‘Ndrangheta, gli agguati organizzati (e falliti) dai «ragazzi della montagna» prima dell’omicidio di Antonino Zupo
Gli inquirenti ricostruiscono anche i tentativi prima dell’omicidio avvenuto a settembre 2012. In tre casi il piano sarebbe saltato a causa di “interruzioni”

VIBO VALENTIA «Mi disse che c’erano delle persone che davano fastidio a Rinaldo Loielo e che per questo lui le voleva eliminare». Iniziano così le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nicola Figliuzzi che hanno consentito di ricostruire l’omicidio di Antonino Zupo, avvenuto il 22 settembre 2012 e inserito nella lunga e sanguinosa faida tra i Loielo e gli Emanuele. Prima dell’agguato riuscito all’interno della sua abitazione, mentre era agli arresti domiciliari, il clan avrebbe tentato più volte di ucciderlo, senza però mai riuscirci. La Dda, nell’inchiesta che ha fatto luce anche sull’omicidio di Filippo Ceravolo, contesta anche due di questi tentati omicidi: oltre a Loielo (cl. 91), sono indagati Nicola Ciconte, Franco Alessandria, Filippo Pagano e Salvatore Callea.
Le riunioni per organizzare l’omicidio
Oltre alle dichiarazioni di Figliuzzi, gli inquirenti partono da quelle dei due albanesi Arben Ibrahimi e Vasli Beluli. Quest’ultimo, in particolare, avrebbe parlato delle riunioni organizzate per pianificare l’omicidio e dei “sopralluoghi” presso i luoghi frequentati dalla vittima. Ed ai sopralluoghi fa riferimento anche Figliuzzi: per la Dda non si trattava di semplice attività di monitoraggio, ma anche un’occasione per procedere all’uccisione qualora si fossero presentate le circostanze giuste. Sarebbe stato Figliuzzi a presentare i due albanesi e Salvatore Callea a Rinaldo Loielo: «A loro ha detto solo che avrebbero dovuto uccidere Antonino Zupo, senza spiegargli il perché avrebbero dovuto uccidere questa persona». La prima riunione sarebbe avvenuta – spiega ancora – in una casetta di campagna, nei pressi anche della Fiat Punto Gialla, l’auto rubata e destinata ad essere utilizzata per l’omicidio. È con questa che sarebbe avvenuto il primo “sopralluogo” di Figliuzzi, con l’intento anche di eliminarlo «in quanto ci avevano riferito che egli era solito stare in giardino». Ma, una volta arrivati, la vittima designata non si trovava in giardino, ma «era affacciata alla finestra per cui siamo andati via».
L’esplosione e il fuoco
Della Fiat Punto riferisce anche Beluli, specificando fosse rubata perché «veniva accesa con il cacciavite». Ma oltre all’auto all’interno del garage ci sarebbero state anche la armi, date a lui dai «ragazzi della montagna»: una pistola 3,57, un fucile Kalashnikov ed un fucile automatico. Beluli avrebbe partecipato a un secondo sopralluogo: in questo caso ad evitare l’omicidio sarebbe stato il rumore di un’esplosione e la vista del fuoco, un episodio non delineato chiaramente ma che sarebbe stato sufficiente per interrompere l’agguato. Fondamentali per la Dda le dichiarazioni di Beluli, che ha indicato i «ragazzi della montagna» che avrebbero partecipato alle riunioni per discutere dell’omicidio di Zupo.
L’ultimo tentato omicidio ad agosto 2012
A raccontare un altro tentato omicidio è ancora Figliuzzi, questa volta ad agosto 2012, quando in un bar di Soriano incontra Loielo. Sarebbe stato quest’ultimo a dirgli che «bisognava uccidere a tutti i costi Antonino Zupo in quanto era lui quello che comandava e dettava gli ordini in quel momento, perché i fratelli Emanuele, Bruno e Gaetano, erano in carcere». Il giorno dopo ci sarebbe stata, dunque, un’ulteriore riunione, in cui Loielo avrebbe spiegato il piano omicidiario: «Ci ha spiegato come dovevamo fare l’omicidio di Zupo, dicendo che arrivati alla casa di quest’ultimo, di fronte c’è una casetta in blocchi di cemento, abbandonata». Da lì avrebbero atteso che Zupo uscisse a fumare la sigaretta, come faceva ogni mattina alle 7. Quel giorno però non fu così: «Noi abbiamo aspettato fino alle 8.30/9.00 e ci siamo allontanati, perché appunto non è uscito; inoltre, si erano fate quasi le 9.00, di là passavano le macchine e ci potevano vedere, per cui abbiamo deciso di rimandare ad un altro giorno». L’omicidio alla fine avverrà: il 22 settembre 2012, dopo diversi tentativi, Antonino Zupo viene sparato e ucciso in casa sua. (ma.ru.)
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