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la faida delle preserre

‘Ndrangheta, fatta luce anche sull’omicidio di Antonino Zupo: ucciso per la guerra con gli Emanuele

Il 31enne è stato ucciso il 22 settembre 2012 mentre era agli arresti domiciliari, dopo diversi tentativi e con la «trappola del formaggio»

Pubblicato il: 15/04/2026 – 20:27
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‘Ndrangheta, fatta luce anche sull’omicidio di Antonino Zupo: ucciso per la guerra con gli Emanuele

VIBO VALENTIA C’è anche l’omicidio di Antonino Zupo, avvenuto il 22 settembre 2012, tra i delitti su cui ha fatto luce l’operazione scattata stamattina nei confronti di 15 persone, condotta dai Carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale di Catanzaro guidata dal procuratore Salvatore Curcio. Oltre a quello di Filippo Ceravolo, vittima innocente della ‘ndrangheta, la Dda ricostruisce anche l’agguato che costò la vita al 31enne Antonino Zupo. Un omicidio, fin qui rimasto impunito, che rientra nella sanguinosa faida tra i Loielo e gli Emanuele, cosca a cui avrebbe fatto riferimento lo stesso Zupo, indicato dai collaboratori come «braccio destro» di Bruno Emanuele.

La guerra tra i Loielo e gli Emanuele

Proprio per questo motivo sarebbe stato preso di mira dai Loielo e, in particolare, da Rinaldo Loielo (cl.91), figlio del boss ucciso nel 2002 e indicato dai collaboratori di giustizia quale mandante non solo dell’omicidio, ma anche dei falliti agguati che lo hanno preceduto. Tanto sarebbe stato l’astio nei suoi confronti che, in pochi mesi, Zupo avrebbe subito due tentati omicidi, inseriti entrambi tra i capi d’accusa dell’inchiesta, fino al riuscito omicidio avvenuto il 22 settembre 2012, quando Zupo era ristretto agli arresti domiciliari. Quel giorno a sparare sarebbe stato Cristian Loielo, che avrebbe operato su mandato di Rinaldo. Dopo essersi recato presso la sua abitazione avrebbe estratto la pistola e ucciso il 31enne. L’accusa si fonda sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Vasvi Beluli, ma soprattutto Nicola Figliuzzi e Walter Loielo: entrambi avrebbero appreso la vicenda proprio dalle parole di Cristian Loielo, che – a detta dei pentiti – «ha confidato loro di essere stato l’esecutore materiale». Tra gli indagati anche Franco Alessandria e Filippo Pagano, accusati di aver partecipato entrambi all’organizzazione del piano omicidiario.

Le dichiarazioni dei collaboratori

Figliuzzi racconta agli inquirenti di aver saputo in carcere dallo stesso Loielo che sarebbe stato lui a sparare, dopo essersi recato a casa di Zupo e aver parlato con lui per un po’. «Mi raccontò che è andato ad ucciderlo per conto di Rinaldo» afferma il collaboratore. Loielo sarebbe giunto sul posto con una moto rubata, «marca Onda, carenata, vecchio modello color rosso bordeaux». Il racconto dell’omicidio sarebbe avvenuto nel carcere di Siano, «nella saletta in cui giocavamo a carte o durante il passeggio». Poco dopo essersi recato da Zupo – racconta Figliuzzi – sarebbero arrivate alcune persone a portare del formaggio, ma temendo che fossero della polizia «lo avevo fatto uscire per cautela e lo aveva fatto nascondere nel bosco che si trova subito dietro la casa». Una volta rientrato, «Zupo aveva detto a Cristian se voleva del formaggio per portarselo via, ma quest’ultimo ha estratto una pistola calibro 357 ed ha iniziato a sparargli». Quella che gli inquirenti chiamano la «trappola del formaggio» ritorna anche nelle dichiarazioni di Walter Loielo che ha riferito di come l’organizzazione dell’omicidio sarebbe stata concepita «mediante il finto dono di 1kg di formaggio che Loielo avrebbe portato a casa dello Zupo».  «Il mandante era mio cugino Rinaldo, sempre per via di questa guerra che c’era con gli Emanuele» premette Loielo. «Cristian mi ha raccontato che hanno organizzato tutto per fare finta di portare da Zupo – che era agli arresti domiciliari – un 1kg di formaggio». Anche Bartolomeo Arena, collaboratore di giustizia, ha riferito di aver saputo che Zupo era stato ucciso perché «braccio destro di Bruno Emanuele». (ma.ru.)

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