Azzardo, al tavolo verde “giocano” e vincono i soliti clan calabresi
In Calabria nel 2025 si è giocato una cifra pari a 6 miliardi e 172 milioni di euro +7% rispetto al 2024

COSENZA Il grande affare del gioco d’azzardo non si ferma né rallenta. Si continua a giocare tanto, ci si indebita con ripercussioni sociali, economiche e sanitarie. A confermarlo sono i dati ufficiali del Ministero dell’Economia elaborati da Libera che mostrano una crescita costante e impressionante. Nel 2025 si è “giocato” la cifra di 165 miliardi e 344 milioni di euro + 5% rispetto il 2024. Solo sul online si è giocato una cifra pari a 100 miliardi e 880 milioni di euro in crescita +9% rispetto lo scorso anno quando erano 92 miliardi e 102 milioni online. Un aumento che si registra anche in Calabria dove nel 2025 si è “giocato” una cifra paria a 6.172.265.586 in aumento rispetto lo scorso anno quando erano 5.768.098.166. In media in Calabria si spende per il gioco d’azzardo 3.377 euro all’anno per abitante, bambini compresi (va ricordato che l’azzardo è vietato fino ai 18 anni). La provincia di Cosenza è quella dove si è “giocato di più con 2miliardi e 164 milioni di euro, seguita dalla provincia di Reggio Calabria con 1milairdo e 858 milioni di euro. Terza la provincia di Catanzaro con un miliardo e 89milioni di euro. Chiudono la Provincia di Crotone con 537 milioni di euro e Vibo Valentia con 522 milioni di euro.
Una deriva sociale
«L’aumento vertiginoso del gioco d’azzardo in Italia, certificato dagli ultimi dati del Ministero dell’Economia- commenta Libera- è un segnale gravissimo. È l’indicatore di una deriva sociale che sta divorando intere comunità, impoverendo famiglie, ampliando le disuguaglianze e offrendo nuovi spazi di profitto alle organizzazioni criminali. Ogni euro speso in azzardo è un euro sottratto alla dignità, alla cura, all’educazione, alla possibilità di costruire futuro. E quando lo Stato registra questi numeri senza intervenire con decisione, non è spettatore: è corresponsabile. Serve una svolta immediata e radicale. Serve una politica che abbia il coraggio di dire basta. Serve una strategia nazionale che riduca drasticamente l’offerta, limiti la pubblicità, protegga i territori, sostenga chi è caduto nella dipendenza e restituisca centralità alla salute pubblica. Non è accettabile che interi quartieri diventino casinò a cielo aperto. Non è accettabile che la disperazione diventi un modello di business. Non è accettabile che lo Stato consideri l’azzardo una voce di bilancio».
Le organizzazioni criminali non aspettano altro
Più cresce l’azzardo, più aumentano indebitamento, ricatti, infiltrazioni nei circuiti legali e illegali del gioco. Il mondo del gioco d’azzardo è una delle voci più remunerative del bilancio mafioso. Una “grande roulette” dove si ricicla denaro derivante da altri traffici; si impongono beni e servizi (per esempio le slot machine) agli esercenti dei locali; si estorce denaro ai giocatori fortunati o lo si presta a usura a quelli sfortunati; si truffa lo Stato manomettendo gli apparecchi di gioco o semplicemente si investe con società formalmente legali. E la ndrangheta la fa da padrone. Secondo il dossier “Azzardomafie” di Libera analizzando le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il 2010 e il 2024, sono ben 39 i clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali. Al “tavolo verde” giocano e vincono i soliti “noti”: dagli Alvaro ai Macrì, dai Molè ai Pelle, dagli Arena ai Condello, dai Piromalli ai Bellocco. “Affari” che travalicano i confini calabresi e si sono espansi in questi anni nel Piemonte, Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna. Liguria. «Mentre da un lato si aumentano le offerte di gioco, – conclude Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera in Calabria – dall’altro si registra una riduzione degli strumenti di prevenzione e cura, generando un ulteriore squilibrio che, di fatto, favorisce le mafie. Servono in generale scelte più coraggiose perché c’è la necessità di rimettere al centro la dignità delle persone e il benessere delle comunità e non il profitto delle aziende o il guadagno dell’erario. Soprattutto, in un contesto fragile come quello calabrese dove povertà e solitudine amplificano i rischi dell’azzardo, sentiamo forte la necessità, affinché al di là di ogni retorica e strumentalizzazione, si possa intervenire con un intervento legislativo a livello regionale più incisivo, con misure più stringenti e restrittive dando un segnale forte nel contrasto al gioco d’azzardo e ai profitti che la criminalità organizzata trae da esso. Rispetto a tale situazione le leggi attuali non sono più sufficienti». (redazione@corrierecal.it)
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