Cosenza, il degrado della stazione di Vaglio Lise: responsabilità divise e soluzioni assenti – FOTO E VIDEO
Crolli, isolamento e promesse mai mantenute. Dopo l’ennesimo incidente di un mese fa e l’appello del sindaco Caruso a Ferrovie dello Stato, tutto, com’era prevedibile, è tornato a tacere

COSENZA A Cosenza non è una storia nuova. Ma è una storia che continua a ripetersi. Com’è noto, a fine marzo, ormai più di un mese fa, è crollato un solaio nell’area esterna della stazione di Vaglio Lise. Nessun ferito, ma l’ennesimo segnale di una struttura che da anni mostra crepe – in senso letterale e simbolico. L’area ancora oggi è transennata per motivi di sicurezza, mentre ogni mattina pendolari, lavoratori e studenti continuano a passare da lì, costretti a deviare il percorso o a transitare comunque accanto alle barriere che delimitano la zona. Intorno, come si vede anche nelle foto in basso, persistono condizioni di degrado, con rifiuti abbandonati e scarsa manutenzione degli spazi.
Immediata, nelle ore successive al crollo, era arrivata la presa di posizione del sindaco di Cosenza, Franz Caruso, che aveva riportato il tema al centro del dibattito con parole nette. Il primo cittadino in quella circostanza ha parlato di una situazione ormai grave, con la stazione sempre più segnata da degrado, crolli ricorrenti e condizioni di scarsa sicurezza. Ha chiesto interventi immediati e strutturali a Ferrovie dello Stato Italiane e una vera riqualificazione dell’area, sottolineando la necessità di restituire dignità e sicurezza a un’infrastruttura considerata parte della comunità.
Un intervento che non si è limitato alla denuncia, ma ha chiamato in causa direttamente Ferrovie dello Stato Italiane, chiedendo non solo manutenzione, ma una strategia. L’area interessata dal crollo di parte dell’intonaco – ha spiegato in quelle stesse ore RFI – era già transennata e i lavori di ripristino sono stati già programmati.
Da allora però, come tante volte è accaduto negli ultimi anni, tutto è tornato al punto di partenza: oltre alle reazioni del momento, l’argomento è rimasto lì, nell’indifferenza di un dibattito che tende ad accendersi subito dopo episodi come quello di fine marzo, per poi progressivamente affievolirsi fino quasi a scomparire.


Una crisi che dura da decenni
Il punto è proprio questo: nulla di tutto ciò è davvero nuovo e ormai i cosentini sembrano essersi abituati a una situazione che appare irrisolvibile. Della stazione di Vaglio Lise si parla infatti da almeno vent’anni come di un’infrastruttura “strategica” mai diventata tale. Nel tempo si sono susseguiti progetti di riqualificazione, incontri istituzionali con la Rete Ferroviaria Italiana, ipotesi di rilancio urbano e di integrazione con altri trasporti. Eppure, a ogni fase di rilancio annunciato è seguita una sostanziale immobilità. Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: spazi sottoutilizzati, aree degradate, manutenzione discontinua e una percezione diffusa di insicurezza. Non un’emergenza improvvisa, ma un lento scivolamento verso l’abbandono.
Crolli, incuria e sicurezza: il problema quotidiano
Il cedimento di fine marzo non è un caso isolato. Negli ultimi mesi si sono verificati altri episodi simili, tra controsoffitti e parti di struttura deteriorate. Il tema è concreto: la sicurezza. La stazione non è un luogo marginale o totalmente inutilizzato. Al contrario, è attraversata ogni giorno da decine di persone, soprattutto nelle prime ore del mattino. Pendolari che lavorano fuori città o che arrivano dalla provincia e studenti utilizzano quotidianamente uno spazio che, sempre più spesso, mostra segni evidenti di fragilità. È qui che il problema smette di essere solo urbanistico e diventa sociale.

