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L’emergenza ancora aperta

Fine del Commissariamento, ma la sanità resta il nodo dei nodi in Calabria

Archiviato il commissariamento, pesano mobilità passiva record e sfiducia dei cittadini

Pubblicato il: 18/04/2026 – 14:38
di Clemente Angotti
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Fine del Commissariamento, ma la sanità resta il nodo dei nodi in Calabria

All’indomani della chiusura della lunghissima fase di commissariamento, è e resta senza dubbio alcuno la sanità il nodo dei nodi in Calabria. Ce lo dice l’esperienza, più o meno diretta, nei pronto soccorso e negli ospedali della regione, autentiche trincee del dolore e della sofferenza (in tutti i sensi); e ce lo rammentano alcuni dati come quelli sfornati dalla Fondazione Gimbe, secondo cui, nel 2023, per la regione, è stato rilevato un saldo negativo della mobilità sanitaria pari a 326,9 milioni, in aumento di 22,1 milioni rispetto al 2022. Un dato quest’ultimo negativo e, a dir poco, allarmante frutto della emigrazione sanitaria, fenomeno non più emergenziale ma ormai cronico, che inchioda la regione all’ultimo posto tra quelle con il passivo più alto. E che si traduce in un esodo consistente verso altri lidi ospedalieri del Paese (segnatamente del Nord) ritenuti più sicuri ma anche in una volontà, crescente, di trovare risposta fuori dai confini calabresi, dettata probabilmente dalla mancanza di fiducia verso la sanità regionale. Convinzione diffusa, questa, che, in qualche caso, non si capisce se per difetti di comunicazione o altro, fa strame anche di grandi professionalità autoctone presenti e attive sia nel pubblico che nel privato.
In questo contesto si inserisce la notizia tanto attesa dello stop al Commissariamento deciso dal Consiglio dei ministri e che, a sei mesi dall’annuncio fatto da Giorgia Meloni in occasione dell’ultima campagna elettorale per le regionali, ha fatto brindare all’apertura di un nuovo ciclo per l’intero settore.
Certo è che il saldo negativo di cui sopra continua a pesare in modo determinante sui conti della Regione, come documentano le puntuali analisi dei magistrati della sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Calabria e come confermato in occasione del più recente giudizio di parificazione sulla Regione, circostanza in cui si è continuato a mettere in evidenza quello che si caratterizza ormai, scrivono i giudici contabili, come “un trend negativo purtroppo già noto”. Alla luce di questi elementi serve a poco constatare come la Calabria si trovi a condividere un destino comune a Campania, Lazio, Puglia, Sardegna e Sicilia, realtà che tutte assieme coprono il 78,2% del saldo passivo. Allargando la visuale a tutto il Paese, infatti, emerge in modo chiaro che la mobilità sanitaria interregionale in Italia ha superato i 5,15 miliardi di euro, toccando un vero e proprio record storico. Con una traiettoria unidirezionale ben definita per le relative risorse finanziarie che è quella che da sud va verso nord. A beneficio, soprattutto, di regioni come la Lombardia e l’Emilia Romagna. E ciò malgrado il grido d’allarme sulla mobilità in ingresso da fuori regione lanciato, causa i conti della sua sanità e l’ingolfamento delle liste d’attesa, proprio dal governatore emiliano romagnolo Michele de Pascale. Situazione che aveva portato ad un accordo con la Calabria per ridurre l’afflusso dei pazienti calabresi verso le strutture di quella regione.
Cosa c’è da fare, dunque, dopo il giubilo della maggioranza di governo alla Regione e le perplessità e i sospetti avanzati dall’opposizione, se non lavorare concretamente su questa tematica – soprattutto alla luce di quanto avvenuto a seguito delle pre-intese relative all’autonomia finanziaria in materia di tutela della salute, volute dalle regioni del Nord e approvate dalla Conferenza Stato-Regioni con il sì del presidente della Calabria – tentando di superare una volta tanto le schermaglie da campagna elettorale infinita. Posizioni che, quasi sempre, finiscono per perdersi tra annunci roboanti da una parte e contestazioni polemiche dall’altra. E senza dimenticare – oltre al fatto di doversi comunque misurare con il piano di rientro dal debito che rimane tale – che il quotidiano dei cittadini-utenti della sanità in Calabria continua a dividersi tra liste d’attesa bibliche e sconfortanti, carenza di posti letto e pronto soccorso ridotti a livello di autentici porti di mare quando non lazzaretti.
Servirà a qualcosa ci si chiede ora la fine del Commissariamento della sanità in Calabria protrattosi per più di 17 anni? È la speranza di tutti i calabresi che aspirano, finalmente, a fruire di un servizio sanitario degno di questo nome. (redazione@corrierecal.it)

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