Alecci: «Il progetto Enotria ripresentato in questi giorni non è nuovo»
«Abbassare leggermente l’altezza delle pale non basta a cancellare la natura impattante di un intervento che continua a gravare sul Golfo di Squillace»

CATANZARO «Il progetto Enotria ripresentato in questi giorni non è un progetto nuovo. È, nella sostanza, lo stesso progetto di prima, appena ritoccato in alcuni parametri, dopo le contestazioni già emerse e dopo la forte preoccupazione sollevata nei territori. Abbassare leggermente l’altezza delle pale non basta a cancellare la natura fortemente impattante di un intervento che continua a gravare sul Golfo di Squillace e su un’ampia porzione della costa ionica calabrese. Parliamo di un impianto che, nella sua versione originaria pubblica, era composto da 37 aerogeneratori per una potenza complessiva di 555 MW, con torri alte fino a 355 metri, cavidotti subacquei, approdi a terra e opere elettriche destinate a coinvolgere più comuni del Catanzarese e del Crotonese. Oggi sembrerebbe che il progetto sia stato rimodulato con 31 pale alte 320 metri, ma il punto politico e istituzionale resta intatto: non cambia la sostanza di un’opera enorme e altamente invasiva». E’ quanto dichiara, in una nota, il consigliere Regionale e Capogruppo Pd Ernesto Alecci. «La riapertura dei termini per le osservazioni dimostra che le contestazioni dei cittadini, dei comitati, delle associazioni non erano affatto pretestuose. Si è dovuti tornare sulle carte e proprio per questo motivo oggi non possiamo permetterci di abbassare la guardia. I veri nodi restano: l’impatto paesaggistico su uno dei tratti più identitari della Calabria ionica, i possibili effetti sull’ecosistema marino, le interferenze con pesca e navigazione, il peso delle opere di connessione a terra, l’assenza di benefici chiari e proporzionati per le comunità locali. La transizione energetica è una opportunità, ma come ho sempre detto non a tutti i costi. La Calabria non può diventare un bancomat energetico al servizio di altri, caricando i territori di costi ambientali e sociali insostenibili. Per questa ragione rivolgo un appello ai sindaci dei territori interessati, alle associazioni e a tutti i soggetti legittimati affinché, dopo il grande lavoro di attenzione, mobilitazione e approfondimento portato avanti finora, si compia adesso un ulteriore sforzo comune per predisporre, entro il termine del 1° maggio, osservazioni rigorose e puntuali. E alla Regione Calabria si chiede di uscire dall’ambiguità e di assumere fino in fondo il proprio ruolo. Non può restare a guardare mentre si decide il futuro di un tratto così delicato del mare e della costa calabrese. Io rimango, come sempre, a disposizione per qualunque tipo di contributo fattivo, oggi serve una mobilitazione istituzionale vera, concreta, univoca», conclude Alecci. (redazione@corrierecal.it)
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