” nato da una condizione di isolamento istituzionale e dalla difficoltà di fronteggiare l’emergenza randagismo.
È stato proprio questo il tema centrale della seduta, trasformata in un confronto lungo e partecipato tra amministrazione, associazioni e cittadini, Alfarano – raggiunto dal Corriere della Calabria – racconta: «È andata bene, sinceramente non mi aspettavo tanta solidarietà da amici, comunità e famiglia». Ha poi ricostruito i momenti che hanno preceduto la decisione di dimettersi: «Le dimissioni le ho presentate domenica scorsa, amareggiato per quanto era successo il giorno prima: avevano lasciato altri quattro cuccioli in un sacco davanti alla mia proprietà, come per dire “prenditene cura”. E poi la notte a seguire mi hanno tagliato la catena dell’area dove tengo in stallo dei cani adulti, in attesa di trovare una famiglia».


Il problema del randagismo
Una situazione che il sindaco gestisce anche personalmente: «Io già ne ho otto che custodisco a mie spese, a livello personale. E sul territorio ce ne sono altri liberi, ma non ho la possibilità di prenderli perché non so dove allocarli».
Il problema del randagismo, sottolinea Alfarano, resta strutturale e aggravato da difficoltà burocratiche e organizzative. «Abbiamo fatto campagne di sensibilizzazione, ma non basta portare i cani nei canili. Lì spesso non c’è un vero percorso di adozione. Io mi ero prefissato l’obiettivo di trovare alternative, ma ci sono troppe difficoltà. Devo dire che in questi anni ho avuto solo l’aiuto determinante delle associazione come Anime randagie ed altre che mi hanno sempre sostenuto sulle cure e adozioni». Nel dibattito consiliare è emersa con forza la complessità della gestione del randagismo nei piccoli comuni, tra costi dei canili, difficoltà nell’attivazione delle convenzioni e limiti operativi del sistema. «Quando chiamiamo per recuperare un cane, – spiega il sindaco – se il Comune non ha una convenzione con il canile sanitario, non intervengono. È un paradosso: la Regione garantisce microchippatura, sterilizzazione e vaccini, ma se non paghi il ricovero il servizio non parte. È come se in ospedale ti dicessero che non puoi operarti perché non hai i soldi per il letto», ha sottolineato il sindaco, evidenziando la necessità di interventi strutturali e di una maggiore collaborazione istituzionale.
La seduta consiliare
Da dieci anni il sindaco Alfarano guida l’amministrazione comunale di Camini, piccolo comune della Vallata dello Stilaro, in provincia di Reggio Calabria, con meno di 800 abitanti. Ha portato avanti un modello fondato su accoglienza e inclusione sociale, anche attraverso i progetti SAI per i migranti, contribuendo a contrastare lo spopolamento e a rafforzare il tessuto comunitario del paese. Accanto a questo percorso, l’amministrazione ha ottenuto anche risultati significativi sul fronte ambientale: la raccolta differenziata ha raggiunto il 71,56%, frutto dell’impegno quotidiano della comunità, dei nuovi residenti e del servizio di raccolta porta a porta.
Dalla seduta consiliare aperta è arrivata anche la volontà condivisa di portare alla Regione Calabria le criticità della legge regionale 45, con l’obiettivo di rafforzare strumenti e risorse per la gestione del fenomeno e sostenere i piccoli comuni. Il sindaco insiste anche sulla prevenzione: «Se non partiamo da campagne serie di sterilizzazione e da un’anagrafe canina che ancora manca in Calabria, è come voler svuotare il mare con un secchio».
Altro punto critico, i controlli: «Perché devono aspettare la segnalazione del sindaco? Gli enti preposti, insieme ai carabinieri forestali e alle guardie ambientali, devono andare sui territori e verificare le condizioni degli animali».

Le criticità delle legge regionale 45
Nel corso della seduta è emersa la volontà condivisa di portare alla Regione Calabria le criticità della legge regionale 45, con l’obiettivo di introdurre modifiche strutturali e risorse dedicate ai Comuni. «Ci è stato detto – ha aggiunto Alfarano – che con le modifiche alla legge ci saranno oltre 7 milioni di euro per sostenere progetti dei Comuni, anche in forma associata, per la realizzazione di strutture come canili sanitari o rifugi».
Tra le ipotesi discusse, quella della realizzazione di un’oasi canina e di strutture di accoglienza alternative ai canili tradizionali, pensate per favorire percorsi di cura e soprattutto di adozione, riducendo il rischio di permanenze lunghe e costose a carico degli enti locali.
Nonostante le difficoltà, il consiglio comunale aperto ha segnato una svolta personale e politica. «Non pensavo che le mie dimissioni creassero tutto questo. È stato un grido d’aiuto», ammette Alfarano. E aggiunge: «A fine serata, per la vicinanza ricevuta e per i problemi condivisi da tutti i territori, ho deciso di ritirarle». Decisione già annunciata pubblicamente: «Sì, assolutamente sì. Stavo predisponendo la lettera da mandare in prefettura e ieri sera l’ho comunicato in consiglio».
Ma per il sindaco la vera sfida resta culturale: «È importante partire dalle scuole, fare sensibilizzazione, spiegare ai ragazzi cosa significa prendersi cura degli animali e del territorio».
Infine, un chiarimento sulle motivazioni che lo hanno spinto a quel gesto forte: «La mia non è stata una cosa per puntare il dito contro qualcuno. Ho solo lamentato un vuoto istituzionale che denuncio da tempo. Ho scritto alla Regione, al presidente, al ministero, ma non ho avuto risposte». E conclude: «Non mi sono dimesso quando nel 2018 mi hanno bruciato la macchina sotto casa. Questa volta è stato davvero un grido d’aiuto». (redazione@corrierecal.it)
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