Millennium, la difesa di Nicolò : «La contestazione è già in Libro Nero» e il Gup chiude il caso
Accolta la tesi del bis in idem e il Gup ritiene le contestazioni sovrapponibili al procedimento ancora in corso. Per altri due imputati assoluzione piena

REGGIO CALABRIA Svolta nell’inchiesta “Millennium”: il Gup Andrea Iacovelli ha disposto il “non doversi procedere” nei confronti di Alessandro Nicolò, 65 anni, ex vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, finito sotto accusa per presunto scambio politico-mafioso. Secondo l’ipotesi della Procura antimafia, al centro della vicenda ci sarebbe stata una presunta promessa di pacchetti di voti in occasione delle Regionali 2020, in cambio di favori e utilità. Ma il giudice ha scelto una strada netta, senza entrare nel merito: per quei fatti Nicolò non può essere processato due volte. La decisione si fonda infatti sul principio del bis in idem: la contestazione mossa nell’inchiesta “Millennium” risulterebbe già assorbita nel procedimento “Libro Nero”, dove Nicolò è tuttora imputato e il processo è ancora in corso.
L’avvocato Politi: «Un’impostazione accusatoria da subito anomala»
A spiegare i contorni della vicenda è l’avvocato Corrado Politi, sentito dal Corriere della Calabria, che insieme al collega Renato Milasi assiste l’ex politico: «Parliamo dell’inchiesta Millennium dove Nicolò praticamente nell’immediatezza degli arresti ha subito solo una perquisizione, e poi l’informazione di garanzia. A lui veniva contestato lo scambio politico mafioso in concorso con Giglio e con l’architetto Criaco. In buona sostanza l’imputazione evidenziava un cortocircuito – parliamo sempre di questo 416 ter – qual era questo cortocircuito? Che la promessa avveniva in buona sostanza fatta da Giglio e da questo gruppo, compreso Criaco, a Nicolò, insomma di impegnarsi per la campagna regionale del 2020, ma in realtà l’accettazione poi confluiva su un altro politico, su Lucia Caccamo, moglie di Pasquale Tripodi».
Un’impostazione che, secondo la difesa, presentava elementi di anomalia già nella sua struttura. Ma il Gup ha scelto una via processuale più netta. Ancora Politi chiarisce: «Il giudice in questo caso ha fatto semplicemente una cosa: ha rilevato che la contestazione in Millennium, seppure formalmente diversamente rubricata sotto il 416 ter, in realtà è contenuta nella contestazione di cui all’articolo 416 bis di Libro Nero, laddove Nicolò, nella qualità di referente politico, intercettava consensi, pacchetti di voto in cambio di utilità da conferire all’ndrangheta – processo a tuttora in corso – e laddove stiamo svolgendo attività istruttoria proprio su questo segmento proveniente dall’inchiesta Millennium».
Le decisioni
Tradotto: cambia l’etichetta giuridica, ma i fatti restano gli stessi. E in base al principio del bis in idem, non si può essere giudicati due volte per il medesimo episodio. Non solo Nicolò. Nella stessa udienza, il giudice ha disposto il “non luogo a procedere” anche per Claudio Colella, 69 anni, e Francesco Nicolò, 62 anni: per entrambi la formula è piena, “per non aver commesso il fatto”. La partita giudiziaria, però, non è chiusa. Alessandro Nicolò resta imputato nel processo “Libro Nero”, ancora nella fase istruttoria, dove si giocherà la verifica complessiva delle accuse. Intanto, dal fronte personale, arriva una presa di distanza netta dalla vita pubblica: secondo quanto riferito dal suo legale, Alessandro Nicolò «non ha più intenzione di rientrare in politica».
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