Una stazione senza ruolo
Vaglio Lise, com’è noto, nasceva con un’ambizione chiara: diventare un hub moderno, capace di connettere mobilità ferroviaria e territorio. Quell’ambizione, però, non si è mai realizzata. Oggi la stazione appare come un’infrastruttura senza funzione precisa: pochi servizi attivi, scarsa, se non inesistente, integrazione con la città, spazi vuoti o abbandonati. Una “cattedrale nel deserto”, per usare le parole (non originali) del sindaco, che fotografa il paradosso: una struttura grande, ma poco utilizzata e poco vissuta.
A pesare è soprattutto la posizione della stazione nella rete ferroviaria. Cosenza è un capolinea, collegato principalmente alle linee per Paola e Sibari. Non è inserita nelle grandi direttrici nazionali e non ha collegamenti diretti con l’alta velocità. Questo significa tempi di viaggio più lunghi, necessità di cambi intermedi, minore attrattività per i viaggiatori. In sostanza, la stazione è grande, ma marginale. Esiste, ma non è centrale nei flussi.

Responsabilità condivise, soluzioni assenti
Il nodo delle responsabilità è complesso. Da un lato, Ferrovie dello Stato Italiane e Rete Ferroviaria Italiana gestiscono l’infrastruttura ferroviaria. Dall’altro, il contesto urbano coinvolge il Comune e altri enti. Questa frammentazione ha prodotto negli anni un effetto evidente: interventi parziali, mai risolutivi. Nel frattempo, la stazione continua a deteriorarsi. In questo contesto si inserisce anche il recente intervento di Giacomo Mancini, esponente della direzione del Pd Calabria, che da tempo, anche in vista delle prossime elezioni comunali, nonostante sia della sua stessa area politica attacca duramente il sindaco Franz Caruso e la sua giunta, e che dopo il crollo ha evidenziato come il solaio ceduto non rappresenti un episodio isolato ma «il segno di una città in declino».
A questo quadro si è aggiunta nelle ore successive al crollo del marzo scorso la posizione dell’ex assessore all’Urbanistica Pina Incarnato, che ha sottolineato come «sulla stazione di Vaglio Lise non siamo di fronte a un problema improvviso, ma a una questione nota, su cui esistono già atti e percorsi avviati». Incarnato ha richiamato anche le interlocuzioni con Ferrovie dello Stato Italiane sui finanziamenti e sugli interventi previsti, da cui sarebbe emersa l’assenza di una copertura finanziaria consolidata per il progetto inserito nel piano commerciale 2023. Ha inoltre ricordato il mancato seguito alla proposta di un tavolo tecnico tra Regione, RFI e Comune di Cosenza, utile ad accelerare gli interventi. Sul piano delle prospettive, ha evidenziato la necessità di una visione concreta di rilancio, con l’integrazione della stazione nel sistema dei trasporti urbani attraverso navette e collegamenti con il trasporto extraurbano, per renderla un vero nodo di interscambio e non un’infrastruttura marginale. La sua riflessione si è chiusa con un richiamo al metodo amministrativo: «la stazione di Vaglio Lise non ha bisogno di essere raccontata. Ha bisogno di essere governata».
Il crollo del solaio non è un evento eccezionale. È l’ennesimo capitolo di una vicenda che si trascina da decenni. La differenza, oggi, è che i segnali sono sempre più evidenti e difficili da ignorare. Al di là di chi siano le responsabilità, resta infatti il punto di partenza: una situazione nota, stratificata, su cui esistono già atti e percorsi, ma che continua a non trovare una soluzione definitiva. Perché la questione non riguarda solo una stazione, ma il ruolo stesso di Cosenza nella mobilità regionale e nazionale.
All’esterno, tra transenne, intonaco rovinato e rifiuti accumulati, l’area continua a restituire l’immagine di uno spazio sospeso, più attraversato che vissuto. E senza un intervento strutturale, il rischio è che Vaglio Lise resti esattamente ciò che è diventata nel tempo: un’infrastruttura incompiuta, sospesa tra ciò che doveva essere e ciò che non è mai diventata, schiacciata tra competenze spezzate e rimpalli istituzionali che, nei fatti, lasciano tutti coinvolti ma nessuno davvero responsabile. (f.v.)
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